Tre idee in gara per studiare il nostro pianeta con l’Esa



(foto: Esa)

Erano 21, ma ora ne restano in gara solamente tre. L’Esa, infatti, ha appena annunciato i nomi dei tre progetti finalisti che competeranno per aggiudicarsi un posto nella decima Earth Explorer mission dell’Agenzia spaziale europea. La prossima missione dedicata allo studio della nostra Terra, e dei problemi a cui andranno incontro le società umane nei prossimi decenni: dalla potenziale mancanza di cibo, acqua o energia, fino ai pericoli per la salute e i cambiamenti climatici. Il tutto, ovviamente, studiato dallo spazio, attraverso gli occhi vigili dei satelliti e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia.

Quelli ancora in gara sono parte dei 21 progetti ricevuti dall’Esa in risposta alla sua call for ideas, lanciato lo scorso settembre. E sono le tre proposte selezionate dall’Advisory Committee for Earth Observation (Aceo), e approvate negli scorsi giorni dal Programme Board for Earth Observation.Ognuno dei tre progetti deve ancora risolvere moltissime sfide scientifiche, ma hanno tutti la potenzialità per ottenere grandi risultati e offrire benefici concreti alla società”, commenta Josef Aschbacher, il direttore degli Earth Observation Programmes dell’Esa.

Le tre idee ancora in gara sono tecnologicamente innovative e hanno un enorme potenziale. Aspettiamo con ansia di vedere come saranno sviluppate ora nelle prossime fasi della selezione”.

Ma veniamo a noi. Il primo progetto, nome in codice Steroid, punta a mettere in orbita un nuovo satellite che dovrebbe lavorare di concerto con uno dei due apparecchi della missione Sentinel-1. A bordo, Steroid porterebbe con se un radar ad apertura sintetica, un sistema di telerilevamento in grado di ottenere immagini tridimensionali della superficie terrestre con estrema precisione, e anche in caso di nuvolosità. Sarebbe utilizzato per studiare la superficie degli oceani, la superficie terrestre e i ghiacciai, per migliorare la nostra conoscenza delle dinamiche e delle mutazioni che li interessano.

Dedalus, il secondo dei tre finalisti, punta invece a studiare una zona inesplorata tra la parte più alta dell’atmosfera e lo Spazio aperto. Un’ampia area in cui avvengono processi complessi, e ancora poco conosciuti, che governano la deposizione, la trasformazione e il trasporto dell’energia proveniente dai venti solari. Il progetto prevede un satellite madre, accompagnato da quattro mini satelliti armati di speciali strumenti che verranno rilasciati direttamente nell’atmosfera, e che permetterebbero di misurare con estrema precisione la quantità di energia che si accumula nelle parti più alte della nostra atmosfera.

Ultimo, ma non per importanza, è il progetto G-Class. Anche in questo caso, la missione prevede l’utilizzo di un radar ad apertura sintetica, che verrebbe però posizionato in un’orbita geosincrona (mantenendosi cioè sempre al di sopra della stessa porzione di pianeta), per riprendere 24ore su 24 l’Africa e la regione del Mediterraneo. In questo modo, permetterebbe di studiare con grande precisione il ciclo dell’acqua e i processi che lo influenzano in queste due zone minacciate dalla desertificazione, per migliorare le capacità di prevedere piogge, siccità, inondazioni e valanghe.

Per la decisione finale – fanno sapere dall’agenzia – bisognerà attendere ancora diversi mesi, mentre i team dei tre progetti e gli esperti dell’Esa porteranno avanti gli studi di fattibilità per le tre idee finaliste. Non c’è particolare fretta, comunque, visto che la finestra di lancio per il vincitore è prevista non prima del 2027/2028.


Fonte: WIRED.it