Le leggende metropolitane sull’automobile



I Mythbusters alle prese con leggenda metropolitana dell’auto-razzo (grab via Youtube)

Ha aperto l’8 marzo il Salone internazionale dell’automobile di Ginevra. Per dieci giorni i principali costruttori di automobili del mondo presenteranno al pubblico (e alla concorrenza) sia i prossimi modelli, sia le vetture in corso di sviluppo. La prima edizione dell’evento risale al 1905 ed è ancora uno dei maggiori punti di riferimento del settore assieme ai saloni di Berlino, Francoforte, Parigi, Detroit e Tokyo. Non c’è da stupirsi se la storia ultracentenaria dei motor show è stata interrotta quasi solo dalle guerre: durante il Ventesimo secolo l’automobile ha cambiato la nostra società e continua a farlo nel Ventunesimo.

Giusto o sbagliato che sia, le auto sono ancora tra i beni di consumo che consideriamo più importanti. Al tempo stesso mezzi di trasporto e spazi privati, la loro scelta e il loro uso è un fatto molto personale e, come accade a molti oggetti, vengono addirittura antropomorfizzate. E così, inevitabilmente, questi oggetti così diffusi e simbolici sono diventati protagonisti anche di moltissime leggende metropolitane.

Motori impossibili
Le bufale sull’energia illimitata che i poteri forti ci tengono nascosta si trovano anche in versione automobilistica. Per esempio molti di noi probabilmente hanno sentito parlare di un’auto che con un litro sarebbe in grado di percorrere 100 chilometri (o qualcosa del genere), ma che naturalmente non viene commercializzata. Nelle catene di Sant’Antonio di fine anni ’90 si raccontava la storia di uno di questi gioielli della meccanica venduto per errore a qualcuno, e poi frettolosamente ritirato e sostituito.

La leggenda nasce probabilmente negli anni ’30 del secolo scorso per colpa di Charles Nelson Pogue, un meccanico canadese che ottenne una serie di brevetti per un carburatore che avrebbe consentito queste prestazioni miracolose. Le affermazioni di Pogue ebbero molta pubblicità, ma stranamente nessun esperto ebbe mai la possibilità vedere e testare questo fantastico carburatore. Charles Nelson Pogue tornò nell’oblio, ma i semi per la leggenda erano stati piantati: se nessuno aveva realizzato quel carburatore di cui tanti avevano sentito parlare, doveva esistere un complotto per tenere nascosta l’invenzione.

Più recente è il caso del motore ad acqua di Stanley Meyer. che diceva di aver inventato, per il bene dell’umanità, un metodo rivoluzionario per rompere la molecola d’acqua e ottenere l’idrogeno necessario per alimentare un’automobile. Come spiegato dal fisico Gianni Comoretto, Meyer sosteneva di produrre idrogeno usando meno energia di quella prevista dalle noiose leggi naturali. In questo modo sarebbe stato possibile produrre il combustibile dall’acqua direttamente a bordo del veicolo, usando l’energia in eccesso non usata per l’autotrazione. L’ennesima macchina del moto perpetuo, per la quale Meyer è stato anche condannato per frode. La leggenda però continua: Meyer, morto nel 1998, sarebbe stato assassinato e il suo lavoro insabbiato.

Little Bastard, l’auto maledetta di James Dean
Il 30 settembre del 1955 l’attore James Dean moriva al volante della Porsche 550 Spyder che stava portando a Salinas per una gara. L’attore e pilota aveva ventiquattro anni. Oltre alle immancabili teorie del complotto sulla morte (secondo alcune Dean sarebbe in realtà sopravvissuto) emerse una leggenda metropolitana sulla sua automobile. Alcune parti della Spyder, soprannominata Little bastard dal suo leggendario proprietario, furono riciclate in altri veicoli. Ma si dice capitassero strani incidenti a chi guidava un’auto col motore del Gigante e a chi stava troppo nelle sue vicinanze, come se una maledizione colpisse chi profanava il veicolo. In realtà, spiega Sonia Ciampoli su Query, la storia della maledizione è principalmente opera di George Barris, designer di automobili di Hollywood che aveva acquistato il telaio di Little Bastard (o quel che ne rimaneva) nel 1956. Al netto di qualche stranezza accertata, come piccoli incendi nelle vicinanze del veicolo, non c’è nessuna prova di ferite o morti associate all’auto, e dal momento che Barris usava il rottame restaurato come attrazione, è lecito avere qualche dubbio.

Auto e orrori
Nel film cult Urban Legend, di cui quest’anno si celebra il ventennale, la prima leggenda metropolitana che vediamo messa in scena riguarda proprio l’automobile. Una donna si ferma a una stazione di servizio e poi scappa impaurita dal comportamento del gestore, che però stava solo cercando di metterla in guardia dall’uomo con l’ascia seduto sul sedile posteriore all’insaputa della ragazza. Un’altra leggenda simile, citata anche nel coevo So cosa hai fatto (1997) è l’Uncino: una coppietta è appartata in auto, ma la ragazza non si sente a suo agio. Ha paura, perché da poco è scappato un criminale con un uncino al posto della mano. La tensione cresce, finché il ragazzo decide di desistere e riparte a tutta velocità. Una volta a casa, troverà un uncino attaccato alla portiera dell’auto.

Un altro esempio celebre è l’Autostoppista fantasma, dove un ignaro buon samaritano offre un passaggio a una persona che scoprirà morta da tempo. Insomma tra le leggende metropolitane più macabre, l’auto è spesso un ingrediente fondamentale, e offre infinite possibilità al cinema e alla narrativa.

Stupidità (letale) al volante
Alcuni dei più famosi Darwin Awards, immortalati dall’omonimo film del 2006, sono in realtà leggende metropolitane. Come la storia dell’uomo che sarebbe morto dopo aver installato in qualche modo un razzo sulla sua auto, e averlo utilizzato per spingerla a velocità altrimenti impossibile. Missione compiuta, se non fosse che la macchina sarebbe decollata, sfracellandosi in un dirupo.

Questa leggenda è la prima smontata dai Mythbusters nel lontano 2003: nonostante le prove, Adam e Jamie non sono riusciti a ottenere un effetto paragonabile a quello descritto. A parte questo, non ci sono prove che sia mai accaduto qualcosa di simile. Leggende simili circolavano già negli anni ’40, ma è a metà degli anni ’90 che la storia della Chevy spinta da un razzo diventa virale.

Nella categoria dei suicidi involontari mai accaduti è memorabile la leggenda del pilota automatico frainteso. I dettagli come al solito sono variabili, ma la storia di base è la seguente.  Una persona sta guidando la sua auto (o furgone, o camper) nuova di zecca. A un certo punto decide di inserire il cruise control, e lascia il volante per occuparsi di altro (un sonnellino, un birra sul sedile posteriore, ecc…). L’incauto conducente ha infatti confuso la funzione di regolazione automatica della velocità (cruise control, appunto) con un vero e proprio pilota automatico, condannandosi a un inevitabile scontro.

La leggenda naturalmente precede di un paio di decenni gli ultimi sviluppi tecnologici: in questo momento a Ginevra sono esposte auto con sistemi di guida autonoma che renderebbero un incidente simile (mai avvenuto nella realtà) molto più improbabile. C’è da chiedersi se questa leggenda sia allora destinata all’estinzione o, come spesso accade, a modificarsi per adattarsi allo spirito dei tempi…


Fonte: WIRED.it