Kanèsis, la startup siciliana che ricava materiali plastici dagli scarti vegetali (fra cui la canapa)



Selezionata tra i New Heroes di RedBull.com, produce materiali compositi utilizzando gli scarti della filiera agricola, da utilizzare per la stampa 3D o per sostituire le plastiche petrolchimiche nei processi industriali

Secondo i dati raccolti da Wwf,  la produzione mondiale di plastica è passata dai 15 milioni di tonnellate del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. Dagli anni Cinquanta del secolo scorso in poi, con il grande utilizzo e la diffusione capillare della plastica, la produzione totale di materie plastiche ha raggiunto gli 8,3 miliardi di tonnellate. Di questi, si stima che circa 6,3 miliardi siano stati buttati in natura dopo l’utilizzo, con le note conseguenze disastrose sull’ambiente.

Per contribuire ad arginare questa emergenza ecologica, la startup siciliana Kanèsis lavora allo studio e alla realizzazione di materiali plastici innovativi ed ecosostenibili, ottenuti dagli scarti della lavorazione industriale di alcuni vegetali, tra cui ad esempio la canapa e il pomodoro. Questa vocazione alla tutela dell’ambiente, unita a un importante know-how nell’ambito dei materiali compositi biodegradabili, sono i motivi  per cui Kanèsis è stata selezionata per entrare a far parte di New Heroes, il progetto editoriale curato da Oscar di Montigny e realizzato in collaborazione a RedBull.com per raccontare e far conoscere le storie imprenditoriali dei nuovi eroi del mondo del lavoro.

Giovanni Milazzo e Antonio Caruso raccontano Kanèsis

La startup è nata da due studenti universitari, Giovanni Milazzo e Antonio Caruso, che dopo una fase di ricerca e sperimentazione sono riusciti a realizzare – tra gli altri – Hempbioplastic, un materiale termoplastico che nell’ambito delle bioplastiche è già il principale competitor sul mercato dell’acido polilattico (meglio menoto come Pla).

“Hempbioplastic non è una bioplastica in senso tecnico, ma è un composto a iniezione che abbiamo realizzato utilizzando come biomassa di scarto della filiera agricola il canapulo, ossia la parte interna legnosa della canapa”, ha spiegato a Wired Milazzo. “L’innovazione”, continua, “sta nel fatto che prima per i materiali compositi si utilizzavano fibre corte, mentre nel nostro caso, grazie all’uso del canapulo, abbiamo caratteristiche notevolmente migliori”.

Hempbioplastic è di fatto un materiale di origine vegetale indirizzato alla stampa 3D, ma con proprietà di resistenza e trazione paragonabili a quelle delle più diffuse plastiche petrolchimiche convenzionali. L’altra caratteristica che subito spicca all’occhio è il colore marrone, con toni che richiamano le venature del legno.

Grazie alla maggior leggerezza, un materiale come questo potrebbe potenzialmente sostituire le plastiche convenzionali nei processi industriali, senza che siano apportate modifiche significative a macchinari e processi di lavorazione.“Dal prossimo novembre inizieremo i test del materiale in aziende che vogliono passare a una materia prima più sostenibile, ma senza cambiare il proprio modello produttivo”, spiega Milazzo, che racconta anche di un brevetto internazionale pubblicato lo scorso maggio proprio sui processi produttivi che sfruttano gli scarti delle filiere agricole.

Il primo impiego del materiale a base di canapa sono stati i filamenti per la stampa 3D, con la realizzazione di un modello di occhiali e di una macchina fotografica (prodotta con scarti di canapa uniti a quelli di cocco e bambù) che hanno ricevuto un grande supporto su Kickstarter.

“Adesso stiamo lavorando per lanciare entro Natale il Tomato filament, a base di pomodoro, racconta Milazzo, “in cui bucce e scarti donano al materiale composito un colore rosso naturale. Non utilizziamo additivi colorati perché vogliamo che la matrice plastica abbia l’identità – e le proprietà – dello scarto vegetale da cui deriva”.

Sempre guardando al futuro, Kanèsis sta lavorando anche alla realizzazione di granuli bioplastici che possano essere utilizzati nelle aziende che si occupano di stampaggio delle materie plastiche. Questo potrà permettere di ampliare le possibili applicazioni, non solo al settore dell’abbigliamento e del packaging ma anche a quelli automotive e agri-tech. A lungo termine, poi, ci sono anche possibili utilizzi in termini di biocarburanti o di altre soluzioni per la produzione di energia.

Un’idea ad ampio raggio che i fondatori avevano fin dall’inizio della loro avventura imprenditoriale, nel 2014, e che è condensata anche nella scelta del nome Kanèsis. Il termine è infatti una crasi tra la parola canapa e il termine greco κίνησις (kinesis), ossia movimento: Kanèsis mette dunque assieme il mondo dell’agricoltura con quello delle aziende, sottintendendo l’obiettivo di creare un connubio virtuoso tra scarti delle materie prime vegetali prodotti dalle impese agricole e sistema industriale. Il tutto seguendo un’ispirazione green, secondo cui i processi industriali devono avere tra i valori fondanti l’attenzione e il rispetto per la natura.

“A livello di prodotti finali”, conclude Milazzo, “si può realizzare potenzialmente qualsiasi oggetto che sia stampabile in 3D o realizzabile tramite iniezione. Tra i settori più interessanti ci sono certamente il mercato del lusso, della moda e del design. E, infine, un settore aperto di recente in seguito a uno studio scientifico realizzato da un gruppo di ricerca in Giappone: “una pubblicazione scientifica ha concluso che il canapulo ha proprietà antibatteriche, spiega, “e dunque anche i prodotti realizzati con il canapulo mantengono le medesime proprietà, e sono perciò adatti in particolare ai bambini. Stiamo pensando, per esempio, ai giocattoli.

(Il video è una produzione di Francesco Maddaloni e Valerio Mammone)


Fonte: WIRED.it