Le aziende che usano bene i big data valgono mezzo miliardo in più dei concorrenti



Big data (Getty Images)

Che l’uso dei big data sia oggi uno dei principali elementi su cui le aziende sono giudicate non è più una novità. In particolare, si stima che le grandi imprese con un’elevata competenza nella gestione di dati aziendali abbiano un valore dai 320 ai 534 milioni di dollari superiore rispetto alle altre.

Per arrivare a soddisfare la sempre maggiore richiesta di competenze nella lettura e interrogazione di dati all’interno delle aziende, la società di analisi dati statunitense Qlik, insieme alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania e a Ihs Markit, ha creato il “Data Literacy Index”. L’indice è essenzialmente un modello che permette di classificare le aziende analizzate sulla base della disponibilità dei dati necessari e sulla capacità e la competenza con cui i big data sono utilizzati nel processo decisionale.

Secondo quest’indice, basano sulle interviste a 604 decision maker di aziende globali provenienti da 10 aree geografiche, è l’Europa ad ottenere il punteggio più alto di alfabetizzazione dell’uso dei big data nelle imprese, con Regno Unito, Germania e Francia in testa, seguite da Italia e Spagna.

Come spiega l’amministratore delegato di Qlik, Mike Capone, la “data literacy” è “una competenza essenziale nella quarta rivoluzione industriale. Con la crescente presenza di automazione, robotica e intelligenza artificiale, sentirsi fiduciosi e a proprio agio nel lavorare con i dati è fondamentale per chi guida il prossimo futuro del mondo del lavoro.

Tuttavia, gli esperti stimano che ad oggi meno di un terzo di noi può capire, analizzare e discutere i dati con sicurezza.”

L’indice nasce dal progetto Data Literacy (alfabetizzazione dei dati, appunto), ideato da Qlik insieme ad altre aziende mondiali come Cognizant, Experian, Pluralsight, Chartered, Institute of Marketing e Data to the People, con l’intento di creare una piattaforma per educare alla creazione di nuove competenze nel settore dell’uso dei dati. All’interno del progetto sono, infatti, proposti dei corsi personalizzati e rivolti sia ai privati sia alle aziende.

Inoltre, secondo l’index, le organizzazioni con una forte alfabetizzazione valgono dai 3 ai 5 punti percentuali in più rispetto alle altre, e sembrerebbe anche esserci una correlazione tra maggiori competenze e rendimento delle attività, rendimento sul capitale e utile. Nonostante questo, però, ancora meno del 20% delle aziende incoraggia i dipendenti ad avere maggiore dimestichezza con i dati e solo un terzo si fa carico di una formazione adeguata.


Fonte: WIRED.it