OffGridBox, il container hi-tech che dà acqua pulita ed energia dove ce n’è bisogno



Il progetto OffGridBox è stato selezionato tra i New Heroes di RedBull.com. Il dispositivo fornisce acqua, elettricità e connessione a Internet in aree critiche o isolate, ma soprattutto in Africa è gestito in modo da favorire l’emancipazione femminile

Essere off grid significa, letteralmente, non avere allacciamenti alle reti dei servizi, da quelli idrici a quelli elettrici, includendo ovviamente anche la connessione a Internet. Una condizione che in Paesi come l’Italia può accadere eccezionalmente – basta pensare a un’area appena colpita da una calamità naturale – ma che è una realtà quotidiana per le regioni meno ricche del pianeta, tra cui certamente moltissimi villaggi rurali africani. Da qui è nata l’idea del dispositivo OffGridBox, che nel suo sviluppo ha conciliato aspetti ingegneristici ad alto contenuto tecnologico con soluzioni capaci di impattare anche su problemi sociali e istituzionali.

Questo mix di innovazione e iniziative culturali è il motivo per cui OffGridBox è stato scelto per entrare a far parte di New Heroes, il progetto editoriale a cura di Oscar di Montigny e realizzato insieme a RedBull.com per puntare i riflettori sulle storie dei nuovi eroi del mondo del lavoro.

Risolvere il problema delle fonti idriche contaminate dalle feci, aiutare popolazioni piombate in una situazione di estrema difficolta e dare una mano all’emancipazione femminile in alcuni Paesi africani, ad esempio, sono tre delle mission perseguite da tutto il team di lavoro.

Ma che cos’è e come funziona OffGridBox? Si tratta di un container cubico alto due metri, e con una base 2-per-2, da cui si può attingere acqua pulita, energia elettrica e connessione Wi-Fi. A sviluppare il progetto è la cooperativa Fabbrica del Sole di Arezzo, attiva dal 1999 sui temi delle fonti rinnovabili e dell’autosufficienza energetica. Il tetto del box è interamente coperto di pannelli fotovoltaici, accoppiati a batterie ricaricabili che accumulano l’energia solare raccolta e la rendono disponibile anche durante la notte. All’interno del container è presente un sistema di filtraggio dell’acqua (che la rende potabile anche in caso di contaminazione delle fonti), associato a un grande serbatoio da oltre mille litri e talvolta anche a un sistema di desalinizzazione e a un collettore delle acque piovane. A completare il dispositivo ci sono prese elettriche e attacchi Usb, oltre alla possibilità di attivare un hotspot Wi-Fi. Tipicamente si possono lasciare attive senza interruzioni 3 luci a led e 2 prese per la ricarica degli smartphone.

Alcune caratteristiche tecniche: un OffGridBox può essere allestito in 3 ore (ciò lo rende adatto anche a situazioni di emergenza) e si stima che possa funzionare continuativamente fino a vent’anni. Il costo del dispositivo è di circa 20mila euro – la cifra esatta dipende anche dagli optional installati – mentre ogni utilizzo ha un costo di pochi centesimi per l’utente finale. L’acqua erogata viene depurata grazie a una pompa che la fa passare attraverso un sistema articolato in cinque passaggi che contiene elementi meccanici per la micro-filtrazione e depuratori antibatterici a ultravioletti, mentre la potenza elettrica massima prodotta (grazie anche all’ausilio di un piccolo impianto eolico) arriva a 20 chilowatt.

Uno dei luoghi in cui il progetto sta trovando concretezza è il Ruanda, dove per il momento sono già stati installati 6 container: ciascuno di loro può bastare per fornire acqua potabile ed energia elettrica a un villaggio di 400 abitanti. “In Ruanda”, racconta Emiliano Cecchini, fondatore del progetto, “il 100% delle fonti idriche è contaminato dalle feci”, dunque è ancora più importante avere un punto d’accesso all’acqua depurata.

L’altro tema relativo al Ruanda è quello della condizione delle donne: “Il tema del women’s empowerment è molto sentito a livello istituzionale nel Paese”, racconta Cecchini, “e per scelta del nostro team la gestione delle OffGridBox è affidata alle donne del villaggio.

Ma quante donne servono per ciascun container? “Il minimo sono due persone impiegate a tempo pieno”, ha spiegato Cecchini a Wired, “ma di solito è meglio suddividere la gestione in turni tra cinque addetteIn ogni caso”, prosegue, “la totalità delle assunzioni riguarda le donne, e al di là dell’occupazione in sé forniamo un percorso di formazione sull’energia solare, sui trattamenti dell’acqua, sulla gestione di una connessione Wi-Fi e sull’utilizzo di smartphone e applicazioni“. La questione non è banale, perché si tratta di controllare il funzionamento di un sistema hi-tech attraverso interfacce interamente in inglese. “E anche quello che per noi può sembrare semplice e scontato”, chiosa Cecchini, “non lo è affatto quando ci si confronta con la realtà di un villaggio sperduto nel territorio ruandese”.

Il primo container è stato consegnato nel 2015, nel periodo in cui OffGridBox è stato anche presentato all’Expo di Milano, ma dall’anno scorso è stato terminato lo sviluppo della nuova configurazione. Parallelamente, è stato adottato anche un modello di business diverso, più congeniale a una diffusione del dispositivo su larga scala. Secondo gli sviluppatori, ora OffGridBox è adatto non solo alle aree disagiate come quelle in cui è stato installato a Portorico, in Madagascar, in Nigeria e nelle isole Filippine, ma anche a chiunque nel mondo voglia o debba restare off grid, dalle abitazioni situate in luoghi poco accessibili alle ville di chi intende mantenersi del tutto indipendente. In generale, il dispositivo è stato progettato per essere robusto e semplice da trasportare, e può essere rivestito in legno, interrato o decorato con piante rampicanti.


Fonte: WIRED.it