Il ritorno di Bojack Horseman, Stefano Cucchi in TV (e al cinema). Per tutti gli altri l’Uomo Ragno

Il ritorno di Bojack Horseman, Stefano Cucchi in TV (e al cinema). Per tutti gli altri l’Uomo Ragno



Sulla Mia Pelle – NETFLIX

Ha fatto arrabbiare le associazioni degli esercenti di sale cinematografiche perché esce in TV contemporaneamente al cinema (infatti a programmarlo sono solo 80 sale indipendenti e ribelli) ma ha impressionato tutti alla Mostra Del Cinema di Venezia dove è stato il film italiano più amato.

Di fatto a Sulla Mia Pelle, vista la storia che racconta (cioè gli ultimi 7 giorni di Stefano Cucchi), bastava soltanto esistere e già sarebbe stato un film da vedere, “importante” e tutti gli aggettivi di circostanza. Il fatto che sia un film davvero bello è incredibile. Attentissimo a non uscire dai fatti acclarati nei processi (non vediamo nulla su cui non ci siano testimonianze o prove) e a non prendere una posizione eccessivamente netta (ne escono male i carabinieri colpevoli ma non l’Arma, ne esce male Stefano Cucchi, ne esce male la famiglia): Sulla Mia Pelle è un fenomenale film sul senso di colpa.

Si potrebbe essere stranieri e non sapere niente della storia, magari pensare anche che sia stata inventata per il film, e comunque adorarlo. Perché in quella trama di una persona con un passato di droga turbolento da cui sta uscendo, fermata e pestata ingiustamente ma che non vuole aiuti, non vuole cure e non vuole mangiare, c’è un’elaborazione fenomenale delle colpe passate. Colpevole si sente il protagonista, colpevoli si sentono i genitori e colpevole si sente la sorella: in una tempesta perfetta di indifferenza che ne ha causato la morte.

Marvel’s Spider-man – PS4

Finalmente un gioco bello dedicato all’Uomo Ragno! Non stupisce che il modello sia qui quello della serie Arkham di Batman, cioè quel tipo di gameplay di movimento in mezzo alla città (ovviamente con la ragnatela a fare da liana) ma anche di alternanza con l’identità segreta e dinamica delle risse di gruppo: si è rivelato davvero vincente per manovrare un “eroe”. Tuttavia Marvel’s Spider-man ha in più tutto il consueto comparto di miglioramenti, punti esperienza, tute, gadget e abilità da sbloccare. Insomma è un gioco che somma insieme molte caratteristiche dei giochi moderni, con il look del concorrente più importante.

Ma fin qui c’è la parte tecnica, quel che il gioco è, come è stato fatto e cosa sembra. In realtà, come già per Batman, il punto di un gioco su un supereroe è un altro. Non si tratta di un personaggio inventato apposta ma di qualcuno che gli pre-esiste su cui c’è già una mitologia e che è già amato. Il punto allora non è tanto giocare bene (che comunque ha la sua importanza) ma essere diverso dai fumetti, dai film e dalle serie animate, cercando di dare qualcosa in più, quel che solitamente possono fare i videogiochi: fornire la breve e assurda impressione di “essere” l’Uomo Ragno.

In un certo senso Marvel’s Spider-man ci riesce. Questa è la notizia più clamorosa. Lascia cioè spazio al giocatore per risolvere diverse situazioni a modo suo, usando le classiche abilità del personaggio ma come preferisce. Non c’è un solo modo di far fuori nemici o penetrare in un palazzo, lo si può fare usando Peter Parker come fosse Kratos di God of War o lo si può fare indugiando ed esagerando nelle sue mosse tipiche, abusando cioè di quel che lo rende Spider-man. Lì sta il momento di goduria che corona il gioco, l’impressione di poter fare qualsiasi cosa con i poteri dell’Uomo Ragno.

Bojack Horseman – NETFLIX

Non esiste un’altra serie come Bojack Horseman e, cosa assurda da dire, non dipende dal fatto che è animata. Essere animata è un piccolo plus, un valore aggiunto non diverso da quello che per altre serie è avere un talent tra gli attori o essere ambientata in un bel posto.

Arrivata alla quinta stagione Bojack Horseman è più che una certezza, è un caposaldo. L’unica serie a parte Mad Men ad essersi proposta ed essere riuscita a raccontare l’amarezza del vivere da privilegiati, i problemi dei primissimo mondo e una specie di inclinazione all’autodistruzione che non è caratteristica degli attori una volta famosi come il protagonista ma alberga (in piccole o grandi dimensioni) dentro tutti.

Quando in Bojack Horseman qualcuno muore (e capita con una frequenza che già è un indicatore) non sembra un accidente della vita ma una tragedia che aggiunge un chiodo in più sulla bara che il protagonista ha forgiato per sé, episodio dopo episodio. Anche solo se la si guardasse dal punto di vista formale, lungo cinque stagioni e con frequenza crescente Bojack Horseman ha sperimentato come poche altre, forzando la sua stessa struttura e più volte dando vita a momenti incredibili per meschina onestà e brutale sincerità. Un animo pessimo messo a nudo. La quinta stagione non fa eccezione anzi, ci sarà un episodio con un’elegia funebre che dura 20 minuti e altre stranezze simili: virtuosismi che si può permettere una serie che esplora personaggi asessuali come erotomani, dipendenti da tutto come insoddisfatti cronici. Un campionario di persone terribili in una commedia spietata.


Fonte: Startupitalia