5G, le idee di 8 startup per provarlo nella vita di tutti i giorni



Presentazione di progetti sul 5G (Getty Images)

Il 5G, la rete mobile di quinta generazione, muove tecnologie e progetti. Anche fra le startup. Lo raccontano due iniziative che si sono chiuse di recente portando il dote il proprio carico di idee pionieristiche per l’uso delle più rapide e potenti reti del futuro. Anzi, del presente.

Il primo fronte è l’ottava edizione del Programma Ego, il concorso promosso da Ericsson Italia e dalla Fondazione Lars Magnus Ericsson dedicato alle startup del settore Ict. Il tema di quest’anno non poteva che essere 5G Pioneers.

Ego, lanciato in Italia nel 2004 e svolto negli anni con la collaborazione di diversi atenei italiani, dalla Luiss Guido Carli alla Sant’Anna di Pisa, ha incoronato quest’anno Nm2 – Networking Made Easy, uno spinoff dell’università Federico II di Napoli che si occupa di prodotti e servizi ad elevato contenuto tecnologico in ambito informatica e telecomunicazioni. In quindici anni, dunque non proprio una startup dell’ultima ondata, Nm2 ha sviluppato una piattaforma che consente di comprendere a fondo quello che accade all’interno di una rete: quali applicazioni si stanno usando, che prestazioni si ottengono e se ci sono anomalie o problemi di sicurezza.

L’approccio completamente software, possibile in virtù di algoritmi proprietari, permette di lavorare anche su reti a 100Gbps. Nonostante sia un’azienda molto giovane, Nm2 annovera già tra i suoi clienti alcuni dei più grandi player internazionali del mercato delle telco.

Ericsson porterà Nm2 al Mobile World Congress in partenza a Barcellona.

Le altre tre startup selezionate dal colosso svedese delle comunicazioni sono UniquID, Agricolus e Scuter. La prima è una startup mezza italiana e mezza californiana che ha realizzato un sistema di Enterprise identity access management basato sulla blockchain: collega, e identifica univocamente, dispositivi IoT, quindi oggetti connessi in genere, e servizi cloud. Un modello universale, semplice e decentralizzato per la collaborazione e scambio di informazioni tra i miliardi di oggetti connessi che usiamo e useremo sempre di più ogni giorno.

Agricolus, invece, lavora nell’agricoltura di precisione con l’obiettivo è supportare coltivatori, agronomi e altri esperti e addetti ai lavori del mondo agricolo nell’ottimizzazione delle pratiche agronomiche, integrando competenze e le tecnologie di analisi dei dati. In questo caso ha sviluppato un’interfaccia aperta plug and play per guidare le decisioni di questi operatori sul campo. Scuter, invece, è già nota da tempo: ha sviluppato un veicolo elettrico a tre ruote, leggero e sicuro, e un’infrastruttura anche in questo caso basata sulla blockchain per lanciare e gestire il servizio di Scuter nella propria città.

Come  ha spiegato Cesare Avenia, presidente della Fondazione Lars Magnus Ericsson, obiettivo dell’iniziativa è di “accelerare la diffusione di cultura e servizi digitali a livello nazionale  poter testare in anteprima le immense potenzialità delle reti mobili di nuova generazione offrirà a queste giovani realtà imprenditoriali il vantaggio competitivo di agire da pionieri del 5G”.

Intanto, mentre Ericsson ha lanciato il programma 5G for Italy con Tim e completato la piattaforma per gli operatori, che sarà disponibile entro il 2018, anche Vodafone fa le sue mosse per lo sviluppo della rete mobile di quinta generazione e, pur in questo caso, sta lavorando a stretto contatto con università, fornitori e partner industriali nazionali e internazionali. Dopo aver annunciato la copertura 5G di tre grandi città italiane entro il 2020 ed essersi aggiudicata lo scorso agosto l’autorizzazione per la sperimentazione del 5G a Milano (90 milioni di euro d’investimento per coprire l’80% della popolazione entro l’anno) Vodafone sta lavorando con 28 partner e 10 endorser per mettere in campo 41 progetti negli ambiti più diversi, dalla salute alla sicurezza, dalla formazione alla mobilità.

Il mese scorso ha lanciato Action for 5G, il primo bando dedicato a startup, pmi e imprese sociali che vogliono contribuire con i loro progetti innovativi allo sviluppo del 5G nel nostro Paese. A disposizione 2,5 milioni di euro di finanziamento per 4 anni, per un totale di 10 milioni di euro. Le candidature sono aperte fino al 31 marzo.

Vodafone ha già coinvolto quattro startup nelle sperimentazioni 5G. La prima è Intellitronika, che fornisce soluzioni tecnologiche avanzate per le forze dell’ordine e per la sicurezza civile e militare. La soluzione ideata si chiama C.o.de. ed è un sistema integrato per accedere a banche dati in mobilità, scambiarsi messaggi con la centrale operativa, usare mappe, inviare e ricevere foto e video fra dispositivi diversi. Inutile dire che il 5G metterà il turbo a queste tecnologie, con ricadute anche in termini di sicurezza.

La seconda è L.i.f.e., che produce smart clothes e sistemi di analisi di dati fisiologici ad alta accuratezza, un fronte sterminato per la sanità e il benessere. Ha sviluppato una maglia con sensori integrati in grado di rilevare in tempo reale misure come Ecg e bioritmi. Il 5G abiliterà il dispositivo a interagire in tempo reale con chi la indossa, inviando avvisi diretti (ad esempio tramite una leggera vibrazione) e aiutandolo in questo modo a migliorare le proprie abitudini.

Terza società al fianco di Vodafone e-noviaenterprises factory” milanese che promuove, costituisce e sviluppa società innovative. In due anni ha fatto sbarcare sul mercato 14 imprese. In questo caso ha presentato Yape, un veicolo elettrico ultraleggero e semiautonomo per la consegna di breve distanza. Grazie al 5G sarà in grado di raggiungere la piena autonomia e un livello di servizio superiore e, in futuro, di interagire con altri veicoli e sensori al pari delle auto a guida autonoma. 

Chiude il dipartimento di Elettronica, informazione e bioingegneria del Politecnico di Milano che ha presentato un sistema di apprendimento immersivo attraverso la “mixed reality“. Il 5G permetterà un’esperienza di apprendimento ricca di informazione dinamica e fluida con un elevato numero di dispositivi in mobilità. 


Fonte: WIRED.it