Cambiamento climatico, 5 modi economici per ridurre il carbonio nell’atmosfera



(foto: Pixabay)

In base a quanto stabilito dagli accordi di Parigi, per contenere l’aumento della temperatura media del pianeta tra 1,5 e 2°C entro il 2100 dovremmo eliminare dall’atmosfera 20 miliardi di tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Un obiettivo ormai difficilissimo da raggiungere, ma secondo gli esperti delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine americane, se vogliamo provarci abbiamo bisogno fin da ora di tecnologie a emissioni negative di carbonio. E nel rapporto appena rilasciato, gli studiosi indicano 5 vie a basso costo da implementare subito a livello globale.

Eccole, con i loro pro e contro.

Più carbonio blu
Molto potenziale per ridurre il carbonio in atmosfera sarebbe rappresentato dal cosiddetto carbonio blu, cioè l’anidride carbonica nell’aria che viene catturata e immagazzinata dagli oceani e dagli ecosistemi costieri. Foreste di mangrovie, aree paludose lungo le coste e le foci dei fiumi e praterie sottomarine di alghe potrebbero svolgere un ruolo cruciale nella lotta alle emissioni raddoppiando la quantità di carbonio trattenuta.

Questo sempre se riusciremo non solo a preservarle ma anche a crearne di nuove: il costo stimato per ogni tonnellata di CO2 catturata sarebbe di appena 20 dollari. Tuttavia, come sempre, è più facile a dirsi che a farsi: a oggi questi ecosistemi sono fortemente minacciati dalle attività umane e dai cambiamenti climatici già in corso (l’innalzamento del livello del mare, soprattutto), e ogni anno registrano una perdita compresa tra i 340mila e i 980mila ettari.

Con l’aggravante che, degradandosi, tali aree diventano esse stesse fonti di gas serra.

Più alberi, semplicemente
Piantiamo più alberi, dice il rapporto delle National Academies. Ripristinare le foreste perdute è uno dei modi più semplici, economici (20 dollari a tonnellata) e immediatamente applicabili per togliere anidride carbonica dall’atmosfera. Molti paesi, in realtà, hanno già intrapreso questa strada, che però si limita a rimboschire le aree verdi degradate, più che ampliarle. Passare al gradino successivo – quello davvero utile secondo gli esperti – significherebbe competere con l’agricoltura per l’utilizzo del terreno. Qualcosa a livello di ricerca, però, si può ancora fare: approfondire la nostra conoscenza sulle specie vegetali più efficienti nel rimuovere il carbonio dall’atmosfera.

Migliore gestione delle foreste
Non solo le nuove foreste, ma anche una migliore capacità di prenderci cura dei polmoni verdi del pianeta aiuterebbe a fissare più anidride carbonica. Dopo un incendio, per esempio, gli alberi morti dovrebbero essere velocemente rimpiazzati, mentre occorrerebbe diminuire la quantità di legname destinato a prodotti di consumo dalla vita breve, e quella destinata a fare biomassa per alimentare le centrali elettriche.

L’agricoltura come miglior alleato
Anche gli agricoltori potrebbero avere un ruolo importante nell’aumentare la quantità di CO2 prelevata dall’atmosfera. Invece di lasciare vuoti i campi a riposo, un’alternativa efficace è quella di piantare coltivazioni non commerciali ma che assorbano CO2 dall’aria, arricchendo magari il terreno di sostanze naturalmente fertilizzanti. Anche questa strada a emissione negativa, però, può incidere sul problema complessivo solo su scala globale. Oltretutto è più costosa delle soluzioni precedenti (tra i 20 e i 100 dollari per ogni tonnellata di CO2 eliminata).

Sì al sistema Beccs
Ricavare energia dalla biomassa abbinando cattura e stoccaggio del carbonio: è il sistema Beccs (acronimo di Bio-energy with carbon capture and storage). L’idea è quella di coltivare piante in grado di fissare molto carbonio per poi utilizzarle come combustibile per ricavare elettricità. La CO2 prodotta dalla combustione non verrebbe ovviamente rilasciata nell’atmosfera, ma raccolta e stoccata sottoterra. Il nuovo report suggerisce che possa trattarsi di un sistema dai costi relativamente contenuti (20-100 dollari a tonnellata) che potrebbe rimuovere fino a 5 miliardi di tonnellate di CO2 dall’aria ogni anno. Tuttavia richiederebbe un impegno logistico non indifferente per convogliare i prodotti di scarto da usare come biomassa.
Questa tecnologia a emissioni negative, inoltre, è abbastanza controversa: secondo alcuni studi per fare la differenza richiederebbe una disponibilità di terreno enorme (il 40% delle terre coltivate) che non abbiamo.

Tutti i “ma”
Gli esperti statunitensi sottolineano che è loro dovere prospettare tutte le possibili soluzioni al problema. Queste cinque vie economiche per eliminare anidride carbonica dall’aria (a cui si potrebbe aggiungere la ben più dispendiosa estrazione diretta di CO2) possono sì dare un contributo fondamentale per raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi, ma complessivamente riuscirebbero a stoccare meno della metà del carbonio atmosferico da eliminare ogni anno da qui al 2100. Ciò significa che non sono attività sufficienti e pertanto le abitudini dell’umanità devono necessariamente cambiare.


Fonte: WIRED.it