L’amica geniale e il trailer della Rai che ricorda il libro Cuore



Come tutti sanno, L’amica geniale, best seller della Ferrante, sarà a una mini serie in otto puntate prodotta dalla Hbo. La regia è stata affidata a Saverio Costanzo. In attesa della presentazione a Venezia, hanno cominciato a circolare due trailer, uno Rai e l’altro Hbo (sottotitolato in inglese). Partiamo dall’opera scritta: la quadrilogia della Ferrante (L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta) ha venduto otto milioni di copie in tutto il mondo, e non a caso: l’autrice che già aveva dimostrato talento con il romanzo d’esordio – L’amore molesto – in questi quattro trova una compiutezza definitiva sia dal punto di vista della scrittura che delle tematiche. La storia è quella di due amiche nate in un rione di Napoli, un quartiere difficile soprattutto per due ragazzine che faticano a emergere e a definirsi come individui nonostante abbiano genio e intraprendenza innati.

La Ferrante è bravissima nel descrivere il rapporto a tratti ambiguo tra Elena e Raffaella, le dinamiche familiari e sociali, il contesto della città, la criminalità, i pregiudizi, il maschilismo, la fuga, gli anni della protesta eccetera.

Ma oltre alla materia d’indagine, c’è un’altra cosa che sta dietro il successo dei libri: la scrittura è internazionale, cioè non soggiace alle inflessioni dialettali, agli arcaismi letterari. Ove ci sono, le frasi in dialetto sono quasi degli “inserti folkloristici” per ricordare al lettore il contesto culturale della vicenda, puntualizzarlo, ma non fanno lo stile, che rimane chirurgico.

 I libri della Ferrante potrebbero essere stati scritti in inglese e poi tradotti in italiano per come la scrittura risulta standard e si pone al di sopra di ogni regionalismo.

Questo, a mio parere, li ha resi un prodotto internazionale facilmente assimilabile da un grande pubblico e ha compiuto un doppio miracolo: ha spiazzato i lettori italiani con la descrizione di un’Italia da un punto di vista inedito, a tratti quasi “protestante” nella sua oggettività (e anche per la storia perché, specie nel primo libro, quello su cui si basa la mini serie, Elena e Raffaella sono come due self-made-woman che hanno solo se stesse e la loro amicizia per emergere), e ha incontrato il favore dei lettori di lingua inglese proponendogli un’Italia in una prospettiva a loro immediatamente accessibile. La Ferrante parlando di una vicenda strettamente italiana è forse l’autrice meno italiana e più anglosassone che ci sia (lo stesso discorso vale per Ammaniti, pur ambientando le sue storie in Italia, la sua lingua è così standard da risultare la traduzione du un romanzo di Joe R. Lansdale ambientato dalle nostre parti).

Ora, il trailer della Rai compie un processo opposto al libro che penalizza l’intera vicenda: provincializza il tutto con dialoghi interamente in dialetto napoletano e scene che parlano di una vicenda di mortificazione femminile, consumate in ambienti disagiati, interni domestici grigi dove ogni velleità, ogni sussulto viene soffocato sul nascere da genitori gretti eccetera. Come se la storia raccontasse solo questo e non invece l’avidità e l’apertura di due ragazze al mondo, la voglia fisica e intellettuale di conoscerlo e possederlo. Guardando il trailer si respira un’aria claustrofobica, regionale e soprattuto si ha un senso di déjà vu. È tutto molto televisivo, molto Rai, molto parabola sull’innocenza che viene schiacciata. È tutto molto libro Cuore. Il trailer della Hbo fa un po’ meglio: la materia è sempre la stessa, ma se non altro verso la fine c’è un’apertura verso il tema del riscatto.

A livello personale, rimane l’impressione che la regia abbia tralasciato diverse tematiche – l’amicizia e l’antagonismo delle due e, soprattutto in Raffaella, una voglia di emergere inesauribile – per un “prodotto” facilmente assimilabile dal pubblico italiano, un pubblico che il nostro cinema e la nostra televisione sembrano sottostimare. Ovviamente queste sono solo le impressioni a caldo di un lettore che ama i libri della Ferrante e vorrebbe che trovino sullo schermo una giusta trasposizione. Aspettiamo di vedere tutta la mini serie prima di giudicare.


Fonte: WIRED.it