La blockchain per individuare la cannabis di contrabbando



(Foto: Joseph Eid/Afp/Getty Images)

La blockchain, la tecnologia legata al mondo delle criptovalute, come i bitcoin, torna a far parlare di sé. Questa volta, infatti, sembra essere utile per monitorare la cannabis di contrabbando. Infatti, utilizzando questo software, la TruTag Technologies, azienda statunitense delle Hawaii, ha appena affermato di essere in grado di tenere traccia della cannabis venduta legalmente negli Stati Uniti. Più precisamente, l’azienda ha in mente di taggare la cannabis commestibile (come dolcetti e caramelle) con minuscole particelle di silice, come codici a barre ingeribili, con l’idea che questi siano molto difficili da imitare e possano essere scansionati per rivelare che un determinato prodotto sia legale.

I tag, riferisce l’azienda, vengono creati incidendo un muscolo frammento di silice sottile con un modello codificato di piccoli fori. Questo viene poi sminuzzato in particelle microscopiche che conservano il codice ottico dell’originale, che vengono successivamente attaccate alla superficie della cannabis. Chiunque può leggere i codici con uno speciale scanner ottico portatile e controllarli online. La sezione online del sistema è un database basato appunto sulla blockchain e sviluppato da Tag-It Tec, un’altra azienda americana con sede a Seattle.

L’idea dell’azienda è, quindi, quella di combattere il contrabbando e l’illegalità della cannabis, registrando tutta la cannabis legale all’interno di una blockchain: infatti, una volta che qualcuno vorrà analizzare una cannabis commestibile, il database Tag-It mostrerà il produttore, il luogo e la data di origine di un prodotto di cannabis, ricevendo così la conferma che è sicura e legale.

Blockchain è una forma di libro digitale originariamente sviluppato per criptovalute, che può registrare pubblicamente le informazioni, difficili da manomettere. Per chi non se lo ricordasse, blockchain vuol dire letteralmente catena di blocchi: “Si tratta”, ci aveva spiegato Alessandro Moccia, esperto di sicurezza informatica che lavora per infrastrutture critiche nazionali nel settore bancario, delle telecomunicazioni e dei media, early adopter delle criptovalute dal 2012, e che ha collaborato alla fasi iniziali di diversi progetti italiani sulla blockchain,“di un registro aperto di informazioni condiviso, decentralizzato e distribuito. Più tecnicamente, è un database che, anziché risiedere su un unico server, è strutturato in blocchi distribuiti su diversi nodi di una rete. Il punto di forza della blockchain sta tutto in questo concetto. Le informazioni inserite nel database si riproducono in tempo reale in tutti i nodi della rete, e i nodi stessi possono in qualsiasi momento verificare la validità delle informazioni inserite”.

“Oltre alla possibilità di verificare le informazioni in modo unanime”, continua Moccia, “tali informazioni, una volta scritte e validate, non possono essere più modificate. Nella blockchain è consentito solo aggiungere informazioni, e non alterare quelle che sono già state memorizzate. Questa caratteristica garantisce la massima trasparenza delle informazioni presenti nel database”.


Fonte: WIRED.it