Gresta di Hyperloop Tt: “Ecco come creare una nuova economia della mobilità”



Bibop G. Gresta (Foto: SAS Italy/Twitter)

“Ci sono persone che stanno cercando di prevedere il futuro. Noi lo stiamo realizzando.” Così Bibop Gabriele Gresta, l’italiano co-fondatore di Hyperloop Transportation Technologies (Htt), ha concluso il suo intervento sul palco del Sas Forum di Milano, tenutosi al MiCo. Visionario e ottimista, in mezz’ora di discorso ispirazionale ha approfittato del suo ritorno in Italia per raccontare lo stato dell’arte della tecnologia Hyperloop a tutto tondo, dall’andamento dei lavori nella prima infrastruttura europea che sta per essere realizzata a Tolosa alle prospettive hi-tech in termini di sostenibilità ambientale, gestione dell’energia, modello di business, sicurezza ed esperienza di viaggio.

La società Htt, fondata alla fine del 2014, che ha come competitor la Virgin Hyperloop One, oggi dialoga con numerosi governi di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Corea, dal Brasile agli Emirati Arabi. “Anche se le capsule potranno raggiungere i 1.223 chilometri orari, ha raccontato Gresta, la velocità non è l’aspetto più interessante, perché il cuore dell’innovazione sta nell’efficienza energetica, nel basare tutto sulle fonti rinnovabili”. Soprattutto grazie all’energia solare, sfruttata in combinazione con altre rinnovabili come il geotermico, si stima che Hyperloop possa produrre fino al 30% di energia in più rispetto a quanto consuma.

Ma l’elemento che ci è parso più interessante, approfondito a margine dell’intervento sul palco, è l’impiego della tecnologia blockchain nel mondo dei trasporti, con le relative applicazioni in termini di sicurezza, di privacy e di gestione dei pagamenti.

“Oggi viaggiare fa schifo”, ha spiegato Gresta, “perché abbiamo concepito una serie di sistemi di trasporto che sono in frizione – anziché in collaborazione – l’uno con l’altro”, poiché per esempio richiedono continue autenticazioni, creazioni di biglietti e procedure di pagamento. “Con una blockchain, inserita a livello di protocollo, possiamo immaginare un futuro in cui l’utente prema un pulsante all’interno di un’applicazione e possa richiamare il proprio profilo da un sistema in cloud che contiene tutti i dati personali, ma del quale nessuno è proprietario. Un sistema di questo tipo rivoluziona la gestione dell’identità del passeggero, risolvendo contemporaneamente il problema della privacy e del trattamento dei dati. Le peculiarità del sistema blockchain, poi, rendono impossibile la modifica fraudolenta di un dato senza modificare l’intera catena peer-to-peer e i relativi consensi, rendendo estremamente complicata l’esecuzione di attività criminali o di falsificazioni dei dati.

Le informazioni richiamate dal cloud da ogni passeggero servirebbero dunque per la compilazione di uno smart contract, che rappresenterebbe il documento unico per il viaggio. Le piattaforme abilitate per blockchain consentirebbero un facile coordinamento dei documenti su un unico libro mastro digitale distribuito e condiviso, rendendo praticamente inutile tutta la documentazione cartacea. Anche tutte le autorizzazioni e i passaggi alla frontiera, poi, diverrebbero più rapidi e semplici, in un sistema in cui l’intera rete contribuisce alla validazione dei dati. Gresta ha spiegato che anche l’idea stessa del biglietto verrebbe di conseguenza rivista, anche perché con Hyperloop verrebbe meno l’equivalenza tra viaggio e biglietto a pagamento.

“Se per esempio sei uno studente a cui non importa la velocità del trasporto, ma sei attento al pianeta, al costo del viaggio in termini di inquinamento, alle emissioni di anidride carbonica, alle questioni relative all’impatto ambientale e ai costi di smaltimento delle infrastrutture usurate”, racconta Gresta, “tutti questi elementi possono essere inseriti all’interno della catena del valore, e potenzialmente si potrebbe anche viaggiare gratis. Lo stesso varrebbe, per esempio, per chi non può permettersi il biglietto, consentendoci di definire un nuovo criterio di umanità. Viceversa”, continua, “se mi importasse solo di arrivare a destinazione rapidamente, indipendentemente dall’impatto ambientale e ignorando le possibilità offerte dalla sharing economy, allora avrei comunque il servizio come lo desidero, ma pagherei un prezzo più alto.

Insomma, il costo del biglietto non sarebbe più definito in base – per esempio – alla classe di viaggio, ma in funzione di una serie di altri fattori. “Quella che otterremmo è una nuova economia ridisegnata su valori diversi rispetto a quelli attuali, ha chiarito, “e che sono quelli veri, quelli che contano. Sulla base di simili valori ci accorgeremmo che l’economia del petrolio non ha senso, perché basata su una risorsa limitata e con un forte impatto sull’ambiente, tanto che nessuno potrebbe più usare l’automobile. Con la blockchain possiamo ridefinire il concetto di viaggio, utilizzando un sistema unico anche per la gestione dei costi”.

Quando si tratta di immaginare la mobilità del futuro, il tema va affrontato a livello globale: “all’interno dell’Advanced Mobility Group presso il World Economic Forum stiamo lavorando alla ridefinizione dei trasporti del futuro”, ha raccontato Gresta. “Htt è parte dell’insieme di aziende del Fourth industrial revolution group, in cui si riflette sul futuro dell’umanità su una serie di temi, fra i quali noi ragioniamo di advanced mobility. Ma che cosa dobbiamo aspettarci, dunque? “Se il primo livello di Hyperloop consiste in un insieme di capsule che viaggiano avanti e indietro”, ha detto Gresta, “nel momento in cui implementeremo il secondo livello avremo una specie di super-autostrada integrata in un network sotterraneo e sopraelevato che arriva in tutte le città e in tutti i centri nevralgici”.

Un mito da sfatare è che Hyperloop sia concepito solo per grandi distanze, poiché anche all’interno di una grande città si può sfruttare la stessa tecnologia poggiandola sulle infrastrutture metropolitane, oppure costruendone di nuove. “Possiamo per esempio costruire sui percorsi delle linee ferroviarie già esistentipensate che oggi i treni viaggiano su binari che hanno una distanza che è ancora quella delle strade degli antichi romani, basata sulle dimensioni dei carri trainati da una coppia di cavalli. Insomma”, chiosa Gresta,“il sistema più avanzato di alta velocità di cui disponiamo attualmente è basato sulla dimensione del posteriore di due cavalli accostati”.


Fonte: WIRED.it