9 startup che guadagnano utilizzando Uber

9 startup che guadagnano utilizzando Uber



Il valore di un iPhone non si misura soltanto dalle sue funzionalità o dal suo design. Vale anche perché è capace, da solo, di muovere un mercato per così dire secondario, fatto di accessori e prodotti complementari, altrettanto redditizio. Il discorso non vale solo per gli smartphone, ma può essere allargato anche ad altri settori, compreso quello del trasporto. Uber e Lyft sono quello che l’iPhone ha rappresentato per chi vende cuffie, cover o caricabatterie: un mezzo (in questo caso in senso figurato) per centinaia di altre aziende e imprenditori, che sfruttano il successo delle grandi compagnie per il proprio profitto.

Un esempio molto utile è quello di Gavin Escolar, guidatore Uber originario delle Filippine che lavora a Valencia, il quale ha fatto della sua auto uno showroom per il proprio business di gioielli, arrivando a superare i 250 mila dollari di guadagno all’anno: “È il sogno di qualunque venditore – spiega – ho 10 minuti per conquistare un cliente, un tempo infinito rispetto alla promozione online o a domicilio, e Uber mi paga per farlo!”.

Non solo privati, però: ecco alcune aziende che hanno sfruttato le più importanti compagnie di trasporto per far crescere i propri utili.

Cargo: questa startup permette ai guidatori di vendere snack, gomme da masticare, caricabatterie o cuffie direttamente dall’auto, attraverso un display posizionato dietro al sedile del guidatore.

Vugo: installa dei monitor all’interno dell’abitacolo, nei quali i clienti possono prendere visione di diverse offerte promozionali. In cambio, Vugo paga gli autisti per questi spazi pubblicitari.

Wrapify: in questo caso la pubblicità è all’esterno, sulla carrozzeria. Questa azienda “incarta” le vetture con inserzioni, e ai guidatori spetta un tot al chilometro.

Gridwise: comunica al conducente l’orario esatto in cui andare a riprendere i passeggeri all’aeroporto, allo stadio o dovunque vogliano, basandosi sui loro dataset.

Mystro: permette agli utenti di passare senza fatica da un’app di trasporti all’altra, filtrando le opzioni di viaggio in maniera automatica tra tutte le piattaforme.

Rydar: propone un’assistenza personalizzata al guidatore improntata alla gig-economy, basandosi sul dataset dei clienti.

FarePilot: aiuta i conducenti a trovare le zone della città in cui ci sarà più bisogno di loro, quindi di identificare il maggior numero di clienti.

Hurdir: permette ai guidatori di tenere traccia dei chilometri percorsi, delle spese, delle entrate e delle deduzioni fiscali, tutto in un’unica app.

Everlance: incrocia automaticamente i dati dei chilometri percorsi con quelli delle spese sostenute, in modo da ricavare il profitto esatto di ogni tratta percorsa.


Fonte: Startupitalia