Svezia, la favola della squadra di rifugiati curdi. Vince il campionato ed è promossa in serie A

Svezia, la favola della squadra di rifugiati curdi. Vince il campionato ed è promossa in serie A



Il tricolore curdo sventola su un campo da calcio a Borlänge. La cittadina svedese, a cinquemila chilometri dal Kurdistan, sta vivendo un miracolo sportivo. Con un retrogusto politico. Poche ore prima che il presidente curdo Barzani annunciasse le sue dimissioni, il Dalkurd vinceva il campionato di serie B della Svezia. Una favola senza precedenti per la squadra fondata da nove rifugiati curdi arrivati in Scandinavia dopo la fuga da Mardin, nel sud est della Turchia, in seguito all’esplosione del conflitto con Ankara nel 1984. Per molti il Dalkurd incarna la nazionale curda, una rappresentativa inesistente di un Paese che non c’è, e il prossimo anno giocherà nella massima serie svedese.  

Questa favola sportiva ha innescato un’ondata di festeggiamenti a migliaia di chilometri di distanza dalla Svezia. Sui social, i curdi di tutto il mondo hanno celebrato il club fondato nel 2004 e la sua marcia trionfale: cinque promozioni negli ultimi cinque campionati.  

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Foto: il capitano Peshraw Azizi  

Attualmente i curdi nella rosa sono tre. Nel sangue del capitano scorre sangue Peshmerga. Peshraw Azizi è figlio di un ex combattente curdo che ha partecipato in prima linea alla guerra contro Saddam Hussein. Il difensore, capelli raccolti in un codino e barba lunga, ha commentato al The Guardian il successo: «Mio padre è stato per tanti in anni prima linea e io adesso continuo la sua battaglia, attraverso il calcio e non la guerra». 

Eppure il Dalkurd avrebbe potuto non esserci. Letteralmente. Nel 2015 i giocatori scampano, per puro caso, al disastro aereo della Germanwings provocato dalla follia suicida del copilota Andreas Lubitz. Nello schianto sulle Alpi francesi muoiono 150 persone, ma a bordo i giocatori non ci sono. La squadra non si imbarca all’ultimo minuto, scegliendo altri voli per risparmiare qualche ora nel rientro a Stoccolma. Un dribbling al destino, che ieri ha regalato al Dalkurd la gloria.  

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