Qual è la strategia dell’India per far crescere digitale ed ecommerce



Il lancio di Jio in India (Getty: Anindito Mukherjee/Bloomberg)

Traffico dati a prezzi stracciati e demonetizzazione: che sia questa la ricetta che ha dato vita al grande successo dell’ecommerce in India? I grandi operatori del settore sgomitano per entrare nella partita che, oltre alla appetibile classe media, apre oggi le porte del mercato ai consumatori delle cittadine più remote.

La “Jioficazione”
L’anno scorso la società di consulenza indiana RedSeer ha stimato un incremento del 33% nel numero di acquirenti attivi ogni mese sui portali di ecommerce in India, raggiungendo i 20 milioni di soggetti. Un dato che poteva tranquillamente essere riferito al grande cambiamento avvenuto pochi mesi prima, a fine 2016, ovvero il lancio da parte del magnate di Reliance, Mukesh Ambani, dei suoi pacchetti di navigazione internet a costo bassissimo, targati Jio. “Sicuramente i piani tariffari con cui Jio è entrata sul mercato, lo hanno rivoluzionato, consentendo l’accesso a dati internet da parte di una fascia più ampia di popolazione” spiega Massimiliano Altabella di Relations at Work, società di consulenza e temporary management di Mumbai.

Il fenomeno è visibile ad occhio: dai tassisti ai proprietari dei piccoli baracchini di strada, oggi sono tutti attaccati al cellulare, per guardare l’ultimo film di Bollywood che hanno scaricato sul cellulare”, aggiunge.

I primi mesi, addirittura, Jio ha fatto la sua comparsa con una connessione gratuita, per poi proporre piani tariffari comunque estremamente bassi: “Il grosso punto di domanda è uno solo, ovvero quanto questa mossa sia sostenibile, si domanda Altabella.

“Perché sebbene questa una manovra abbia allargato la base dei clienti e aperto nuovi canali permettendo l’inclusione di fasce di popolazione prima escluse dalla tecnologia, ha anche creato forti tensioni in tutte le società che si occupano di telecomunicazioni.  Gli altri player hanno dovuto rincorrere le scelte di Jio abbassando le tariffe, scelta che ha causato non poche tensioni a livello di bilanci. Credo che un segnale significativo sia la fusione di Vodafone con Idea Cellular”.

Anche gli ultimi dati di bilancio di Reliance non sono entusiasmanti. Per Altabella “la ragione è semplice: la compagnia ha sovvenzionato piani commerciali estremamente aggressivi. Certo, per prima cosa staremo a vedere se chi ha preso con una carta telefonica di Reliance a condizioni così vantaggiose resterà con la compagnia nel momento in cui dovrà necessariamente alzare le tariffe. C’è anche da dire che Reliance ha un rating persino superiore a quello dell’intera nazione India, quindi è in grado di stare sul mercato a questi costi. Anzi, anche a costo di sbaragliare la competizione”.

Nel più grande magazzino di Amazon in India (Getty: Dhiraj Singh/Bloomberg)

Demonetizzazione ed ecommerce
Diversa è invece la questione demonetizzazione, che secondo qualche osservatore avrebbe favorito sia la creazione di negozi online, sia le transazioni digitali. Il problema, spiega Altabella, è che mancano i dati per motivare in maniera indipendente questa lettura del fenomeno. “Quella della demonetizzazione (il ritiro di tutte le banconote da 500 e 1000 rupie da parte del governo, avvenuto nel novembre 2016, ndr) è stata una mossa eclatante, cui oggi molti legano una serie di effetti, alcuni dei quali non hanno francamente nulla a che fare con il ritiro della moneta, che si è concentrato soprattutto nei primi tre mesi successivi alla dichiarazione del ritiro”, ricorda.

Sicuramente in quella fase c’è stato un trasferimento di denaro ai canali telematici, ma è difficile pensare che questo abbia davvero riguardato anche una certa fascia di popolazione illetterata, e che in così poco tempo sia stata messa in grado di aprire un conto corrente online. Bisognerebbe analizzare dei dati certi che ancora mancano, ma al momento propendo per non legare le due questioni”, aggiunge.

Piuttosto, spiega Altabella, il fenomeno da legare alla digitalizzazione indiana è la partita dell’ecommerce. Una lotta che negli scorsi mesi ha visto tra i contendenti Amazon, Walmart e Alibaba. Jio, pochi giorni fa, ha annunciato l’intenzione di scendere in campo con una sua piattaforma. “All’origine del successo dell’ecommerce indiano c’è il fatto che questo sopperisce ad alcune lacune di un sistema di distribuzione che, possiamo dire, di fatto in India non esiste: grazie all’ecommerce invece si crea una risposta industriale perfetta”.

Non si parla più quindi solo di una diversa attitudine dei consumatori, ma un vantaggio industriale in termini di distribuzione, dal settore alimentare a quello dell’abbigliamento. “In questo senso si può leggere la scelta di Jio di entrare nei sistemi di pagamento digitali con sistema di pagamento via mobile simile al primo ad essere stato lanciato in India Paytm. In futuro, a mio avviso, l’utilizzo di traffico dati diventerà una commodity attraverso la quale offrire servizi a maggior valore aggiunto, come appunto il servizio di pagamento via mobile”.

Dalla carta Aadhaar alla Gst
C’è un ultimo aspetto che si lega alla corsa al digitale dell’India ed è la nascita della Aadhaar card, una carta di identità che in patria è stata salutata come il primo passo verso una società completamente digitalizzata: “Quando l’implementazione sarà completa, non sarà più una semplice carta d’identità ma una tessera in grado di raccogliere a 360 gradi i dati dei cittadini, obbligatoria per tutti i correntisti, in grado di semplificare le procedure burocratiche e molto altro: già oggi per richiedere una nuova sim basta presentare la propria Aadhaar card. Questo forzerà la popolazione ad avvicinarsi concetto di digitalizzazione, nel medio-lungo termine, con un effetto, io credo, ben più strutturale della demonetizzazione”, osserva Altabella.

Se questa carta favorirà, secondo gli auspici del governo, l’informatizzazione della società, un effetto simile lo si attende dall’ultima grande riforma strutturale, per importanza, introdotta dal governo: la Gst, la Good and service tax, una sorta di Iva nazionale grossomodo unificata: “Da un punto di vista strutturale, si tratta di una misura che può portare alla digitalizzazione e ad una conseguente semplificazione amministrative e burocratica”, osserva l’esperto. E chiosa: “Con la sua introduzione le procedure doganali sono state quasi tutte digitalizzate, le transazioni avvengono online, così come ad esempio l’apertura di una nuova società – il che aumenta in modo importante il tasso di trasparenza di queste operazioni. Certo, questo sistema oggi vive importanti problemi di implementazione, ma pur sempre risolvibili nel medio lungo termine. Questa riforma, se verrà mantenuta nel tempo, cambierà per sempre (e in positivo) il modo di fare business in India”.


Fonte: WIRED.it