La vita sul nostro pianeta un tempo era viola?



(immagine: NASA/Ames/JPL–Caltech)

La vita veste viola. Secondo Shiladitya DasSarma, esperto di biologia molecolare dell’università del Maryland, e Edward Schwieterman, astrobiologo all’università della California – Riverside, è possibile che le prime forme di vita sul nostro pianeta fossero in grado di produrre energia per i processi biologici dalla luce solare sfruttando le potenzialità di un pigmento viola chiamato retinale. La ricerca, che rientra nel programma di astrobiologia della Nasa, sostiene oltretutto che il retinale sia una molecola semplice, che probabilmente ha preceduto l’evoluzione della clorofilla e della fotosintesi. E, se si fosse evoluto anche su altri mondi, potrebbe costituire un indizio di attività biologica.

Tanto, tanto tempo fa
Agli albori della vita, l’atmosfera del nostro pianeta era molto diversa da quella attuale: praticamente priva di ossigeno. Non si sa ancora bene come, ma gli esperti ritengono che circa 2,4 miliardi di anni fa una serie di contingenze, tra cui la fondamentale comparsa di cianobatteri (organismi unicellulari in grado di fare fotosintesi clorofilliana, il processo che a partire da luce solare e anidride carbonica produce energia metabolica e ossigeno), permise un decisivo incremento dell’ossigeno libero nell’aria e, dunque, lo sviluppo della vita come la conosciamo.

I primi esseri viventi sulla Terra, però, risalgono a ben prima dell’ossigenazione dell’atmosfera, a 3,5 miliardi di anni fa. E secondo DasSarma e Schwieterman alcune di queste prime creature erano in grado di sfruttare l’energia solare per i propri processi vitali grazie al retinale, un pigmento diverso dalla clorofilla, più semplice e con picchi di assorbimento a lunghezze d’onda differenti.

Forme di vita simili esistono tuttora sul nostro pianeta.

La Terra viola
Per capire come mai l’ipotesi di DasSarma e Schwieterman viene chiamata purple Earth (cioè Terra viola) bisogna fare una premessa. Gran parte degli organismi fotosintetici terrestri utilizza la clorofilla, un pigmento in grado di assorbire le lunghezze d’onda della luce solare a 465 nm e 665 nm, cioè la luce rossa e la luce blu. La luce verde invece viene riflessa ed è per questo motivo che le foglie hanno quel colore. Altri organismi, come alcuni archei, invece, al posto della clorofilla possiedono il retinale, un pigmento viola perché riflette la luce rossa e blu e assorbe quella gialla e verde, meno efficiente della clorofilla.

Retinale e clorofilla, insomma, sarebbero complementari e si sarebbero evolute indipendentemente per riempire tutte le nicchie ecologiche del pianeta. Anche se gli autori della ricerca – forti di alcune conferme sperimentali – sostengono che la maggiore semplicità del retinale fa pensare che sia comparsa prima e che dunque ci sia stato un periodo in cui la Terra poteva apparire viola.

Alla ricerca di vita aliena
Se prendiamo per valida l’ipotesi della Terra viola, comprendiamo la possibilità che esistano altri mondi in cui il retinale sia alla base dei meccanismi per ricavare energia metabolica dalla luce. E vista la semplicità del retinale potrebbero essere più frequenti di quelli a dominio clorofilliano. Ma come si fa a riconoscere il colore di un pianeta potenzialmente abitabile? Basta analizzare lo spettro della sua luce riflessa: un abbassamento a livello delle lunghezze d’onda del giallo e del verde – quello che gli esperti chiamano un green edge – costituirebbe un indizio che su quel mondo possa esserci vita.


Fonte: WIRED.it