L’appello italiano contro il copyright digitale voluto dall’Europa



(Immagine: pixabay)

Giovedì 5 luglio il Parlamento europeo approverà le nuove norme sul copyright digitale, una decisione che su più fronti è stata recepita come una minaccia alla libertà di espressione e una forma sdoganata di censura. Le iniziative che sono nate spontaneamente sono molte, a partire da quella con cui oggi la versione italiana di Wikipedia ha deciso di auto-oscurarsi. Le associazioni per i diritti civili, su tutte la Electronic Frontiers Foundation (Eff), hanno lanciato campagne di sensibilizzazione. I pionieri della rete, capitanati da Tim Berners-Lee hanno firmato appelli alla volta di Bruxelles.

Anche l’Italia si è mossa
L’indignazione non è solo internazionale, infatti anche in Italia diverse personalità hanno mandato un appello ai parlamentari europei. Tra queste spiccano i nomi, rigorosamente in ordine alfabetico, di Massimo Banzi (co-foundatore di Arduino), Marco Cappato, Luca Carabetta (vice presidente della commissione Attività produttive alla Camera), il fondatore e ad di H-Farm Riccardo Donadon e molti altri.

Cosa sta succedendo
Il 18 giugno appena passato il Comitato affari legali del Parlamento europeo (Juri) ha approvato una revisione del copyright digitale. Due degli articoli del nuovo complesso di norme sono finiti subito sul tavolo della critica. Sono l’articolo 11 e l’articolo 13.

Il primo è noto con il nome link-tax e prevede che gli editori possono pretendere una somma in denaro da chiunque dovesse condividere una notizia, anche sotto forma di link.

Secondo i detrattori questa evenienza taglierebbe le gambe alle piccole imprese (si pensi agli aggregatori di news) e sarebbe invece sopportabile dai giganti del web, tra i quali i soliti noti Google e Facebook.

L’articolo 13 si applica invece alle violazioni del diritto d’autore e implica la responsabilità dei siti e delle piattaforme, relativamente ai contenuti condivisi dagli utenti. Quindi, anche se si tratta di un esempio estremo scelto per attirare l’attenzione, usare un’immagine per creare un meme potrebbe essere attività passibile di censura e, sostengono i detrattori, le piattaforme sarebbero inclini a censurare qualsiasi tipo di contenuto per non dovere pagare multe o penali.

Così, a tutela della libertà di espressione e delle piccole aziende del web, anche l’Italia sta chiedendo al Parlamento europeo, che si riunirà in seduta plenaria già mercoledì 4 luglio, di invertire la rotta prima che sia troppo tardi.


Fonte: WIRED.it