Perché l’arresto del principe saudita riguarda anche Twitter e Apple



(Photo by Jordan Pix / Getty Images)

Il principe Alwaleed bin Talal è stato arrestato lo scorso sabato in Arabia Saudita, la notizia diffusa solo domenica, sarebbe stata bollata come semplice intrigo di palazzo se solo l’imputato non fosse uno degli investitori più influenti al mondo. L’arresto è stato reso esecutivo solo due settimane dopo la conferenza di Riyadh che ha visto riunita l’elite finanziaria mondiale. Durante l’incontro il principe designato al trono Mohammed bin Salman, noto con l’acronimo MBS, avrebbe annunciato un nuovo corso per l’economia Saudita, una nuova era con al centro investimenti di portata globale al fine di diversificare l’economia nazionale liberandola dalla dipendenza dal petrolio.

La volontà espressa da MbS di voler riportare l’Arabia Saudita all’Islam moderato ha riscosso il favore della politica internazionale e risvegliato l’interesse degli investitori. Tutto ciò, dopo che l’aprile scorso, il governo aveva svelato il progetto Vision 2030, un piano di apertura economica internazionale con al centro il lancio dell’offerta pubblica del 5% di Saudi Aramco, la statale che gestisce il commercio del petrolio.

L’arresto di sabato, con coinvolge altri undici fra ministri, alte cariche dello stato e uomini d’affari, rientra nella sbandierata politica di apertura e trasparenza portata avanti dal comitato anti corruzione capitanato dal principe aspirante re. Secondo il Washington Post la mossa vedrebbe MbS apertamente impegnato nella resistenza alla vecchia guardia di regnanti Sauditi ancorati ad una politica conservatrice e integralista, in un gioco di poteri che potrebbe guidare le sorti della nazione verso un’economia più moderna e dinamica.

Il principe Alwaleed bin Talal rappresenterebbe un ostacolo alle ambizioni del governo. Con un capitale personale di 18,7 miliardi di dollari Alwaleed viene nominato nella classifica di Forbes quale arabo più ricco. I suoi investimenti si estendono a livello globale e comprendono i settori della finanza, della tecnologia, del real estate, dell’hospitality e delle telecomunicazioni. Fra gli altri egli detiene quote significative di Twitter, Lyft, Apple e Citigroup più innumerevoli catene di alberghi fra cui Four Season, Accor e Savoy.

La Kingdom Holding di Alwaleed nel 2011, ha investito 300 milioni in Twitter e nel 2015 altri 50 milioni accrescendo le proprie quote e diventando il secondo maggior azionista dopo il co-fondatore Ev Williams. Nel 2013 viene acquisito il 2,5% del gigante cinese dell’ecommerce JD.com, quotato in borsa due anni dopo. Lo scorso anno il principe ha investito in Lyft, diretta concorrente Uber acquistando azioni direttamente dai fondatori Horowitz. La Kingdom Holding detiene sostanziali quote di Apple, Motorola e Citygroup, il 45% della catena di hotel Four Seasons e parte di Disneyland Paris. Alwaleed bin Talal è fondatore di alcune fra le più importanti imprese real estate al mondo fra cui la londinese Canary Wharf, e la Jeddah Tower in Saudi Arabia, il più alto edificio al mondo una volta ultimato.

Accusato di riciclaggio, corruzione ed estorsione Alwaleed rischia la confisca degli asset il cui valore si aggira intorno ai 32 miliardi di dollari secondo il NyTimes. L’arresto ha causato immediate apprensioni nella finanza internazionale, l’imputato rappresenterebbe la propria nazione agli occhi dei grandi investitori, un uomo con cui molti sono abituati a fare affari. Al momento non sarebbero ancora chiare le ripercussioni sul mercato finanziario globale gli effetti sarebbero invece già visibili all’interno dei confini dell’ancora ultra conservatrice Arabia Saudita. Malgrado i dati positivi dell’ultimo trimestre le azioni della Kingdom Holding sono crollate del 7,5% domenica. Secondo gli analisti l’arresto avrebbe spianato la strada al trentaduenne aspirante erede al trono Mohammed bin Salman con l’obiettivo di guadagnare il pieno controllo sugli affari della nazione leader nell’esportazione di petrolio.


Fonte: WIRED.it