Telefono, si torna alla fatturazione mensile ma si può fare meglio



(Foto AP/LaPresse)

Le compagnie telefoniche stanno tornando alla fatturazione mensile. Ogni operatore, con date diverse ma comunque non oltre il 5 aprile, cancellerà il sistema a 28 giorni, passando così da 13 a 12 cicli di fatturazione. Il ritorno alla fatturazione mensile comporterà in alcuni casi un aumento dell’8,6% che, di fatto, non produce nessun risparmio per i clienti finali.

Al di là delle proteste degli utenti, la questione è monitorata anche dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). Quest’ultima, pur avendo un potere molto relativo sulle politiche di prezzo attuate dagli operatori telefonici, sta verificando alcune procedure messe in atto da Tim, Tre Italia, Vodafone e Wind nel passaggio dal sistema a 28 giorni alla fattura mensile.

La prima delle verifiche in atto riguarda la modalità con cui le compagnie di telecomunicazioni hanno avvisato i clienti in merito alle modifiche contrattuali e al rincaro dei prezzi con un’unica comunicazione mentre, da regolamento, avrebbero dovuto inviarne due distinte.

La disdetta del contratto in negozio, descritta dalla legge 124 del 2017, sarebbe stata poco enfatizzata dagli operatori telefonici, negando così ai clienti un diritto sancito.

Anche i termini per chiudere un contratto sarebbero migliorabili. Secondo l’Agcom gli operatori avrebbero dovuto dare almeno 30 giorni di tempo ai clienti per recedere dai contratti e dalle offerte attive mentre, a una prima lettura delle condizioni, il recesso sarebbe possibile solo al momento in cui la nuova politica di fatturazione diventerà effettiva.


Fonte: WIRED.it