ReStart4Smart, la solar house del futuro supportata da Nastro Azzurro



(foto: Flickr)

A Dubai, dove il focus sull’innovazione è molto forte, il 14 novembre apre i battenti Solar Decathlon Middle East 2018, la competizione internazionale che vedrà in gara anche l’Italia, rappresentata dal team Sdme dell’università Sapienza di Roma. Scopo della gara, aperta a una ristretta rosa di atenei di livello globale, la progettazione e la realizzazione di un prototipo di abitazione sostenibile, alimentata completamente dall’energia solare. Una solar house che dovrà essere performante, in relazione ai criteri energetici; perfettamente integrata in tutti i suoi aspetti (da quelli costruttivi a quelli impiantistici) e capace di sposare il contesto locale, per sfruttarne le vantaggiose condizioni climatiche ma anche i retaggi culturali dal punto di vista estetico, visivo.

Per il team dell’ateneo romano, dopo un percorso biennale, come richiesto dalla gara, è alle porte il momento della verità: la proposta di ReStart4Smart, così si chiama il progetto proposto, dovrà fronteggiare un’agguerrita concorrenza e provare a imporsi come emblema dell’architettura sostenibile che guarda al futuro.

Partire dall’Italia e convincere il mondo: una dinamica che conosce bene Nastro Azzurro, il marchio della premium italiana più bevuta all’estero, presente in oltre 60 paesi, che ha supportato il progetto fin dai primi stadi come sponsor. ReStart4Smart ha inoltre ottenuto il cofinanziamento del brand nell’ambito dell’iniziativa Nastro Azzurro Crowd 2017: una spinta in più che arriva solo quando la proposta presentata sulla piattaforma Eppela raggiunge gli obiettivi di budget prefissati grazie al supporto dal basso.

E i crowdfunder hanno deciso di finanziare ReStart4Smart puntando sullo sforzo e sulla visione di un team che annovera oltre 50 componenti, provienienti da diverse facoltà (Architettura, Ingegneria civile e industriale, Scienze politiche sociologia e comunicazione) e a uno stadio diverso del personale percorso accademico.

Il take off è ormai vicino, non solo in senso metaforico: come spiega a Wired Marco Casini, faculty advisor e project manager del Team Sapienza, docente di Tecnologia dell’architettura e di certificazione ambientale degli edifici presso l’ateneo romano, “per noi Solar Decathlon Middle East 2018 comincia prima della data ufficiale: il 26 ottobre infatti partiremo alla volta di Dubai e a partire dal 29, per i restanti quindici giorni, ricostruiremo la solar house in loco, dove potrà essere vista nell’ambito della competizione dal pubblico e dalla giuria. Sono stati due anni pesantissimi, la gara è molto dura e prevede, oltre alla soddisfazione di richieste e requisiti come da bando, anche la capacità di raccogliere risorse economiche ai fini della continuazione del progetto. Siamo tra i quindici team rimasti tra i ventuno che hanno cominciato la corda, quindi una prima scrematura c’è già stata”.

Uno scrutinio molto duro attende i progetti, come conferma l’accademico, che ha guidato come faculty advisor e project manager un team multidisciplinare articolato in cinque nuclei (smart shape, smart envelope, smart system, smart people, comunication), in quanto “metà dei punti viene assegnato in base a misurazioni condotte in tempo reale su parametri come consumi, temperatura, umidità, rumore. La competizione ha infatti come obiettivo quello di mettere in funzione la casa, renderla operativa. Un fitto calendario di prove ci attende e dobbiamo far funzionare tutto”.

Le metriche in tempo reale rappresenteranno uno stress test importante in termini di efficienza. Non c’è aspetto altro che però venga trascurato dalla valutazione che, come indica il nome decathlon, si concentra su dieci aspetti che spaziano dal sistema di costruzione al comfort, dalla funzionalità di impianti e apparecchiatura alla comunicazione sul progetto. Dieci contest, quindi ma su quali in particolare punta il team romano per imporsi sulla concorrenza? “Noi – afferma Casini – ci siamo impegnati su tutti e dieci i fronti, per dare il meglio in tutti i contest. Poi si può arrivare primi in uno, ma secondi nell’altro o vincere perché in media rispetto ad altri si fanno più secondi posti. Il nostro progetto parte dalla tradizione per introdurre un concept di casa smart attraverso un tool di progettazione contemporaneo sotto molti aspetti, a partire dai materiali. Una casa che però riparte da quanto di buono è stato fatto nei millenni. La gara prevede che la progettazione guardi al contesto del Middle East e, in tal senso, abbiamo ripreso elementi come il patio o la torre del vento. C’è quindi una ripresa, innovativa, della tradizione araba. Tutto è però condito da una componente gestionale molto importante e da un impianto per la domotica di ultimissima generazione, che consente quindi il controllo della casa in remoto, il riconoscimento facciale, una fortissima capacità dell’immobile di reagire anche al clima”.

