Peptidi anticancro ed energia smart: le startup italiane premiate alla gara europea sull’innovazione



Startup a Speed Mi Up (foto Speed Mi Up)

Un cocktail anticancro che rappresenta il risultato di oltre 20 anni di ricerca e una piattaforma per la gestione dell’energia sono i progetti italiani che hanno trionfato agli Innoveit Awards, la manifestazione organizzata da Eit, l’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia, che pochi giorni fa ha premiato a Budapest il meglio dell’innovazione e delle startup del vecchio continente.

Peptomyc
Da sempre il mio sogno è stato quello di offrire ai malati di cancro una prospettiva terapeutica con meno effetti collaterali, rispetto a quelle che vengono utilizzate attualmente. Molte volte i pazienti rinunciano alle cure per gli effetti secondari a esse associati, quali anemie o neuropatie”, racconta Laura Soucek, fondatrice e ad della startup Peptomyc. Soucek ha alle spalle un dottorato in biologia molecolare e oltre due decenni di ricerca e ha deciso di seguire un’intuizione che aveva avuto durante il periodo universitario, quando si era dedicata allo studio della proteina Myc, presente in tutte le cellule, ma necessaria alle cellule tumorali per potersi moltiplicare.

Per la mia tesi di laurea avevo proposto di inibire Myc per contrastare i tumori, ma molti erano scettici perché la proteina ha un ruolo fondamentale anche nel nucleo della cellula. Molti specialisti pensavano che la sua inibizione potesse causare effetti collaterali quasi più gravi di quelli della chemio”, spiega.

Letteratura scientifica alla mano, Soucek si è resa però conto che per paura di questi presunti effetti collaterali, nessuno aveva mai davvero tentato di procedere all’inibizione di Myc.

I primi test in vitro hanno suggerito la possibile assenza di effetti collaterali per le cellule non malate. E negli Stati Uniti la ricercatrice è riuscita a dimostrare la capacità dell’inibitore (chiamato HomoMyc) di distruggere il tumore nei topi affetti da tumore al polmone, senza nessun effetto collaterale. A quel punto a Barcellona ha testato l’inibitore su tumori umani.

Per far questo abbiamo impiantato delle cellule tumorali umane in un topo. Anche in questo caso, i test hanno avuto successo”, commenta. È stato in quel momento che Soucek ha fondato Peptomyc: “Grazie alla nostra azienda, stiamo riuscendo a portare questi risultati fuori dal laboratorio e metterli a servizio dei pazienti. Abbiamo ora creato questi peptidi applicabili a tutti i tipi di cancro, basati su HomoMyc, e le stiamo producendo a livello industriale”, commenta.

Peptomyc è stata creata nel dicembre 2014 e ha chiuso il primo round di investimenti nel 2016, portando a casa un milione di euro. Nel 2017 sono arrivati altri 4,2 milioni da business angels, venture capital e dal fondo di investimento Alta Life Sciences, di cui Peptomyc rappresenta il primo investimento europeo. Anche grazie ad alcuni fondi pubblici la startup ha ora avviato la produzione dei peptidi e sta per iniziare gli studi di safety, atti a verificare la sicurezza del prodotto. “Per raggiungere il nostro obiettivo dobbiamo però raccogliere altri 12 milioni di euro entro la fine del 2019”, precisa Soucek.

Uno dei device ideati da Flexi Dao

Flexi Dao
Differente è la storia di Flexi Dao. Dopo una triennale a Bologna e un’esperienza in Nuova Zelanda, Simone Accornero ha svolto un master in energia e management, dove ha conosciuto Grzegorz Bytniewski, suo attuale socio e cofondatore di Flexi Dao, un startup che realizza software per automatizzare il trattamento e gli scambi di dati energetici, combinando per la prima volta tracciabilità e trasparenza.

Quando abbiamo deciso di utilizzare la blockchain, circa due anni fa, non sapevamo neanche programmare”, racconta l’imprenditore. Immaginando un futuro dove pannelli fotovoltaici e batterie saranno assoluti protagonisti del mercato elettrico, la startup vuole cavalcare le opportunità che si sono create sull’onda della veloce trasformazione del settore elettrico: “Il prezzo dell’elettricità sta crollando per le compagnia elettriche, quindi il margine che queste possono guadagnare sul chilowattora va riducendosi rapidamente. I mercati si sono liberalizzati, c’è un’autentica guerra sul prezzo”.

E aggiunge: “È chiaro che il business model delle compagnie elettriche deve cambiare, se vogliono sopravvivere: al momento queste vendono commodity, ma non potranno più farlo. Devono passare all’offerta dei servizi quali, ad esempio, la gestione di edifici, la ricarica intelligente di macchine elettriche, la fornitura di batterie, l’installazione e la manutenzione dei pannelli fotovoltaici”.

Si tratta di una transizione difficile, anche grazie a una rapida decentralizzazione del mercato: da poche centrali elettriche a molti nodi che consumano o producono energia. “Il cliente vuole sempre più trasparenza, serve quindi una crescente digitalizzazione. La nostra piattaforma permetterà di gestire i dati di generazione e consumo elettrico”, spiega Accornero. E aggiunge: “Abbiamo lanciato ora la tariffa verde, che mostra a compagnie e privati quanta energia da fonti rinnovabili utilizzano. Questo è molto importante, specie per quel gruppo di compagnie – ormai sempre più numeroso- che vuol essere carbon neutral. Tutto questo in real time, senza attendere report a fine anno”.

La startup ricevuto 85mila euro da InnoEnergy, che così facendo ha acquisito il 15% della società, fondata ufficialmente nel novembre 2017. Recentemente l’azienda ha chiuso il primo seed funding portando a casa 120mila euro ed è stata selezionata da Acciona, società spagnola che vende energia ad aziende del calibro di Google, Danone,  Apple. La società sta crescendo, sta ora reclutando il quinto membro dello staff.“Il nostro obiettivo è entrare nel mercato a maggio 2019, vogliamo servire tre grandi compagnie energetiche (Acciona e altre due) entro la fine dello stesso anno”, racconta l’imprenditore.

Accornero spiega: “Entro la fine del 2020, puntiamo a raccogliere un milione e mezzo di euro di investimenti. Il team punta a crescere, vorremmo assestarci sui 10 membri entro un anno. I primi paesi a cui puntiamo sono legati ai clienti di Acciona e a quelle delle future compagnie verticali con cui creeremo partnership”.


Fonte: WIRED.it