Che fine ha fatto il rover Opportunity su Marte?



(foto: Nasa/Jpl-Caltech/Cornell)

È da giugno scorso che non si hanno più notizie di Opportunity. Dopo ben 15 anni di onorata carriera, infatti, il rover della Nasa ha smesso di comunicare con noi da quando è cominciata una delle più grandi tempeste di sabbia che abbiamo visto sul pianeta rosso. Ma ora sembra proprio che questa gigantesca tempesta stia finalmente terminando, alimentando le speranze della comunità scientifica che il rover possa essere presto in grado di ottenere energia sufficiente per riprendere i normali contatti con la Terra.

A differenza di Curiosity, precisiamo, Opportunity funziona grazie all’energia solare. Va da sé che mentre la tempesta di sabbia aumentava gradualmente fino a interessare l’intera atmosfera di Marte, la luce del Sole che alimentava le batterie del rover a poco a poco diminuiva. Per diversi mesi, infatti, Opportunity non ha ricevuto abbastanza energia per mantenere le sue normali funzioni, passando a una modalità di ibernazione, ovvero di risparmio energetico.

Finora, quindi, non c’è stato più alcun contatto con Opportunity, anche se i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della Nasa stanno provando a contattare nuovamente il rover tramite il sistema di radioantenne del Deep Space Network. Le incertezze, tuttavia, riguardo le condizioni del rover sono davvero molte: i ricercatori, infatti, ipotizzano che la tempesta abbia depositato talmente tanta polvere sui pannelli solari di Opportunity da impedirgli di raggiungere livelli di energia sufficienti per riattivarsi.

E ciò potrebbe ritardare di parecchi mesi il suo risveglio dal letargo o far sì che l’energia rimanga bassa fino a quando i venti marziani non ripuliranno completamente i pannelli.

Tutto questo, ovviamente, presuppone che il rover possa rifunzionare normalmente. Una visione forse un po’ troppo ottimistica: ci sono buone probabilità, ipotizzano gli scienziati, che le condizioni atmosferiche abbiano causato a Opportunity gravi danni da rendere irrecuperabili il suo orologio interno (che serve per regolare i cicli di ricarica), e i suoi dispositivi di alimentazione e di comunicazione.

Se fosse così, allora non ci sarà modo di sapere se e quando il rover cercherà di ristabilire il contatto. Tanto che la Nasa ha annunciato, in un comunicato diffuso alcuni giorni fa, che continuerà i tentativi di ristabilire un contatto con il rover nei prossimi 45 giorni, ovvero fino a quando le condizioni atmosferiche di Marte saranno abbastanza buone da poter generare sufficiente energia solare per alimentare i pannelli di Opportunity. Se non ci saranno risposte durante questo periodo, i ricercatori del Jpl dovrebbero restare comunque in un ascolto passivo per i mesi successivi, ossia senza più alcun invio ma solamente in attesa di qualche segnale da parte del rover.

“I raggi solari stanno attraversando la foschia di polvere sopra la Perseverance Valley e presto ci sarà abbastanza luce solare affinché Opportunity possa essere in grado di ricaricare le sue batterie”, spiega John Callas, project manager di Opportunity presso il Jpl. “Quando il livello di tau, una misura della quantità di particolato presente nel cielo marziano, scenderà al di sotto di 1,5, inizieremo un periodo di tentativi attivi per comunicare con il rover inviando comandi tramite le antenne del Deep Space Network. Se non riceveremo alcun segnale entro 45 giorni, il team sarà costretto a concludere che la polvere e il freddo marziano abbiano provocato un tipo di guasto dal quale il rover probabilmente non potrà più riprendersi”. A quel punto, conclude Callas, la fase attiva di raggiungere Opportunity sarà conclusa, anche se continueranno gli sforzi di ascolto passivo per diversi mesi.


Fonte: WIRED.it