Europa: dalla cybersecurity al supercomputer, corsa sui dossier caldi del digitale



Il palazzo del Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea (foto: Luca Zorloni per Wired)

Il primo appuntamento è per giovedì. Quando i 28 paesi dell’Unione europea sottoscriveranno l’impresa comune per realizzare il supercomputer comunitario. Il consiglio europeo fischierà l’inizio della staffetta con cui Bruxelles vuole colmare la distanza da Stati Uniti e Cina in materia di supercalcolo. L’high performance computing, in una sigla Hpc, serve per elaborare calcoli complessi in sanità, fare previsioni meteo attendibili a lungo termini, rafforzare le difese militari e cibernetiche. E da tre anni l’Europa è fuori dalla classifica dei primi dieci supercomputer mondiali. “La commissione conferirà 500 milioni di euro e altrettanti arriveranno dagli Stati membri”, spiega a Wired Roberto Viola, direttore generale della Dg connect, l’ufficio europeo che si occupa di digitale, reti, telecomunicazioni e media.

Il programma Hpc deve partire al più tardi nei primi mesi del 2019, come emerge da un documento del consiglio. In questo modo l’Europa unita potrebbe raggiungere nel 2020 un supercomputer un gradino sotto il traguardo di exascale, ossia in grado di fare almeno un miliardo di miliardi di calcoli al secondi.

Traguardo da tagliare tra il 2022 e il 2023. In modo da recuperare le prime posizioni, oggi spartite tra Cina e Stati Uniti.

Il supercomputer è uno dossier su cui la commissione Juncker vuole accelerare prima delle elezioni europee del 2019. Il digitale. d’altronde, ha guadagnato un ruolo sempre più strategico nei piani di Bruxelles.

Tanto che nel prossimo settennato, 2021-2027, l’attuale commissione ha messo a budget una spesa complessiva di 9,2 miliardi di euro. Di questi, 2,7 miliardi andranno al programma supercomputer. Altri 2,5 miliardi all’intelligenza artificiale. Due miliardi finanzieranno il piano di cibersicurezza.

La proposta è sul tavolo di parlamento e consiglio europei e l’obiettivo della commissione è di chiudere l’accordo nei primi mesi del 2019. Prima che i conti possano essere messi in discussione dall’esecutivo che uscirà dalle urne a maggio.

Sotto esame ci sono altre due proposte di legge. “La prima riguarda i rapporti business to business tra le piattaforme di ecommerce e le imprese, specie le più piccole” in Europa, spiega Viola. In sostanza la direttiva fisserà per le piattaforme una serie di regole di trasparenza, libera concorrenza e tutela per le aziende che vendono prodotti e servizi via internet. Di recente proprio Amazon è finita sotto la lente di Bruxelles per l’uso che fa dei dati raccolti dai piccoli commercianti. Per l’ufficio della commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, il colosso dell’ecommerce si avvantaggerebbe di queste informazioni per offrire prodotti a prezzi più competitivi.

L’altro corposo dossier riguarda la cybersecurity. A ottobre si aprirà la negoziazione tra commissione, parlamento e consiglio sul Cybersecurity act, che definisce nuovi compiti per l’Agenzia europea della sicurezza informatica (Enisa) e introduce “un’etichetta sul livello di difesa degli oggetti connessi”, spiega Viola. Inizialmente non prevista, la certificazione di cybersecurity è entrata di diritto nel pacchetto in fase di approvazione. Il secondo tassello è costituito da un “centro per le tecnologie della cybersecurity” per tutta Europa, aggiunge il dg. Un laboratorio di ricerca di alto livello, che dovrà predisporre le difese informatiche della Ue. Si occuperà, per esempio, di crittografia post quantistica, per riuscire a elaborare serrature abbastanza resistenti agli attacchi che potrebbero partire da un computer quantistico. “È un centro tutto nuovo, bisognerà decidere anche dove collocarlo, e si coordinerà con i centri nazionali”, chiosa Viola.

Negli ultimi mesi di attività la commissione vuole mettere nero su bianco altri due provvedimenti per il digitale. E trattandosi di raccomandazioni, che non passano dal dibattito triangolare con parlamento e consiglio, Bruxelles conta di approvarle in tempi rapidi. La prima riguarda il formato digitale europeo dei dati clinici, per favorire lo scambio e la lettura in Europa. “La sua cartella clinica dovrà essere leggibile a Lisbona e viceversa”, spiega Viola. Un passo verso la medicina dei dati, “che possiamo fare ora – aggiunge il dg – perché le informazioni personali sono protette dal Gdpr”.

La seconda concerne investimenti e definizione degli standard nello sviluppo delle auto connesse. Di recente la commissione ha finanziato con un assegno da 18,5 milioni il progetto di una strada connessa in 5G tra Austria, Germania e Italia, che colleghi Monaco e Bologna. E l’obiettivo è di arrivare a una carta che acceleri nuove forme di mobilità in Europa.


Fonte: WIRED.it