AquaX, ecco come i big data satellitari possono aiutare l’acquacoltura marina

AquaX, ecco come i big data satellitari possono aiutare l’acquacoltura marina



Un progetto per la salvaguardia dell’ecosistema marino realizzato per proteggere l’acquacoltura, sia dal punto di vista ambientale sia economico. AquaX è stata selezionata tra i New Heroes di RedBull.com: così la tecnologia satellitare può proteggere da alghe tossiche, meduse e chiazze di petrolio

Secondo i dati della Food and Agriculture Organization (la Fao), nel 2016 il mercato mondiale dell’acquacoltura ha superato i 230 miliardi di dollari. Si tratta però di un settore con una debolezza intrinseca, dovuta all’impatto negativo sia dell’inquinamento sia degli effetti dei cambiamenti climatici, destinati – secondo le previsioni – a trasformarsi in una perdita multimiliardaria. Già oggi si stima che ogni anno quasi un milione e mezzo di tonnellate di pesce (su 28 totali degli allevamenti) muoia a causa delle cattive condizioni in cui versano le acque.

Di fronte a questo scenario, le uniche soluzioni possibili sono da un lato le politiche internazionali a medio-lungo termine di tutela dell’ambiente, e dall’altro lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e prevenzione che possano quantomeno ridurre gli impatti negativi sulle produzioni.

È questo il contesto in cui nasce AquaX, la piattaforma digitale creata dalla startup ColomboSky che sviluppa servizi legati al monitoraggio della qualità delle acque tramite strumenti satellitari. L’ambizioso progetto, che nasce anzitutto dalla volontà di salvaguardare l’ambiente, è stato scelto per entrare nella selezione dei New Heroes, il progetto editoriale curato da Oscar di Montigny e realizzato insieme a RedBull.com per puntare i riflettori sui nuovi eroi del mondo del lavoro. A raccontare come nasce e cos’è AquaX è il fondatore di ColomboSky, Thomas Moranduzzo, in un video realizzato da Francesco Maddaloni e Valerio Mammone.

La finalità specifica di AquaX è spingere fino alla frontiera tecnologica l’ottimizzazione dell’acquacoltura marina. Non a caso, la tecnologia abilitante per il progetto è recentissima: solo i nuovi satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea (l’Esa) messi in orbita dal 2016 consentono rilevazioni sufficientemente sofisticate per monitorare il mare con un livello di dettaglio soddisfacente.

Attraverso una visione ampia e continua di tutta l’area del sito di acquacoltura, la piattaforma web di AquaX è in grado di fornire informazioni sulla qualità dell’acqua. Dal punto di vista degli allevatori, dunque, permette la semplificazione dei processi e la salvaguardia del sistema economico, prevenendo la distruzione dei profitti che potrebbe derivare da una calamità marina.

Thomas Moranduzzo

Ma come funziona AquaX, nella pratica? A partire dalle immagini satellitari di alta qualità, i dati estratti vengono combinati con altre informazioni indipendenti per trarre conclusioni utili agli acquacoltori. Si tratta perlopiù di monitorare lo stato di salute dell’acqua, ossia di determinare la concentrazione di clorofilla, la salinità, la torbidità e la temperatura.

Accanto a questi parametri, poi, è stato sviluppato un sistema di allerta che si attiva quando c’è un potenziale arrivo di minacce marine. Queste ultime includono le fioriture di alghe tossiche, l’avvicinamento di chiazze di petrolio e l’arrivo di gruppi di meduse. Nel caso si registrino valori critici in una certa area o un in particolare impianto, il servizio di monitoraggio avvisa via email e sms del possibile rischio imminente.

“Noi ci colleghiamo ai database in cui vengono scaricati i dati dai satelliti Esa del programma Copernicus, ha raccontato a Wired Moranduzzo, “poi applichiamo su queste informazioni gli algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale che abbiamo sviluppato, e su cui stiamo ancora lavorando”. E come si estrae qualcosa di utile dai big data? “Per la temperatura c’è un sensore apposito installato sui satelliti”, spiega Moranduzzo, “mentre per gli altri parametri lavoriamo su insiemi di immagini acquisite a diverse lunghezze d’onda, e riusciamo a eseguire delle stime”. Per l’identificare le minacce come alghe o meduse, invece, i parametri vengono considerati nel loro complesso e gli algoritmi suggeriscono se i parametri sono in una configurazione critica: “quello che facciamo”, chiosa, “è determinare se ci sono le condizioni favorevoli alla formazione di certe minacce, ossia se i vari rischi potrebbero concretizzarsi a breve”.

Ampliando la prospettiva, AquaX fornisce non solo informazioni in tempo reale, ma ha un archivio storico con dati (più o meno approfonditi) relativi agli ultimi due decenni. Questo approccio big data, in particolare, consente di individuare i punti migliori in cui sviluppare nuove acquacolture, verificando la storia di un sito sulla base delle fonti oceanografiche e biologiche.

Dopo aver studiato ingegneria delle telecomunicazioni, Moranduzzo è si è avvicinato al mondo startup facendo esperienza a Londra e occupandosi di droni, poi è tornato in Italia dove ha dato vita a ColomboSky insieme ai compagni d’avventura Davide Castelletti e Simone Campara. Il progetto AquaX è nato in collaborazione con l’Esa e con la regione Lazio (attraverso l’incubatore Lazio Innova).

“Oggi abbiamo appena iniziato il secondo dei due anni della fase di incubazione”, racconta Moranduzzo, “il servizio è già disponibile e lo stiamo testando attraverso progetti pilota da cui ricaviamo suggerimenti e feedback. Al massimo all’inizio del nuovo anno la piattaforma AquaX dovrebbe essere aperta a tutti”. La difficoltà maggiore? “Far capire che la tecnologia satellitare non è distante dalla realtà, ma può diventare utile per la gestione delle attività quotidiane.


Fonte: WIRED.it