La sintesi della smartness della solar house progettata dal team dell’ateneo romano passa dal nome stesso, quel Restart4Smart dove il 4 indica il for ma anche le quattro dimensioni che rendono la casa smart, e quindi la forma che riprende la casa araba; l’involucro, in legno; gli impianti e le persone che non devono solo ricevere passivamente i vantaggi prodotti da una casa autosufficiente ma partecipare attivamente al sistema energetico dell’abitazione.

Una casa di 100 metri quadrati, che sfrutta energia rinnovabile e contempla numerosi asset che semplificano la vita, non dispiacerebbe anche a un pubblico che non vive a Dubai, dove le condizioni climatiche contribuiscono non poco alla mission di Restart4Smart e delle altre solar house in gara nella competizione. Ma, secondo l’accademico, il tema della differenza ambientale non si pone in quanto, “la scelta della forma è sì ottimizzata rispetto al clima di Dubai e riprende il tetto tipico della casa araba, che è piatto. Tuttavia, in un altro contesto climatico andrebbero fatte altre valutazioni, perché magari un tetto piatto rende meno. Ma la forza del nostro progetto è che risponde al contesto, è taylored: la casa è sempre la stessa ma funzionerebbe anche altrove. La torre del vento è stata testata a Roma, infatti“. Flessibilità anche sul piano della grandezza e dei volumi, perché “la casa è stata pensata per essere duplicata, espansa; è infatti flessibile, aggregabile e pronta per essere ingradita con il minimo sforzo, nel caso si voglia realizzare, per esempio, un complesso di case a schiera o una palazzina“.

Non resta che aspettare i risultati sul campo a Dubai dove il Solar Decathlon Middle East 2018 (Sdme 2018), nell’ambito del format più generale, approda grazie alla sinergia tra il Dubai supreme council of energy, Dubai electricity and water Authority e il dipartimento dell’energia statunitense. Ma alle Olimpiadi dell’architettura sostenibile anche per la Sapienza di Roma è la prima volta, conferma Casini, “una partecipazione che rientra in strategia di internazionalizzazione dell’ateneo. Il Middle East, anche in termini climatici, rappresenta una ulteriore sfida rispetto ad altri eventi in climi più freddi o temperati”. Il confronto con il resto del mondo fa parte del gioco e in effetti, conferma il professore, “alcuni paesi sono alla seconda, terza competizione in un Solar Decathlon. Quindi, al prestigio degli atenei, e all’essere di base forti, si aggiunge il fattore esperienza”.

C’è però una competizione, seppur non architettonica, che il tema di Restart4Smart ha già vinto, quella del supporto dal basso al talento italiano promossa da Nastro Azzurro Crowd: dopo l’accesso alla fase di call sulla piattaforma Eppela, il progetto del team multidisciplinare ha raggiunto gli obiettivi con il sostegno degli utenti e ha incassato anche il finanziamento di Nastro Azzurro, la birra premium presente nelle case degli italiani dal 1963. Il supporto dal basso è anche il sintomo di una sensibilità e aspettativa crescente rispetto al tema della sostenibilità ambientale? Come valuta il docente il supporto ottenuto attraverso l’iniziativa di Nastro Azzurro in sinergia con Eppela? “L’ho trovato da subito interessante. Non solo ci ha consentito di ottenere il finanziamento, cosa che ci ha fatto piacere, ma ci ha permesso dal punto di vista della comunicazione di raggiungere un pubblico più ampio che ha cominciato a seguire il progetto. Siamo molto contenti, è una iniziativa che ha stimolato anche un ragionamento interessante dal punto di vista culturale”.

A Dubai, il lavoro svolto dal 2016 a oggi sarà presentato e permetterà agli stessi studenti e dottorandi di mettersi in mostra: un’occasione per sondare il clima altrove, tema sempre più comune per i giovani professionisti italiani? Secondo Casini, “questo progetto ha delle ricadute interessanti a più livelli. Per l’ateneo, in termini di know how, per noi docenti e per gli studenti che hanno preso parte a un’operazione unica, un progetto reale, un esercizio progettuale, lavorativo dove il fine era l’applicazione, la validazione. Chi partecipa a un Decathlon, lo dicono i dati, trova più velocemente lavoro. In generale il progetto ha favorito un sistema di partnership, link per future collaborazioni molto interessanti che vanno oltre il Solar Decathlon, in un modello dove molti soggetti diversi entrano in sinergia, come già succede in altri realtà”.

Ma al termine della gara, quale destino attende la solar house del team della Sapienza? “Si aprono due vie. La prima prevede che la casa sia smontata e riportata in Italia, dove potrebbe però diventare un hub permanente, che consente di fare ricerca, aggiornarsi, testare nuove tecnologie, oltre che luogo da visitare. Oppure la solar house potrebbe restare in loco, a Dubai, nel caso ce lo chiedessero, per mantenere rapporti di scambio e ricerca. Un po’ come i padiglioni Expo che restano per un periodo anche dopo l’esposizione. Mi piacerebbe molto, se restasse in loco, vedere come la casa continua a rispondere sull’arco di un tempo diverso rispetto a quello di una simulazione”.


Fonte: WIRED.it