Telegram si piega a Putin: più sicurezza e meno privacy



Una donna lancia un aereo di carta, simbolo di Telegram, durante una manifestazione per chiedere internet libera in Russia, 13 maggio 2018, Mosca (Foto: MAXIM ZMEYEV/AFP/Getty Images)

Le nuove policy adottate da Telegram risolvono un po’ di grane e ne creano altre. A partire da oggi l’app consegnerà alle autorità i numeri di telefono e gli indirizzi Ip degli utenti sospettati di terrorismo.

Lo scorso mese di aprile l’app di messaggistica istantanea è stata bloccata in Russia su ordine del Cremlino che da anni cerca di ottenere le chiavi per decriptare i messaggi, così come imposto dalla legge antiterrorismo del 2016.

Telegram è stata creata dal russo Pavel Durov che ha sempre opposto resistenze, fino a cedere alle richieste di Mosca, trovando un accorgimento nelle proprie policy per rispondere anche alle esigenze imposte dal Gpdr che prevede l’apertura di un breccia nella protezione dei dati dei residenti in Europa per favorire gli interessi della sicurezza pubblica.

La questione tuttavia potrebbe essere più complessa e intricata, ben più di quanto ammesso dallo stesso Durov che ha ribadito l’intenzione di pubblicare un rapporto di sicurezza semestrale nel quale indicare quante richieste delle autorità sono state accolte e soddisfatte.

Zero precedenti
Fino a oggi non si ha notizia di collaborazioni fattive tra Telegram e le autorità di qualsivoglia paese e Durov è pronto a fare meno di questo primato se sarà utile a rendere l’app meno attraente per i terroristi.

C’è anche un fronte opposto, rappresentato dall’avvocato indiano Amlan Mohanty, che vede in questo allargamento delle maglie un potenziale pericolo per tutti gli utenti, qualcosa di molto simile a una china scivolosa.

Di fatto, sostiene Mohanty, una qualsiasi autorità potrebbe abusare delle accuse di terrorismo per ottenere informazioni sugli utenti. Il sospetto di terrorismo racchiude in sé una variegata gamma di applicazioni, si può estendere a chi svolge attività di radicalizzazione o a chi esprime dissenso nei confronti di un governo, non per forza solo a coloro i quali stanno progettando o attuando attentati. Resta ovviamente valida la regola secondo cui, una richiesta di informazioni, debba essere vidimata da un giudice.

Ora si attende la decisione del regolatore delle telecomunicazioni Roskomnadzor che potrebbe sbloccare Telegram in Russia. Il rischio è che altri paesi possano fare pressioni, anche relativamente ad altre app, con una perdita di garanzia di tutela dei dati a danno di tutti.

Nel caso specifico, Telegram è apprezzata per la sicurezza che offre ai propri utenti, il riferimento è soprattutto alle chat segrete. Se Telegram che non ha mai ceduto alle richieste dei regolatori sta cedendo, cosa succederà con le app che si sono mostrate più collaborative? Il prezzo della sicurezza è una minore garanzia di tutela dei propri dati? Questi i temi su cui riflettere.


Fonte: WIRED.it