La storia dei molluschi dimostra che l’evoluzione premia i più pigri



Una lumaca (Pixabay)

Pigri o laboriosi, lenti o dinamici? Uno studio condotto su alcune specie animali dà la rivincita a chi è affetto da pigrizia contro gli operosi. Dall’analisi dei dati su alcuni molluschi e fossili, l’evoluzione sembra aver favorito gli individui più pigri anziché quelli più attivi ed energetici. I risultati dello studio, guidato dalla University of Kansas, sono pubblicati su Proceedings of the Royal Society B.

I ricercatori hanno svolto un ampio lavoro di analisi dei dati, studiando l’andamento della sopravvivenza di circa 300 specie nell’Atlantico occidentale durante cinque milioni di anni, dal medio Pliocene ad oggi. La ricerca ha preso in considerazione il tasso metabolico, ovvero la quantità di energia di cui l’organismo necessita per sopravvivere. Questo elemento consente di prevedere in maniera affidabile la probabilità che la specie vada incontro all’estinzione.

I ricercatori hanno esaminato molluschi (bivalvi e gasteropodi, come lumache e chiocciole) nell’Atlantico e campioni provenienti da collezioni museali.

Nel caso di animali viventi, il tasso metabolico è stato calcolato mettendo insieme dati sulla temperatura, la dimensione dell’organismo nonché le condizioni di sopravvivenza, mentre per quelli estinti i dati sono stati ricostruiti tramite modelli del clima e complesse equazioni.

Sorprendentemente la quantità di energia media necessaria è significativamente diversa fra le specie estinte e quelle ancora esistenti. “Abbiamo individuato una differenza fra le specie di molluschi che si sono estinte cinque milioni di anni fa e quelle che vivono oggi”, sottolinea Luke Strotz, principale autore dello studio.

“Quelli estinti tendevano ad avere un tasso metabolico superiore rispetto a quelli viventi. Quelli che necessitano di un quantitativo inferiore di energia come mantenimento presentano una più elevata probabilità di sopravvivere rispetto agli organismi che avevano bisogno di maggiore energia”. Questo dato suggerisce che gli individui meno attivi, che consumano e richiedono meno energia sono anche quelli più resilienti dal punto di vista della sopravvivenza.

Ma c’è un altro elemento da considerare. Gli autori hanno osservato che il tasso metabolico era collegato alla probabilità di estinzione di una specie soprattutto quando quest’ultima presentava una distribuzione spaziale ristretta, in altre parole quando l’habitat degli animali non era esteso ad ampie zone dell’oceano. “Abbiamo trovato che specie che hanno una distribuzione molto ampia non presentano la stessa associazione fra estinzione e tasso metabolico”, sottolinea Strotz. Così la rivincita dei pigri è più marcata nel caso in cui l’ambiente di vita sia piccolo.

Ovviamente ci sono vari fattori in ballo, come ricordano gli autori, e non solo il metabolismo, che tuttavia potrebbe avere un ruolo nella predisposizione all’estinzione. Così questo elemento potrebbe diventare una chiave di previsione della sopravvivenza di una specie.

Ora gli autori intendono studiare se questo risultato possa valere anche per altri animali e non solo per i molluschi, il cui studio è stato più semplice dato che vi sono diverse specie esistenti ed estinte. Ma altri studi sono necessari per capire se c’è un collegamento fra metabolismo e rischio di estinzione anche per vertebrati e animali terrestri.


Fonte: WIRED.it