Una startup italiana aiuterà la Cina a mandare in orbita i satelliti



(Foto: Nasa)

Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, lo ha riconosciuto qualche giorno fa: nello spazio “la vera novità, la grande sorpresa sarà la Cina”. Entro il 2024 Pechino conta di mandare in orbita la sua stazione spaziale. E intorno ai programmi governativi è cresciuta anche una fiorente industria privata delle stelle. A questo ricco mercato punta D-Orbit, startup comasca specializzata in sistemi di lancio e posizionamento dei satelliti. Nei giorni scorsi ha firmato un accordo con Commsat, una società cinese dell’industria dello spazio, per affiancarla nella costruzione e nella spedizione in orbita di nanosatelliti Cubesat.

Commsat intende costruire e lanciare circa settanta satelliti. Ha un piano da 200 milioni di dollari”, spiega Luca Rossettini, amministratore delegato e cofondatore di D-Orbit. La startup si è specializzata nei sistemi di assistenza a lancio e posizionamento dei satelliti. Porta la sua firma un dispositivo per rimuovere in modo chirurgico gli apparecchi giunti alla fine della loro missione, che era valso ai creatori di D-Orbit il soprannome di spazzini del cielo.

Ora gli ingegneri hanno brevettato una navetta per nanosatelliti cubici, InOrbit Now, che permette di trasportare in orbita con un solo lancio più dispositivi e di posizionarli nel punto prestabilito. Il traghetto spaziale consente di trasportare da una fino a dodici unità di Cubesat, che possono essere rilasciare una a una nella propria orbita.

Luca Rossettini. amministratore delegato di D-Orbit

Nei mesi scorsi Rossettini è volato più volte in Cina per presentare il progetto alle aziende spaziali locali.

E a pochi mesi di distanza ha incassato il primo accordo. Commsat lancerà decine di satelliti per le telecomunicazioni e il sistema di D-Orbit servirà a costruire la costellazione. L’intesa coinvolge anche la controllata tedesca del gruppo cinese, Cloudlink. “C’è molto fermento nello spazio in Cina, è considerato un settore strategico in cui investire. Noi europei abbiamo più possibilità per arrivarci. L’Europa ha una tradizione nello spazio e può essere un partner per la Cina, che ha buchi da colmare”, spiega Rossettini. La stessa Commsat intende aprire entro la fine dell’anno un ufficio in Germania.

Il gruppo comasco è approdato in Cina attraverso Tech Silu, società fondata da due ex startupper italiani per far incontrare le aziende del Belpaese con quelle del Dragone, e successivamente con il programma Istarter. Oltre a Commsat, Rossettini ha incontrato altri gruppi cinesi impegnati nella corsa allo spazio: One Space, Landspace, Space Yi. Oltre all’aspetto commerciale, l’intesa con Commsat prevede che gli startupper comaschi partecipino a un programma di promozione delle materie scientifiche nelle scuole.

La startup, fondata nel 2011 a Fino Mornasco (in provincia di Como), ma con uffici anche a Milano, Lisbona e Washington, dà lavoro a 35 persone. L’estremo Oriente è un mercato appetibile tanto quanto gli Stati Uniti, dove Rossettini sogna una piccola quotazione al Nasdaq. Oggi la Cina conta circa duecento satelliti in orbita ma aziende e amministrazioni pubbliche stanno già programmando decine di lanci. La provincia sud di Hainan conta di spedirne dieci nei prossimi 4-5 anni. Come riporta l’agenzia stampa Xinhua, lo scorso giugno Tian Yulong, segretario generale dell’Agenzia nazionale cinese per lo spazio, ha stimato che negli ultimi due anni più di dieci aziende in Cina si sono lanciate nella ricerca e nello sviluppo di microsatelliti e più di venti hanno investito nelle tecnologie dell’aerospazio.


Fonte: WIRED.it