Google censurato per la Cina, dipendenti contro l’azienda



(Foto: Mashable)

L’ipotesi che Google torni a offrire in Cina un servizio di ricerca adattato alle richieste del governo non è apprezzata da centinaia di dipendenti che lavorano in azienda. Lo scrive il New York Times, citando una lettera ottenuta dagli impiegati del colosso statunitense che lamentano l’assenza di trasparenza al fine anche di “prendere decisioni eticamente informate sul nostro lavoro, i nostri progetti e il nostro impiego”.

Secondo il quotidiano newyorkese quindi, il già non facile e potenziale ritorno di Google nella terra del dragone (dove pure conserva delle attività) potrebbe essere ostacolato anche dall’attivismo interno. L’indignazione dei dipendenti, in merito al cosiddetto progetto Dragonfly, nascerebbe dal rischio di lavorare involontariamente su tecnologie pensate per nascondere informazioni ai cittadini, come nei desideri di Pechino.

La controversia cinese rientrerebbe comunque nella più generale richiesta da parte dei dipendenti di ottenere, da parte dell’azienda, una struttura di revisione etica; la presenza soggetti indipendenti; una comunicazione trasparente, e una valutazione su settori e progetti dove si impongono problemi etici.

Sembra che il tema si imponga ai piani alti anche attraverso le domande che i dipendenti pongono ai dirigenti attraverso sistemi interni e che vengono poi dibattute ai meeting settimanali. E secondo la ricostruzione del quotidiano, il ceo Sundar Pichai avrebbe ammesso che “bisogna pensare seriamente a come fare di più in Cina se vogliamo svolgere bene la nostra mission, ma detto questo non siamo vicini al lancio di un prodotto per la search in Cina“.

Non è la prima volta che i lavoratori di Google alzano la voce: ad aprile in tremila firmarono una lettera per chiedere ufficialmente al Ceo di rinunciare alla collaborazione con il Pentagono. L’azienda stava infatti partecipando al Progetto Maven, cioè lo sviluppo di un’intelligenza artificiale capace di analizzare le riprese dei droni per conto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Ai tempi, il New York Times pubblicò un retroscena: sembrava che i dirigenti stessero lavorando a una serie di linee guida per assicurare che mai le loro tecnologie sarebbero state utilizzate per fini offensivi. Un modo per calmare gli animi dei dipendenti. A quanto pare, non è bastato.


Fonte: WIRED.it