Cosa sappiamo della piattaforma di streaming Disney



Robert Iger e Topolino (foto: Getty)

Nel 2019, tra i servizi di streaming scenderà anche Disney con una sua piattaforma destinata a contribuire, secondo il presidente e ceo Robert A. Igerman, a “una strategia di crescita completamente nuova per l’azienda”.

E sebbene siano ancora molte le incognite, dal nome ai costi del servizio, secondo il New York Times diversi elementi stanno emergendo e delineando il futuro di quella che molti a Hollywood già appellano come Disneyflix, in antitesi a Netflix. Secondo il quotidiano newyorkese, il successo del nascente servizio sarà legato a doppio filo al destino di Ricky Strauss, dirigente che ha già ricoperto importanti ruoli in azienda è che è stato scelto come presidente e supervisore del nascente servizio, sia per quello che riguarda i contenuti che l’aspetto marketing. Un potere davvero immenso che Strauss dovrà sfruttare al meglio, gestendo centinaia di milioni di dollari per la produzione e intercettando prodotti e contenuti qualitativamente alti.

Il servizio infatti sarà destinato alle famiglie, non ci saranno contenuti censurabili o vietati ed è un fattore che esclude a priori prodotti non consoni.  Decisamente in linea con il target appaiono allora prodotti come la serie Star Wars, che sarà diretta da Jon Favreau, e film originali come Timmy Failure, un adattamento sullo schermo dai libri di Stephan Pastis. E naturalmente, con un servizio proprietario, tutti i film della casa che usciranno in sala arriveranno sulla piattaforma, senza transitare dalla concorrenza.

Ma quanti film sono in produzione o in sviluppo avanzato, a parte quelli citati sopra? Secondo il Nyt, che cita agenti e produttori vicini alla casa, sono almeno nove, compresi i remake in formato live-action di Lilly e il vagabondo e La spada nella roccia. E non mancherebbero neanche spin off di prodotti di successo come High School Musical and Monsters Inc. ma solo a un livello episodico. E naturalmente nella library non mancheranno film della casa e vecchi programmi a marchio Disney per lo zoccolo duro degli appassionati, che erano magari bambini quando lo streaming era una dimensione molto lontana.


Fonte: WIRED.it