Piovoso e verde, ecco come sarebbe il Sahara con impianti solari e eolici



(foto: Getty Images)

Coprire il Sahara con pannelli solari e impianti eolici potrebbe migliorare il clima locale nonché favorire lo sviluppo agricolo ed economico. Questo il risultato cui è giunto un gruppo di ricerca coordinato dall’Università del Mariland, che ha pubblicato lo studio su Science. Secondo le ipotesi le precipitazioni potrebbero aumentare del 50% e la vegetazione avanzare progressivamente, con benefici locali e complessivi, in termini di riduzione del riscaldamento globale. Insomma, rendere il deserto meno deserto porterebbe dei vantaggi.

Limitare il riscaldamento globale mantenendo l’aumento al di sotto dei 2 °C (possibilmente 1,5 °C), secondo gli accordi di Parigi, è un obiettivo essenziale se non si vuole che la Terra diventi una serra. Per raggiungerlo, devono essere compiuti importanti sforzi a livello globale per diminuire l’utilizzo dell’energia fossile e aumentare quella rinnovabile. Così, l’ideale è quello di implementare impianti basati su quest’ultimo tipo di energia.

Già precedenti studi hanno mostrato l’efficacia su scala continentale di questo approccio, in termini di riduzione del riscaldamento globale, continentale, come spiega il primo autore Yan Li dell’Università dell’Illinois, tuttavia manca ancora uno studio approfondito sugli effetti dovuti ai cambiamenti nella vegetazione.

Partendo da questi dati, i ricercatori hanno scelto il Sahara come grande regione da studiare attraverso modelli matematici. E la scelta non è stata casuale: “Si tratta del più grande deserto al mondo, è ampiamente disabitato ed è molto sensibile a cambiamenti sul territorio”, sottolinea Li, “inoltre è in Africa e vicino all’Europa e al Medio oriente, tutte regioni che hanno un elevato e crescente bisogno di energia”.

Nel modello, sono stati coperti più di 9 milioni di chilometri quadrati, inclusa la vicina regione del Sahel, subito a sud del Sahara. In media in base alle stime verrebbero generati circa 3 terawatt (mille miliardi di watt, una misura della potenza elettrica) con i parchi solari (impianti fotovoltaici di grandi dimensioni) e 79 terawatt con quelli eolici. Per far capire l’entità di questa cifra, i ricercatori spiegano che nel 2017 la domanda globale è stata pari a 18 terawatt, dunque una potenza inferiore a quella che potrebbe essere prodotta, stando alle loro stime.

Il modello descrive nel dettaglio i cambiamenti a livello locale: i parchi eolici potrebbero far crescere le temperature della regione desertica in prossimità dell’area superficiale, con aumenti delle temperature minime e massime. Questo accade perché le turbine spostano masse d’aria, portando nella notte quella più calda verso il basso, aumentando anche l’evaporazione e la quantità delle piogge. Ma anche i parchi solari avrebbero effetti positivi sulle temperature e sulle piogge. Secondo le stime, le precipitazioni potrebbero crescere fino a 0,25 millimetri al giorno. Nella regione del Sahel, inoltre, l’aumento risulterebbe pari a più di un millimetro al giorno nelle zone dedicate all’eolico. Di seguito la mappa della ricostruzione dell’aumento delle piogge grazie a impianti solari e eolici.

(foto: Map by Eviatar Bach CC BY 4.0)

In questo modo si creerebbe un circolo virtuoso: l’aumento delle piogge fa crescere la vegetazione, che a sua volta contribuisce alle precipitazioni (fino all’80% dell’aumento della piovosità nelle zone con impianti eolici). “L’aumento delle piogge e della vegetazione, combinati con l’energia pulita prodotta grazie ai parchi solari ed eolici potrebbe aiutare l’agricoltura, lo sviluppo economico e il benessere a livello sociale”, conclude Safa Motesharrei dell’Università del Mariland, che ha coordinato lo studio insieme a Eugenia Kalnay, “nel Sahara, nel Sahel, nel Medio Oriente e in altre regioni vicine”.

Se da un lato era noto che questo genere di impianti avesse un impatto sul clima locale, sull’umidità e le temperature, non era stato stabilito se queste variazioni portassero vantaggi o danni. In base a questo studio, concludono i ricercatori, questi cambiamenti su scala continentale genererebbero dei benefici sia per il clima della regione, sia economici grazie la produzione di energia rinnovabile, il cui impatto sulla temperatura media globale è basso rispetto a quello generato dalle emissioni di CO2 da fonti fossili.


Fonte: WIRED.it