Ecco la nuova superdettagliata mappa della materia oscura dell’Universo



(immagine: Hyper Suprime-Cam Survey)

Sappiamo che c’è ma non la vediamo né sappiamo cosa sia, anche se sembra avere le stesse proprietà della materia convenzionale. Per questo gli scienziati la chiamano materia oscura, e ora grazie ai dati raccolti dal Japanese Subaru Telescope nelle Hawaii abbiamo a disposizione una nuova mappa in 3D super-dettagliata della sua posizione nell’Universo.

Dobbiamo immaginarci l’Universo come un posto abbastanza disomogeneo, fatto da bozzi e ammassi di materia isolati gli uni dagli altri da infiniti spazi vuoti. Perché è vero che l’Universo è in espansione, ma le galassie e la materia oscura, sottoposti alla forza di gravità, tendono a formare degli agglomerati. Dove siano tali agglomerati, però, non è così semplice stabilirlo, dal momento che la materia oscura non si vede. Quindi gli scienziati devono usare dei trucchetti per dedurlo.

È quello che hanno fatto anche i ricercatori che hanno partecipato al progetto Hyper Suprime-Cam survey (Hsc) che hanno utilizzato il fenomeno del lensing gravitazionale debole (weak gravitational lensing), cioè di deviazione della luce da parte della materia, per individuare gli ammassi di materia oscura.

A partire dai dati di un anno di osservazioni del Japanese Subaru Telescope, i ricercatori hanno studiato la forma di 10 milioni di galassie e hanno calcolato quanto questa si discostasse dall’atteso, risalendo dunque all’entità della perturbazione nella luce indotta dagli agglomerati di materia oscura senza confonderla con l’effetto di distorsione dovuto all’atmosfera e alle lenti dello strumento di osservazione.

Insomma, un lavoro molto complicato che però ha permesso di ottenere quella che gli autori assicurano essere la mappa più precisa e dettagliata della materia oscura dell’Universo. Gli obbiettivi di Subaru, infatti, arrivano a scrutare le profondità dello Spazio, catturando la luce emessa anche da quelle galassie più remote – quelle che non erano mai state inserite in nessuna indagine precedente e che quindi nessuna mappa aveva tenuto in considerazione.

Il team ha inoltre confrontato la propria mappa con la fotografia a microonde ottenuta dalle osservazioni del satellite Plank dell’Agenzia spaziale europea, sottolineando come le due immagini dell’Universo siano coerenti tra loro, ma esistano delle piccole differenze. Differenze che, anche se non statisticamente significative, continuano ad alimentare gli interrogativi sul modello cosmologico standard, che studia e riproduce il Big Bang e l’espansione dell’Universo.

Per i ricercatori, dunque, la mappa (disponibile sulla piattaforma di pre-pubblicazione ArXiv) potrebbe aiutare a capire anche come e dove l’energia oscura operi nell’Universo: “La nostra mappa ci offre un quadro migliore di quanta energia oscura ci sia e ci dice qualcosa in più sulle sue proprietà e su come sta accelerando l’espansione dell’universo”, ha commentato Rachel Mandelbaum della Carnegie Mellon University of Pittsburgh. “L’Hsc è un ottimo complemento di altre ricerche. Combinare i dati tra più progetti è uno strumento potente per cercare di scoprire sempre di più sulla natura della materia oscura e dell’energia oscura“.


Fonte: WIRED.it