5G, l’asta sfonda i 5 miliardi: Vodafone e Telecom accerchiano Wind Tre



Presentazione di progetti sul 5G (Getty Images)

I rilanci per le frequenze del 5G sfondano il tetto dei 5 miliardi di euro. Più del doppio della cifra minima che il governo considerava di incassare. Un miliardo in più delle migliori previsioni degli analisti. Il testa a testa tra chi offre di più per aggiudicarsi le frequenze su cui viaggeranno le reti mobili di quinta generazione non sembra arrestarsi. Così, a venti giorni dall’inizio della gara, le compagnie telefoniche continuano a ritoccare al rialzo le offerte per il 5G. Dopo 108 tornate l’asta ha totalizzato 5,151 miliardi di euro.

La competizione si è accesa sulle frequenze del blocco dei 3.700 megahertz (Mhz). Iliad, Telecom, Vodafone e Wind Tre sono i quattro contendenti per altrettanti lotti: due da 80 Mhz e due da 20 Mhz. Queste frequenze fanno gola per due motivi. Primo: sono disponibili da subito, a differenze di quelle ben più preziose dei 700 Mhz, già assegnate però (a Vodafone, Telecom e Iliad, che ha beneficiato del vantaggio dell’ultima arrivate) e occupate dalle televisioni fino al 2022. Secondo: i 3.700 Mhz si prestano per la banda ultralarga mobile. Sono l’autostrada per i nuovi servizi che con il 5G potranno essere gestiti dallo smartphone. Il primo banco di prova delle reti di quinta generazione. Nel 2020 è previsto l’arrivo sul mercato dei telefonini abilitati alle nuova rete.

Non a caso Wind Tre continua a rilanciare. Il 24 settembre la società è arrivata a offrire 1,09 miliardi per gli 80 Mhz e 235 milioni per i 20 Mhz. L’hanno superata oggi Telecom e Vodafone, che hanno calato ciascuna un’offerta da 1,3 miliardi per i due blocchi da 80 Mhz.

Wind Tre è già è rimasta fuori dal blocco dei 700 Mhz e sta scommettendo tutte le fiches su questo secondo lotto, anche perché dichiara di possedere una quota di mercato nelle sim mobili del 35%. La strategia è chiara: capitalizzare le frequenze a stretto giro, non appena gli smartphone 5G saranno in vendita. A costo di spendere una fortuna. Sommate, le due di lunedì valevano circa la metà dei ricavi del primo semestre dell’anno, pari a 2,77 miliardi di euro e in calo del 10% rispetto allo stesso periodo del 2017. Iscritto a bilancio c’è un indebitamento netto di 10 miliardi.

Asta 5G – Le offerte al 25 settembre 2018

Per questo gli avversari hanno accerchiato Wind. E ulteriormente rilanciato. Per assicurarsi una posizione di vantaggio nel mobile, devono aggiudicarsi almeno un lotto dei due da 80 Mhz. Chi resta fuori rischia di pagare pegno al momento della commercializzazione, ma tutti devono fare i compiti a casa. Telecom ha debiti per 25 miliardi. Vodafone sta giocando la partita del 5G anche sui tavoli di altri paesi e deve bilanciare le risorse. E poi c’è un’altra fascia da spartirsi, quella dei 26 gigahertz (Ghz) per la quale deve ancora partire la fase dei rilanci. Tutti gli operatori hanno presentato un’offerta, compresa la finora schiva Fastweb. Infine restano le frequenze disattese (tre blocchi dei 700 Mhz Sdl, meno nobili), per le quali, volendo, si potrebbero fare avanti anche Linkem e Open Fiber. Ammesse alla gara 5G, finora non hanno proposto offerte per ragioni di strategia aziendale.

Il valore della gara in Italia è anche più alto di quello del Regno Unito”, osserva Roberto Viola, direttore generale della Dg connect della Commissione europea, l’ufficio preposto a reti e telecomunicazioni. “Questo sistema dei rilanci dà valore. In altri paesi si è utilizzato il sistema a busta chiusa, che è una roulette russa”, continua.

Oggi al ministero dello Sviluppo economico si è riunito per la prima volta il tavolo Tv 4.0, che negozierà il trasloco delle emittenti televisive dalle frequenze dei 700 Mhz e avviare le reti 5G. Presenti i 22 portavoce dell’industria televisiva.  Dai rappresentanti di Rai, Mediaset, Cairo e Sky alle aziende locali, dalle associazione dell’elettronica a quelle dei rivenditori. Davide Rossi, direttore generale dell’Associazione italiana retailer elettrodomestici specializzati (Aires), ha posto il nodo degli incentivi per il rinnovo dei televisori che non riceverebbero il nuovo segnale. “Siccome dal 2020 si spegne, per noi non ha senso che gli incentivi arrivino nel 2022 – spiega -. Meglio darli tutti nel 2019, anche sotto forma di sconto fiscale”.


Fonte: WIRED.it