Cosa farà la sonda Parker Solar Probe durante la sua missione



Illustrazione della sonda che si avvicina al Sole (Illustrazione: NASA/ Johns Hopkins APL/ Steve Gribben)

La sonda della Nasa Parker Solar Probe è partita da Cape Canaveral (Florida) su un razzo Delta-IV Heavy poco dopo le 3:30 di mattina di domenica 12 agosto (le 9:30 in Italia), con 24 ore circa di ritardo sul ruolino di marcia originale, a causa di alcuni problemi tecnici.

Un progetto ambizioso con cui la Nasa vuole studiare il vento solare emesso dalla parte esterna del Sole e che origina le aurore polari. La sonda arriverà a 6,2 milioni di chilometri dalla superficie della nostra stella e raggiungerà la velocità di 190 chilometri al secondo, entrambe condizioni che stabiliscono dei record.

Il lancio dallo Space Launch Complex 37 (Foto: NASA/ Kim Shiflett)

Il britannico Nicky Fox, tra gli scienziati che ha lavorato al progetto, ha usato una figura per spiegare i rapporti e le dimensioni: “se la Terra e il Sole fossero distanti un metro, la Parker Solar Probe arriverebbe a 4 centimetri da quest’ultimo, viaggiando attorno al sole a una velocità massima di 690mila km/h. Una velocità che permetterebbe di spostarsi da New York a Tokyo in meno di un minuto”.

Capire come funziona il Sole
La sonda si immergerà nell’atmosfera esterna del Sole, detta corona solare, che si estende per milioni di chilometri e attorno alla quale farà 24 evoluzioni nei prossimi 7 anni, per studiarne da vicino le attività.

La nostra stella bombarda costantemente la Terra con campi magnetici e particelle cariche, un vento solare che genera le luci aurorali tipiche dei cieli polari ma che è origine anche di fenomeni dannosi. Le eruzioni solari fanno vibrare il campo magnetico terrestre, uno degli effetti più tangibili sono i problemi alle telecomunicazioni che si possono verificare, così come possono essere messi in crisi satelliti e reti elettriche.

La sonda acquisirà dati con i quali gli scienziati vogliono comprendere meglio e, se possibile, prevedere queste tempeste provenienti dal Sole.

La necessità di arrivare tanto vicino alla nostra stella nasce proprio dall’esigenza di studiare questi fenomeni laddove si verificano. La corona, e questo è un altro meccanismo che sfugge allo scibile umano contemporaneo, è molto più calda della superficie solare ed è anche qui che il flusso acquisisce velocità, con frustate che lo spingono attraverso il Sistema solare anche a più di 500 km al secondo.

La sonda
Il suo nome è un omaggio al fisico Eugene Parker che, negli anni ’50, ipotizzò l’esistenza del vento solare.


La Solar Parker Probe gode della protezione di uno scudo in carbonio spesso 11,5 centimetri. Le celle solari che la alimentano sono raffreddate ad acqua per evitare che l’esposizione alla luce del sole le danneggi. I computer di bordo dovranno essere sufficienti a loro stessi, giacché lungo alcuni tratti attorno al Sole le interferenze bloccheranno ogni contatto con la sonda.


Fonte: WIRED.it