Facebook, 500mila sterline di multa per il caso Cambridge Analytica



Mark Zuckerberg al Senato, ad aprile (Foto: Zach Gibson/Getty Images)

Facebook dovrà pagare una multa di 500mila sterline per aver infranto le leggi sulla protezione dei dati: questo il risultato dell’indagine condotta nel Regno Unito in seguito al caso Cambridge Analytica.

La protezione dei dati è un diritto fondamentale sancito dalla legislazione. Le piattaforme non possono più chiamarsi piattaforme di contenuti, ma essere responsabili della loro provenienza” aveva detto il commissario Elizabeth Denham al Parlamento Europeo quando le diverse commissioni –  Committee Civil Liberties, Justice and Home Affairs, la Libe, in primis – hanno convocato, il 4 giugno scorso diversi testimoni per parlare di protezione dei dati per affrontare la questione.

La sanzione da 500mila sterline, che fa parte di una comunicazione di intenti inviata a Facebook dall’Information Commissioner’s Office (ICO), è la più alta che il regolatore britannico possa emettere nell’arco delle sue indagini e sarebbe la prima volta che impone la multa più alta a disposizione (questo perché i fatti si sono verificati prima dell’attuazione del Gdpr).

Ora, Facebook avrà l’opportunità di rispondere all’inchiesta – aperta a maggio scorso, ha coinvolto una squadra di 40 persone – prima che venga presa una decisione definitiva, ma i risultati preliminari del commissario non sono una passeggiata per l’azienda.

“La fiducia e la certezza nell’integrità dei nostri processi democratici rischiano di essere sconvolte, perché l’elettore medio ha poca idea di cosa stia succedendo dietro le quinte”, ha detto Denham.

Appurata che sia stata infranta la legge, adesso “è essenziale capire quali altre app in esecuzione sulla loro piattaforma abbiano ottenuto dati alla stessa maniera”, ha commentato il presidente della commissione Damian Collins. “Se altri sviluppatori infrangono la legge, abbiamo il diritto di sapere e informare gli utenti che siano stati compromessi”.

Piattaforme da un lato, la politica dall’altro: l’Ico ha notificato ai partiti l’obbligo di un controllo completo delle loro pratiche di gestione dei dati. Nella sua relazione, il regolatore ha manifestato preoccupazione per “l’acquisto di liste di marketing e di informazioni sullo stile di vita da parte di mediatori di dati avvenuto in assenza di un trattamento equo”.

L’Ico ha annunciato l’intenzione di avviare un’azione penale contro SCL Elections Ltd, cioè la società madre di Cambridge Analytica, per non aver adeguatamente risposto a un avviso di esecuzione emesso nel maggio di quest’anno. Sotto la lente del regolatore ci sono entrambe le campagne referendarie del Regno Unito. Continuano le indagini sulla campagna Remain (“In Campaign Limited”) per non aver ricercato correttamente il consenso per i dati personali raccolti. Leave.EU è indagato per presunto utilizzo di dati da una compagnia di servizi assicurativi chiamata Eldon (da verificare anche che il personale dei call center abbia fatto delle chiamate di marketing per Leave.EU).

Anche l’azienda di dati canadese AggregateIQ (AIQ), secondo l’Ico, potrebbe ancora disporre di informazioni personali ottenute da Leave Leave.

In un rapporto di accompagnamento, l’ICO ha redatto alcune raccomandazioni sul modo in cui il governo può migliorare la trasparenza sulle campagne online e l’uso dei dati personali. Tra queste, la richiesta di  un nuovo codice di condotta statutario per l’uso delle informazioni personali nell’ambito delle campagne: “Le persone non possono avere il controllo sui propri dati se prima non sanno, o capiscono, come vengono utilizzati. Ecco perché una maggiore e genuina trasparenza sull’uso dell’analisi dei dati è fondamentale”, ha affermato Denham.


Fonte: WIRED.it