Lotta al terrorismo, cultura ed energia:  le nuove sfide dell’Italia nel Mediterraneo

Lotta al terrorismo, cultura ed energia: le nuove sfide dell’Italia nel Mediterraneo



Partiamo con i numeri. Un sistema economico dove passa il 30% del commercio mondiale di petrolio e il 20% del traffico marittimo. Un mercato di 500 milioni di consumatori. Un’area con 450 tra porti e terminal e 400 siti patrimonio dell’Unesco che concentrano un terzo del turismo mondiale. Il Mediterraneo è il teatro strategico per le sfide globali, attuali e del futuro. È in questa zona, come sottolinea il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che «si gioca buona parte della sicurezza globale».  

Da qualche anno la regione è immersa in un «paradosso geopolitico»: è più frammentata ma al contempo più interconnessa. «Le nostre due sponde sono geograficamente vicine e culturalmente affini, ma restano ancora troppo lontane sul piano politico ed economico – spiega Alfano – E l’Ue deve prendere coscienza che il suo destino è scritto nel Mediterraneo». 

Ma quali sono le sfide dell’Italia nel «Mare Nostrum»? Nel rapporto presentato dalla Farnesina alla vigilia della terza edizione del Forum «MED - Mediterranean Dialogues», in agenda a Roma da giovedì 30 novembre a sabato 2 dicembre, vengono analizzati i sei pilastri dell’impegno italiano nel Mediterraneo: sicurezza, migrazioni, economia, energia, cultura e scienza, cooperazione.  

Dalla lotta contro il terrorismo alla radicalizzazione, l’Italia è da tempo in prima linea per la stabilità del Mediterraneo. Siamo tra i membri fondatori della Coalizione globale contro l’Isis e abbiamo un ruolo di primo piano nell’addestramento militare in Iraq e nelle missioni di peacekeeping dell’Onu.  

La risposta alla sfida delle migrazioni, invece, si è articolata su due piani: solidarietà e sicurezza. L’impegno italiano nella gestione dei flussi e la lotta ai trafficanti di esseri umani ha inaugurato una collaborazione con i Paesi di origine e transito, con la nascita del Fondo per l’Africa.  

Gli sforzi economici dell’Italia nell’area mediterranea hanno l’obiettivo di gestire gli squilibri finanziari e creare ricchezza e occupazione, con incentivi per l’attrazione degli investimenti. Anche grazie a questi strumenti l’Italia è diventato il quarto partner commerciale dei Paesi di Medio Oriente e Nord Africa.  

Il Mediterraneo è fondamentale, poi, per l’approvvigionamento energetico italiano. Da qui arrivano i due terzi delle nostre importazioni petrolifere. E i progetti in via di realizzazione per il gas naturale favoriranno la diversificazione. 

Lo sviluppo sostenibile e la stabilità, nell’ottica italiana, non possono prescindere dalla cultura. Per questo sosteniamo le missioni archeologiche nei diversi Paesi della regione (86 nel 2017) e di tutela al patrimonio artistico. Il ministro Alfano ha inoltre lanciato l’idea di un «Erasmus del Mediterraneo», un progetto di mobilità di giovani studenti e ricercatori nell’ambito di programmi di scambio e cooperazione inter-universitaria.  

Nel 2016 l’aiuto pubblico italiano per la cooperazione allo sviluppo ha raggiunto la cifra record di 4,5 miliardi di euro. Fondi destinati agli aiuti umanitari, agricoltura e sicurezza alimentare, istruzione, sanità e lotta alle disuguaglianze.  

«Il Mediterraneo rappresenta solo l’1% della superficie mondiale, ma una parte significativa della stabilità e della sicurezza globale si gioca in questo mare. E l’Italia intende proteggere quell’identità e quelle influenze reciproche che hanno plasmato per millenni una cultura di dialogo e rispetto», conclude il ministro Alfano. 

Alla terza edizione di «MED – Mediterranean Dialogues» parteciperanno oltre 400 leader, tra cui capi di Stato, premier, ministri, uomini di finanza e imprenditori, enti e organizzazioni internazionali nonché studiosi ed esperti provenienti da circa 50 Paesi.