5G, l’Europa punta 200 milioni su guida autonoma, salute e media



Presentazione di progetti sul 5G (Getty Images)

L’Europa è pronta a investire 200 milioni di euro su grandi progetti di test delle tecnologie 5G, a cominciare dalla guida autonoma. Entro aprile la Commissione europea sceglierà le autostrade del vecchio continente che saranno coinvolte in una sperimentazione delle reti di quinta generazione. E altri programmi coinvolgeranno salute, energia e media. Bruxelles ha posto due traguardi per il 5G. Entro il 2020 punta ad avere servizi in commercio in almeno una grande città di tutti i Paesi membri dell’Unione europea. Cinque anni più tardi tutte le aree urbane e le più importanti infrastrutture di trasporto si dovranno dotare di connessioni 5G.

I test nelle città stanno muovendo i primi passi. “Al momento in molti Stati membri si stanno facendo vari test“, spiega a Wired Roberto Viola, a capo della direzione generale Connect della Commissione europea. Progetti sono partiti ad Amsterdam, Berlino, Bristol e Londra, Espoo e Oulu (Finlandia), Madrid e Malaga, Parigi, Stoccolma e Tallinn.

In Italia gli esperimenti coinvolgono Milano, Matera, Bari, Prato, L’Aquila e Torino. Altri paesi, però, devono ancora accendere i motori. Per questo, in aggiunta ai piani nazionali, spiega Viola, “quest’anno stiamo anche lanciando dei test su larga scala attraverso il partenariato pubblico-privato Ue 5G, con un budget di 200 milioni di euro“. Bruxelles finanzierà programmi “principalmente relativi alla guida connessa e automatizzata o ad altri settori verticali come la salute, l’energia e i media“, aggiunge il direttore generale.

Le strade
La Commissione sta individuando i grandi assi autostradali, che attraversano più paesi europei, dove applicare le tecnologie 5G. Su tutte, le auto a guida autonoma. L’accordo risale allo scorso anno. “A Roma nel marzo 2017, 29 Paesi europei, membri dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (Norvegia e Svizzera) hanno firmato una lettera di intenti per rafforzare la cooperazione su una grande sperimentazione sui grandi assi stradali dell’auto a guida autonoma“, ricorda Viola. All’inizio di aprile, prosegue il direttore, Bruxelles annuncerà “quali sono i corridoi autostradali identificati“.

E aggiunge: “Si può a ragione dire che quello che in Corea si sta facendo per dimostrare il 5G durante le Olimpiadi invernali, in Europa si farà sui grandi assi autostradali. Mi auguro che l’Italia sia nel gruppo di testa dei Paesi che proporranno i corridoi 5G“. Bruxelles è al lavoro con le autorità del Belpaese. “Spero che ad aprile ci sia la fumata bianca“, conclude Viola.

5G in Europa, lo schema delle strade connesse (da Twitter, Kane Mumford)

Le regole del gioco
In parallelo ai test, Bruxelles deve risolvere questioni relative alle regole di ingaggio e alla burocrazia per l’installazione di reti 5G. La prima riguarda le procedure di installazione. L’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (Berec) ha contestato i tempi di rilascio delle autorizzazioni per una base station 5G (di fatto un trasmettitore che mette in connessione più dispositivi). Al momento si impiegano fino a due anni per ottenere il via libera. Tuttavia questi tempi rischiano di incatenare ai blocchi di partenza i progetti sul 5G e tarpare le ali alla concorrenza delle aziende europee, visto che nel 2020 i primi servizi dovrebbero essere già in commercio.

Abbiamo proposto una vera e propria rivoluzione delle regole di installazione. Nel nuovo codice europeo delle comunicazioni c’è una norma che consente una drastica riduzione delle procedure burocratiche per l’installazione delle piccole celle a basso consumo di energia”, spiega a Wired Viola. E aggiunge: “Si tratta di nuove installazioni a bassissimo impatto sul piano dei consumi e della potenza irradiata e anche di basso impatto visivo (integrati nei pali dell’illuminazione urbana come a San Francisco)”. Senza una fitta rete di microcelle obiettivi come quello di una smart city diventano irraggiungibili. “Il dispiegamento urbano di piccole cellule per la copertura 5G è una grande sfida”, riconosce Viola.

Per questo, incalza, “avremo una decisione a livello europeo che definisce in quali condizioni specifiche (ad esempio bassa potenza, dimensioni ridotte delle cellule) un permesso individuale per l’installazione di una microcella non sarà più necessario”. E aggiunge: “Stiamo anche collaborando con gli Stati membri per migliorare le pratiche per le procedure di autorizzazione di antenne più grandi (macrocelle), con l’obiettivo di facilitare i lavori amministrativi, l’installazione e tenendo in considerazione i vincoli ambientali e di sicurezza”.

Il piano 5G dell’Unione europea (da Twitter, Gilles Brégant)

Nuove imprese
Microcelle dovranno coprire anche il fabbisogno delle fabbriche, che il 5G riempirà di robot guidati a distanza. “Richiedono una coperture capillare di ogni spazio. È probabile che questa copertura richiederà microcelle addizionali rispetto a quanto fornito da un operatore di telecomunicazioni”, continua Viola. E aggiunge: “Lo stesso e ancora di più vale per un ospedale connesso oppure per i sistemi di trasporto a guida automatica”. Le reti di quinta generazione potranno creare nuovi modelli di impresa, perciò si apre la questione delle licenze. Un’azienda, insomma, potrebbe decidere di voler gestire in proprio la rete 5G in fabbrica.

Osserva Viola: “È auspicabile e direi necessario che accordi di cooperazione fra diverse aziende creino le condizioni per una condivisione dei costi di installazione e operazione. Mi aspetto che questi accordi saranno stabiliti su base commerciale, ma le regole di assegnazione di licenze posso favorire diversi tipi di condivisione delle infrastrutture o una sostanziale libertà per determinate situazioni di complementare la copertura offerta dagli operatori tradizionali”.

Le frequenze
La terza questione riguarda la banda. Il Radio spectrum policy group, che fa consulenza alla Commissione europea, di recente ha pubblicato un rapporto in cui sollecita a mettere a gara le frequenze 3,4-3,8 gigahertz e la banda sopra i 26 gigahertz entro il 2020. La disponibilità della prima, riconosce, “sarà la chiave del successo del 5G in Europa”.


Fonte: WIRED.it