Marchionne, oltre gli schemi dell’innovazione del XXI secolo

Marchionne, oltre gli schemi dell’innovazione del XXI secolo



Il presidente John Elkann: “Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa”. E così accade che sabato 21 luglio 2018 Mike Manley succede a Sergio Marchionne. Dopo un CdA d’urgenza convocato nel pomeriggio al Lingotto, nello storico quartier generale di via Nizza 250.

Mike Manley è il nuovo amministratore delegato di Fiat Chrysler responsabile del marchio Jeep, che era entrato nel Group executive council (Gec) di Fca il primo settembre scorso. E’ la prima di una serie di decisioni prese dai consigli d’amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh industrial, riuniti in emergenza ieri a Torino per tracciare il dopo-Marchionne. Il giorno più difficile di Fiat-Chrysler. Che in questi 14 anni, da quando Sergio Marchionne ne ha preso il timone, ha cambiato completamente pelle.

La versione ufficiale è che Sergio Marchionne, 66 anni, abruzzese di origine, ma cresciuto in Canada, ha subito un intervento alla spalla a inizio luglio. Da allora non è trapelato più nulla sulle sue condizioni fisiche. E la sua uscita romana dello scorso giugno rimarrà la sua ultima da amministratore delegato della Fiat dopo 14 anni al comando dell’azienda. E il suo ultimo messaggio.

L’ultima apparizione pubblica

L’ultima apparizione pubblica di Sergio Marchionne è il 27 giugno 2018 a Roma, dove ha consegnato ai Carabinieri una Jeep Wrangler. Nel parco del Comando Generale dell’Arma, l’amministratore delegato di Fca ha tenuto il suo ultimo discorso pubblico, dove ha ricordato le sue origini e i valori dei militari che ancora tiene radicati in sé: “Mio padre era un maresciallo dei Carabinieri. Sono cresciuto con l’uniforme a bande rosse dell’Arma e ritrovo sempre i valori con cui sono cresciuto e che sono stati alla base della mia educazione: la serietà, l’onestà, il senso del dovere, la disciplina, lo spirito di servizio”.

La straordinaria storia di Marchionne

Marchionne nasce in provincia, a Chieti in Abruzzo nel 1952. Il padre, maresciallo dei Carabinieri, si era trasferito in Canada dopo la pensione per cominciare una nuova vita. La madre dalmata. Consegue tre lauree (Filosofia, Economia, Giurisprudenza) più un master in Business Administration. Diventa “dottore commercialista” dall’85 e procuratore legale e avvocato (in Ontario) dall’87. Descrisse così nel 2011 i suoi inizi, riportati in una brillante biografia del giornalista Giorgio Dell’Arti: “Quando ho iniziato l’università, in Canada, ho scelto filosofia. L’ho fatto semplicemente perché sentivo che, in quel momento, era una cosa importante per me. Poi ho continuato studiando tutt’altro e ho fatto prima il commercialista, poi l’avvocato. E ho seguito tante altre strade, passando per la finanza, prima di arrivare a occuparmi di imballaggi, poi di alluminio, di chimica, di biotecnologia, di servizi e oggi di automobili. Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore. Ma mi ha aperto gli occhi, ha aperto la mia mente ad altro”.

Designato come Ceo dell’allora Fiat nel 2004, a pochi giorni dalla morte di Umberto Agnelli, il primo a credere in lui tanto da cooptarlo in Consiglio di amministrazione. Un Lingotto che era sull’orlo del fallimento con un debito convertendo, concesso dalle banche creditrici, che poi si rivelò decisivo. Un prestito che, senza un immediato cambio di rotta per un’azienda che perdeva più di due milioni di euro al giorno, avrebbe consegnato Fiat alle banche. Non accadde.

È stato Marchionne a portare la Fiat sul mercato americano con tenacia, lungimiranza e perché no una buona dose di follia. Un mercato dove ogni anno vengono comprate circa 18 milioni di auto. Prima ha acquistato il 35% di Chrysler nel 2009, poi nel 2014 sale al 100% portando alla fusione delle due aziende. Fca nascerà come il settimo produttore mondiale di auto, con in pancia marchi del calibro di Ferrari, Alfa Romeo, Jeep, Ram, Dodge. Cambiando radicalmente 115 anni di storia del marchio Torinese.

Il cambiamento delle relazioni industriali

 

In Italia Marchionne cambia radicalmente le relazioni industriali. Nell’aprile del 2010, quando Fiat disdice il contratto nazionale, poi esce da Confindustria provocando un colpo durissimo all’associazione di viale dell’Astronomia, e chiede una serie di concessioni ai sindacati come condizione per investire a Pomigliano nella produzione della nuova Panda. La maggior parte delle sigle sindacali accetta l’accordo, mentre la Fiom è contraria e così resterà fino alla fine aprendo un contenzioso che ancora oggi si trascina nei tribunali. In due successivi referendum, prima a Pomigliano e poi a Mirafiori, gli operai dicono sì all’intesa a larga maggioranza.

“L’Italia aveva delle soluzioni molto limitate per quanto riguarda la crisi dell’auto – ha detto Marchionne a metà gennaio, quando ha annunciato le nuove assunzioni di Melfi – Abbiamo avuto il coraggio, l’intelligenza e la perspicacia di andare al di fuori e trovarci questa realtà americana, e cominciare a lavorare con i nostri colleghi qua per creare un mondo diverso. Una scommessa che a quei tempi sembrava azzardata e che è diventata una realtà veramente solida”. Insomma, al contrario di ciò che molti pensavano, è stata l’America a salvare l’Italia e i suoi posti di lavoro”.

Uomini coraggiosi. Uomini liberi. Uomini figli di gente comune che arrivano ai vertici. Marchionne Ha preso decisioni contrastate ma ha reso grande un marchio italiano nel mondo creando più lavoro a buone condizioni in un periodo in cui il lavoro non c’era.


Fonte: Startupitalia