C’è una connessione tra nazionalisti e chi nega i cambiamenti climatici



(foto: Pixabay)

Conservatore, nazionalista di destra, uomo: chi nega che i cambiamenti climatici e l’effetto serra siano causati in qualche modo dagli esseri umani e dalle loro attività appartiene più spesso a queste categorie. A mostrarlo, confermando precedenti evidenze, è uno studio norvegese e svedese, guidato dalla Chalmers University of Technology in Svezia. La ricerca, pubblicata su Environmental Sociology, analizza l’impatto di questo atteggiamento in Norvegia, evidenziando un crescente e più strutturato rifiuto, a livello europeo, delle cause umane del riscaldamento globale.

Del riscaldamento globale e dell’effetto serra si parla ampiamente già da più di 30 anni, anche se in tempi recenti è emerso un nuovo atteggiamento, quello legato alla negazione del fatto che il problema sia dovuto all’intervento dell’essere umano sull’ambiente. Gli scienziati hanno studiato le caratteristiche di questo fenomeno, cercando di capire quali gruppi siano più propensi ad assumere questo modo di pensare.

In base a precedenti ricerche, conservatorismo e xenofobia sono atteggiamenti spesso associati anche alla negazione che i cambiamenti del clima dipendano da noi. I ricercatori hanno voluto approfondire la questione, analizzando in che modo il nazionalismo di destra, in Europa, possa influenzare queste convinzioni.

In base all’indagine per i partiti collegati al nazionalismo di destra negare i cambiamenti climatici rappresenta un elemento centrale della loro attività politica. “Questi partiti assumono un rilievo sempre maggiore”, sottolinea Martin Hultman, che ha coordinato lo studio.

“Sono presenti in Danimarca e Norvegia, in Gran Bretagna con il partito Ukip e il Fronte Nazionale in Francia. Nonché in Svezia, aggiunge l’autore, con il partito di matrice nazionalista dei Democratici svedesi, che hanno rigettato l’accordo di Parigi sul clima e hanno elevato la figura del nazionalista Václav Klaus a eroe della lotta per la libertà.

La Norvegia è una delle nazioni in cui si è diffuse la convinzione negazionista rispetto al clima. I ricercatori hanno preso in considerazione un campione di quasi 5.000 norvegesi. In base ai risultati, individui di sesso maschile e conservatori sono più propensi ad adottare questo atteggiamento, dato che all’interno di questo gruppo circa il 63% non crede nelle cause antropogeniche del cambiamento climatico e pensa che i media esagerino su questo tema, mentre la restante parte nega in qualche modo il riscaldamento globale.

Secondo l’interpretazione dei ricercatori, questa attitudine è espressione da un lato della volontà di proteggere la propria identità di gruppo, come si legge nello studio, e dall’altro di giustificare un sistema di società che fornisce i benefici desiderati. Sempre stando allo studio, gli uomini tendono ad assumere questo atteggiamento molto più spesso delle donne, e anche l’aumentare dell’età potenzia queste credenze. Il livello di educazione, inoltre, ha un peso: mediamente (ma non sempre) chi ha ricevuto una più bassa istruzione tende a negare più frequentemente i cambiamenti climatici.

Altri studi sono necessari, sottolineano gli autori, per comprendere meglio le varie basi del populismo di destra orientato a negare il riscaldamento globale, sostenuto anche dall’intervento di Trump e di altre forze politiche.

L’idea dei ricercatori è quella di stabilire una connessione fra le idee e gli interessi di chi nega il cambiamento climatico e capire in che modo queste convinzioni influiscano sulle decisioni politiche, con l’obiettivo finale di aumentare la consapevolezza del pubblico generale, dei decisori politici, delle istituzioni e degli enti di ricerca.

Sulla base dei dati disponibili, inoltre, i ricercatori hanno reso disponibile una piattaforma internazionale per la ricerca sul tema (chiamata Centre for Studies of Climate Change Denialism Ceforced), sostenuta da circa 40 importanti esperti sul tema. Un progetto necessario, secondo i ricercatori, anche per comprendere le reazioni dei vari attori in causa (un ruolo è giocato da potenti uomini d’affari legati all’industria dei carburanti) di fronte alla negazione delle variazioni del clima e del perché l’effetto serra non viene preso in seria considerazione. “Circa l’80% di tutta l’energia comprata e venduta è rappresentato da petrolio, carbone e gas”, ricorda Hultman, “ma questo tipo di energia sta distruggendo il nostro habitat”.


Fonte: WIRED.it