A Roma la stanza  si cerca con Badi,  l’app per gli  affitti condivisi

A Roma la stanza si cerca con Badi, l’app per gli affitti condivisi



In equilibrio sui mezzi pubblici, con una mano intenta a scarabocchiare il giornale scartando soluzioni e l’altra intenta alla consultazione di nuovi annunci sulle bacheche social: normale amministrazione di un fuorisede. L’obiettivo di Badi , l’app per l’affitto di stanze non turistiche in appartamenti condivisi, è ridurre il dispendio di energie e costi. Di chi affitta, che assottiglia un po’ i tempi di reclutamento a suon di caffè e telefonate interlocutorie e di chi cerca, che spesso non ha neanche il tempo di vedere per bene dove andrà a stare. A un anno dal suo lancio in Italia, la piattaforma fa sapere che il 25% delle iscrizioni alla piattaforma in Italia proviene da Roma con l’offerta che si concentra maggiormente nei quartieri Prenestino-Labicano, Tuscolano e Ostiense.  

Badi ha un meccanismo di “accoppiamento” degli utenti, proprio come fosse un’app di dating: “Il nostro Smart Recommendation System non pensa solo alle caratteristiche degli appartamenti, ma a quelle delle persone – spiega Alvaro Cordoba, co-fondatore e Cmo dell’app spagnola – Acquisisce informazioni non sensibili dai profili degli iscritti e suggerisce persone che per affinità possono essere compatibili”. Chi affitta accetta o rifiuta i candidati: nel primo caso, si dà il via alla possibilità di conversare con chi è interessato alla stanza. I “sì” e i “no” continuano ad allenare il machine learning, affinando le proposte.  

“Il nostro algoritmo è 28 volte più efficace di quello di Tinder” incalza Carol Jiang, Vice President of Global Expansion (lei fa base a Londra, ma tornerà a breve Roma per il progetto di espansione). 

Di tutti i match (oltre 2,5 milioni, più di 12mila giornalieri), il 30% si converte in affitti.  

“Ovviamente non vogliamo fare un paragone con un’app di dating, ma solo ragionare sul volume di informazioni – sottolinea Cordoba – In squadra abbiamo sei persone che si dedicano esclusivamente ai dati. Abbiamo capito subito che la loro gestione è ciò che ci avrebbe potuto differenziare dai concorrenti. Quindi puntiamo su quello, oltre che su un design semplice”.  

Oltre il 60% degli utenti sono professionisti e hanno in media 31 anni, con alcune differenze tra chi propone e chi affitta. Chi pubblica annunci di stanze, in Italia, è prevalentemente donna, lavoratrice, con un’età media di 36 anni. Chi cerca invece è sia uomo che donna, con un’età media di 31 anni. Restando su Roma, il 64% degli utenti iscritti lavora, il 18% studia e il restante 18% fa entrambe le cose. 

Quando la conversazione tra potenziali coinquilini è andata a buon fine, è possibile prenotare via app (sull’app viene chiamata “assicurazione sulla prenotazione”), cioè lasciare un deposito o una mensilità a titolo di cauzione. Badi non effettua ritenute. 

“Noi siamo una piattaforma di connessione, non di transazione. La ragione per la quale abbiamo fornito questa opzione di prenotazione è perché gli utenti ce l’hanno chiesta, ragionando in termini di sicurezza”. L’autenticità degli utenti, controllata sia da un sistema automatico e da ulteriori verifiche umane (due segnalazioni di essere un utente fasullo valgono il ban) è fondamentale, spiega il co-fondatore, specie in una fase di lancio.  

Inoltre, suggerisce Jiang, “il 20-30% delle richieste per una stanza in affitto arrivano da fuori, per cui è comodo poter fissarne una ancor prima di arrivare”. Di solito, i tempi per trovare una stanza adatta sono meno di una settimana. 

Il modello di Badi non prevede di fare introiti dalla pubblicità, né di guadagnare dall’attività degli utenti. Per adesso, si muove con gli investimenti ottenuti da Business Angels (fino a qui, dal 2015, ha ricevuto 15 milioni di euro di investimenti, tra i quali figurano quelli di Mangrove Capital Partners e Spark Capital).