Cybergym Training Arena, una “palestra” per resistere a un attacco informatico

Cybergym Training Arena, una “palestra” per resistere a un attacco informatico



Ci sono solo due tipi di aziende: quelle che sono state hackerate e quelle che lo saranno”: un cartello con le parole pronunciate nel 2012 dal direttore dell’Fbi Robert Mueller, accoglie il visitatore all’ingresso del primo dei tre anonimi e modesti fabbricati che ospitano la Cybergym Training Arena, una palestra dove è possibile mettere in pratica, su sistemi e infrastrutture reali, un vero attacco informatico.

Siamo a Nord di Tel Aviv, all’interno di una piccola area boscosa che circonda la centrale elettrica di Orot Rabin, la più importante del paese. Se non fosse per le barriere e i controlli all’ingresso, l’impressione è quella di trovarsi in un parco per un picnic, non su un campo di battaglia.

È un luogo molto poco confortevole per lavorare”, racconta Ofir Hason, Ceo e co-fondatore di Cybergym, “le pompe, i motori, i quadri elettrici e tutti i sistemi fisici e software che sono presenti nell’edificio possono essere attaccati e distrutti dalla squadra di hacker che si trova nel fabbricato adiacente.

E quando la stanza si riempie di acqua, gli allarmi suonano, i computer non rispondono e i condizionatori impazziscono diventa molto difficile mantenere la concentrazione e lavorare in maniera coordinata come un team. Il problema oggi, per tutte le organizzazioni e a qualsiasi livello, non è evitare l’attacco, ma sapere come contenerlo, come gestirlo”.

Quello della cybersicurezza è un settore che acquista sempre maggiore importanza e centralità per governi e aziende, non solo per motivi normativi, strategici e geopolitici, ma anche per ragioni economiche.

Entro il 2023, infatti, il mercato globale della difesa informatica raggiungerà il valore di 165 miliardi di $, con un tasso annuale di crescita composto del 10,7%.

Israele, che insieme alla Corea del Sud è in testa alla classifica mondiale per quanto riguarda la percentuale del prodotto interno lordo investita in Ricerca e sviluppo (R&S – 4,3% del Pil contro l’1,33% dell’Italia), è senza dubbio una delle eccellenze mondiali nel campo della sicurezza digitale. Non è un caso, quindi, che proprio a Tel Aviv, dal 30 al 31 gennaio, sia ospitata Cybertech, la più importante conferenza dedicata all’industria cybertecnologica fuori dagli Usa. Con 13.500 partecipanti, 146 speaker, 120 aziende, 90 startup e 67 delegazioni internazionali, durante i due giorni di exhibit e conferenze verranno presentate al pubblico e agli imprenditori le soluzioni e le strategie per affrontare le principali minacce informatiche nel campo della finanza, della difesa, delle istituzioni, delle infrastrutture, dei trasporti, della salute e delle telecomunicazioni.

Tra i numerosi esperti da tutto il mondo, Il generale David Petraeus, – ex direttore della Cia e comandante delle operazioni militari Usa prima in Iraq, quindi in Afghanistan e Pakistan – mentre a rappresentare l’Italia ci sarà Giorgio Mosca, responsabile Strategie e tecnologie della divisione Security & Information Systems di Leonardo-Finmeccanica.

Come dimostrato dal cyber attacco condotto con il virus Stuxnet da parte degli Stati Uniti e di Israele ai danni dell’Iran nel 2010, oppure dale recenti incursioni di hacker russi nelle infrastrutture Ucraine, gli equilibri mondiali, non solo quelli economici, si giocano sempre di più online. “Gli hacker non sono quelli dei film, non è come in Mr. Robot” dichiara Udi Mokadi, Ceo e fondatore di CyberArk, una delle principali società di sicurezza informatica al mondo che, oltre a servire il 50% delle società del ranking Fortune 100, collabora anche con diverse aziende italiane, in particolare nel settore della finanza e della salute. “Per realizzare un cyber attacco serve organizzazione, risorse, intelligence. E, oggi come oggi – continua Mokadi -, le offensive più efficaci, pericolose e avanzate tecnologicamente sono quelle promosse dagli stati. È qualcosa che fino a qualche anno fa nessun governo ammetteva, ora invece si tratta di uno strumento, di una normale strategia che accomuna ogni nazione”.


Fonte: WIRED.it