5G, la gara record regala allo Stato 6,5 miliardi. Ecco tutti i vincitori



5G (Getty Images)

Dopo 14 giorni e 171 turni di rilancio arriva al traguardo l’asta per le frequenze 5G. Nelle casse dello Stato, entro il 2022, arriveranno 6 miliardi e 550,42 milioni di euro. Una cifra su cui neppure i migliori analisti avrebbero scommesso. Le previsioni iniziali più rosee erano di 4 miliardi, 2,5 miliardi di euro la media. Invece, dopo una competizione agguerrita, la gara voluta dall’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e scritta dall’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom), incassa il 164% in più del previsto.

Il testa a testa che ha fatto impennare l’incasso ha riguardato le frequenze dei 3.700 megahertz (Mhz). Uno blocco utile per sviluppare reti internet mobili in banda ultralarga. Oltre 4,3 miliardi sono stati investiti su questa fascia del futuro 5G, che è disponibile subito e quindi permetterà alle compagnie telefoniche di mettere a reddito la spesa già dal 2020, quando è atteso il lancio commerciale degli smartphone 5G. I due lotti specifici da 80 Mhz, i più pregiati della sezione, sono andati a Telecom e Vodafone, rispettivamente per 1,694 miliardi e 1,685 miliardi di offerta.

Iliad e Wind Tre hanno ottenuto i lotti generici da 20 Mhz, con una spesa di 483, 9 milioni di euro.

È stata questa la fascia di frequenze 5G più combattuta. Specie per via degli ostinati rilanci di Wind Tre, che era rimasta a secco dalla spartizione del lotto più ambito, quello dei 700 Mhz, adatto per sviluppare l’internet delle cose e i servizi associati, come telemedicina, auto a guida autonoma, città intelligenti, industria connessa.

Due lotti ha ottenuto Vodafone per 683,236 milioni. Altri due blocchi sono andati a Telecom per 680 milioni. Mentre Iliad si è aggiudicata la frequenza 5G che la gara riservava alle compagnie appena sbarcate in Italia senza concorrenti, per un esborso di 676 milioni. Queste frequenze oggi sono occupate dalle televisioni e toccherà aspettare il 2022 perché le liberino. Sempre che i ricorsi già incardinati non allunghino i tempi.

Si è chiusa oggi anche l’assegnazione dei cinque lotti delle frequenze 5G millimetriche, quelle dei 26 gigahertz (Ghz). Ciascuna delle cinque compagnie in gara – Telecom, Vodafone, Iliad, Wind Tre e Fastweb – ha ottenuto un lotto, per cifre che oscillano tra i 33 milioni offerti dall’ex monopolista di Stato ai 32,586 milioni a cui si sono fermate Vodafone e Wind Tre. Restano sul piatto le frequenze 700 Mhz Sdl, che saranno battute all’asta dal 5 ottobre. E per le quali potrebbero tornare in campo anche Linkem e Open Fiber, ammesse alla gara ma strategicamente rimaste in panchina.

Il meccanismo dell’asta con rilanci in chiaro ha reso allo Stato una fortuna inaspettata. L’Italia è l’unico Paese in Europa ad aver scelto di mettere nello stesso bando tutte le frequenze per il 5G. Quest’anno lo Stato incasserà 1,25 miliardi. Nel 2019 riceverà 50 milioni, 300 milioni nel 2020. Mentre nell’anno successivo le compagnie liquideranno con la maxi rata finale il resto del bottino.

Telecom, che da sola ha messo sul piatto più di un terzo della spesa, quest’anno conta di sborsare 480 milioni di euro. E nonostante le posizioni di primato nella gara 5G, il titolo in Borsa non ne ha beneficiato, tanto che dopo un rialzo nei giorni immediatamente successivi al bando dei 700 Mhz, le azioni sono di nuovo scese sotto quota 0,5 euro, ormai quasi dimezzate rispetto ai valori di maggio. La spesa del 5G, insomma, caricherà ulteriormente il già pesante debito della compagnia.

Wind Tre, invece, tagliata fuori dal primo round della gara, si è dovuta accontentare di un lotto generico anche nella fascia dei 3.700 Mhz, dopo che per giorni i rilanci le avevano permesso di tenere testa a Telecom e Vodafone. Iliad, complice la corsia preferenziale dettata dalle regole europee della concorrenza, è riuscita a spuntare un lotto in tutte le fasce e a guadagnare una posizione strategica nel mercato delle telecomunicazioni dei prossimi anni.

D’altro canto, uno studio fresco di stampa della società di consulenza Boston Consulting Group (Bcg) ha decretato che entro il 2021 in Europa il 4G non sarà sufficiente per reggere la richiesta di traffico dati delle metropoli. Una domanda che fino al 2025 si stima crescerà a ritmi del 40% ogni anno. Se fosse evasa con la tecnologia 4G, i costi dell’infrastruttura azzererebbero i guadagni. Anche il 5G, tuttavia, ha il suo prezzo: “Soltanto i costi per la rete, secondo un modello base, crescerebbero del 60%”.


Fonte: WIRED.it