5G, quale sarà l’effetto dell’asta da record sui bilanci delle telco



5G (Getty Images)

Dopo aver agguantato le frequenze 5G sul mercato, per le compagnie telefoniche italiane scatta l’ora della contabilità. Per il 2018 lo Stato deve incassare 1,25 miliardi dei 6,55 miliardi raccolti con il bando. In tre mesi le società devono mettere nero su bianco un esborso che farà ballare i risultati finanziari dell’anno.

La gara 5G, d’altro canto, si è conclusa con un’offerta complessiva che vale più del doppio della base d’asta, spinta verso l’alto dai continui rilanci sui lotti dei 3.700 megahertz (Mhz), disponibili da subito e adatte per i servizi di reti mobili in banda ultralarga. In aggiunta le compagnie telefoniche devono fare i conti con la guerra delle tariffe innescata dall’arrivo della francese Iliad. E altre nubi addensa all’orizzonte il taglio delle tariffe di terminazione mobile (ossia il prezzo che un operatore versa per concludere la telefonata sulla rete di un altro) che l’Autorità garante per le comunicazioni, come ha anticipato l’agenzia stampa Radiocor, ha presentato all’Unione europea per rispettarne l’imperativo.

La somma di queste tre variabili sarà determinante per i risultati del 2018. Il 5G ha una certezza: la legge finanziaria del 2017 stabilisce quanto lo Stato debba riscuotere per quest’anno. Per la precisione: 1,25 miliardi di euro. I soldi arriveranno dai lotti da 3.700 Mhz e 26 gigahertz (Ghz), due dei tre blocchi di banda messi all’asta. Per i successivi tre anni si ragiona in milioni (50 nel 2019, 300 nel 2020, 150 nel 2021).

Nel 2022, quando anche le frequenze più ambite, quelle da 700 Mhz oggi occupate dalle televisioni, saranno liberate, le compagnie telefoniche dovranno liquidare la maxi rata finale. In totale 4,8 miliardi.

Il metodo di calcolo
Quanto spenderanno le aziende quest’anno? Il saldo 2018 per la gara 5G vale circa un terzo della somma che hanno offerto per le frequenze da 3.700 Mhz e 26 Ghz. Questo perché tale è il rapporto tra il totale dei risultati dell’asta (oltre 4,5 miliardi) e la cifra messa nero su bianco dalla finanziaria, calcolata sull’incasso minimo (1,25 miliardi). Quella percentuale identifica l’esborso da versare per il 2018 sul valore delle offerte per i due lotti di frequenze.

La spesa delle compagnie
Telecom, per esempio, ha dichiarato di aver messo sul piatto un assegno da un miliardo e 727,02 milioni di euro. Entro quest’anno l’ex monopolista di Stato conta di iscrivere a bilancio un versamento per le frequenze 5G da 480 milioni di euro. Il 27,7% del totale. La cifra costa circa la metà del flusso di cassa operativo del primo semestre dell’anno, pari a 903 milioni di euro. Questo dato indica la capacità di remunerare gli azionisti.

In Borsa le azioni di Telecom restano sotto 0,5 euro, un minimo toccato nel 2013. Gli analisti della società Equita, per quanto positivi sull’andamento del titolo, hanno rivisto al ribasso le previsioni sulle azioni anche per l’effetto dei costi dell’asta 5G.

Una percentuale del 27,7% ha dichiarato anche Iliad. Verserà 143 milioni di euro entro fine anno su un totale di 516,82 milioni di euro. Il 27,7% del totale. La compagnia francese, approdata in Italia da giugno per effetto della fusione tra Wind e Tre, ha ottenuto un doppio assist dall’asta 5G. Il primo è la corsia preferenziale che le regole europee per le aste pubbliche hanno stabilito per gli ultimi arrivati in un mercato. Le ha permesso di ottenere senza rilanci un lotto delle frequenze 700 Mhz a 676,472 milioni.

Il secondo vantaggio riguarda proprio il pagamento. Per i primi lotti da saldare Iliad ha speso nel complesso 516,82 milioni. E quest’anno dovrà sborsare 143 milioni. Una cifra vicina agli investimenti per il mercato italiano, pari a 164 milioni. Tuttavia il colpo arriverà nel 2022, quando Iliad dovrà saldare 993 milioni. Per allora gruppo francese, tra lo sviluppo degli affari nello Stivale e i flussi di cassa dalla capogruppo, conta di avere abbastanza liquidi per la scadenza.

Considerando una percentuale del 27,7%, Wired ha calcolato anche i contributi delle altre compagnie telefoniche (che non hanno confermato o commentato la cifra). Secondo le stime di Wired, entro fine anno Vodafone spenderà circa 475 milioni di euro, Wind Tre 143 milioni e Fastweb 9 milioni. Nel primo caso l’investimento vale un quarto del flusso di cassa operativo dell’ultimo esercizio (che la multinazionale inglese chiude al 31 marzo). Mentre Wind Tre somma l’uscita ai 156 milioni di rosso accumulati nei primi sei mesi dell’anno.

I prossimi passi
La concessione delle frequenze da 700 Mhz durerà fino al 2037. Gli altri due blocchi, che saranno trasferiti dal 2019, resteranno in mano alle compagnie per 19 anni. I 3.700 Mhz daranno subito i loro frutti ai bilanci delle aziende di telecomunicazioni, che hanno bisogno di arrivare sul mercato per prime con servizi di maggior valore per compensare la spesa da capogiro. Siccome aumentano velocità e capacità di trasmissione dei dati, serviranno a far viaggiare le reti mobili a cui accederanno gli smartphone 5G, attesi sul mercato già nel 2020. Le frequenze millimetriche dei 26 Ghz saranno i vigili dei punti più trafficati, come centri città, stadi o siti industriali.

Con le frequenze dei 700 Mhz, tuttavia, il 5G conquisterà le sue applicazioni più futuristiche, dai robot alle auto connesse. In sostanza, anche quelle di maggior valore, sulle quali sono incentrati i test in corso a Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera (banditi dal ministero dello Sviluppo economico), e a Roma, Torino e San Marino (su iniziativa di Telecom e Fastweb). Progetti che le compagnie vogliono monetizzare quanto prima per rientrare dell’investimento. Sempre che i ricorsi delle televisioni, che hanno ottenuto un posticipo del trasloco al 2022, non allunghino i tempi.


Fonte: WIRED.it