Digitale, ambiente e integrazione: cosa rende una città smart

Digitale, ambiente e integrazione: cosa rende una città smart



Cosa rende una città più smart di un’altra? Una banda larga diffusa, la presenza di nuovi luoghi del lavoro, come fablab e coworking, il fiorire di imprese ad alta conoscenza, i servizi in digitale, la mobilità sostenibile sono elementi distintivi. Ma non solo: anche il consumo di suolo, la qualità dell’aria, la lotta alla povertà e gli investimenti in legalità caratterizzano una smart city. Milano, ad esempio, che non ha concorrenti in Italia per il titolo di smart city, secondo il rapporto annuale Icity rate, in settori come le politiche per i più poveri o per l’istruzione ha da imparare da città più piccole e all’apparenza meno sviluppate, come Parma e Vicenza.

L’indagine Icity rate, realizzata dalla società di consulenza Fpa, ha preso in esame 106 capoluoghi di provincia italiani attraverso la lente di 113 indicatori, selezionati tra quelli utili a raggiungere entro il 2030 gli obiettivi di sostenibilità stabiliti dalle Nazioni unite. “La smart city del futuro deve essere anche sostenibile”, riconosce Gianni Dominici, direttore generale di Fpa.

Milano, ad esempio, arranca nei parametri ambientali. Per suolo consumato, ad esempio, il capoluogo lombardo ha un indice di 57,3 contro il 22,1 di media nazionale. Milano ha sforato per 102 giorni i limiti di Pm10 per proteggere la salute umana, contro i 42,5 del resto del Paese. Per qualità dell’aria è 98esima in classifica.

Nel complesso, però, con i suoi 599,1 punti, Milano è la metropoli d’Italia che più si avvicina al modello di smart city. Ha l’8% dei fablab italiani e il 22,5% dei coworking. Ha 3,5 biciclette in bike sharing ogni mille abitanti, a dispetto dello 0,5 della media nazionale. Gli abbonamenti in banda larga rappresentano il 9,5% della popolazione residente, rispetto all’1,4% del resto del Paese.

Milano è tallonata da Bologna, che in un anno ha scalato l’indice di 50 punti. Il capoluogo emiliano ha i migliori risultati in termini di gestione dell’energia e delle politiche di governo. A dispetto di Milano, Bologna è più equilibrata e in tutti gli indicatori si colloca nella parte alta delle classifiche. Al terzo posto si trova Firenze, che si distingue per l’organizzazione del turismo e per i livelli di istruzione: quattro fiorentini ogni dieci tra i 30 e i 34 anni hanno conseguito la laurea.

Nella top ten delle smart city italiane Fpa colloca, nell’ordine, Venezia, Trento, Bergamo, Torino, Ravenna, Parma e Modena. Trento è un modello di gestione intelligente dei rifiuti urbani, dei trasporti e delle politiche per le fasce più deboli della popolazione. Bergamo, sulla scia della vicina Milano, ha punteggi più elevati per crescita economica, ricerca tecnologica e trasporto pubblico. Nel complesso il rapporto Icity rate premia il modello politico dell’Emilia Romagna, “che ha scommesso – oramai da tempo – su una crescita sostenibile e inclusiva portata avanti in una logica di condivisione e di collaborazione multi-stakeholders reale”.

Il rapporto registra poi modelli di politica intelligente fuori dai circuiti dei grandi capoluoghi. Parma, Bolzano e Udine sono sul podio per le misure di integrazione della povertà. In campo energetico, dopo Bologna la migliore gestione va a Verona e Vicenza. Viterbo, Aosta e Trapani possono vantare i migliori indicatori della qualità dell’aria. Trento, Treviso e Belluno hanno le più alte percentuali di raccolta differenziata pro capite. Venezia, Messina e Matera offrono le più ampie porzioni di verde pubblico.

Resta fuori dai modelli di smart city Roma. Nella classifica generale è 17esima, in risalita rispetto alla posizione numero 21 dello scorso anno. La capitale ha guadagnato quota nella trasformazione digitale dei propri servizi ed è una delle città italiane più attraenti per il turismo. Tuttavia arranca ancora in quei servizi che caratterizzano la smart city: la mobilità sostenibile, il consumo efficiente di energia, un’amministrazione intelligente e verde del pubblico.


Fonte: WIRED.it