Una trottola per produrre energia dalle onde

Una trottola per produrre energia dalle onde



Lo scafoISWEC’ del Politecnico di Torino, che sfrutta il principio della trottola per produrre energia dalle onde, l’orto sottomarino di Ocean Reef, metodo alternativo all’agricoltura standard, e il laboratorio delle alghe in grado di sostituire la plastica monouso, che ora dopo ora sta soffocando il nostro mare: sono i progetti vincitori della sezione “Innovazione blu” del Premio Costa Smeralda

Eppure “perché un Paese con 8mila km di costa non produce almeno 50-60 idee innovative l’anno?”, si chiede Alessio Satta, Presidente della Fondazione MedSea e membro della Giuria del Premio promosso nei giorni scorsi dal Consorzio Costa Smeralda, in collaborazione con Castalia, nell’ambito delle azioni avviate dal “One Ocean Forum” .  

Trasformare l’energia del mare in elettricità: l’idea non è nuova, ma è ancora poco sfruttata. “Il mare offre molte opportunità, le prospettive sono altissime e in Italia siamo indietro nella ricerca, anzi agli albori, ma è sempre necessario il rispetto per il delicato ecosistema marino”, sottolinea Satta. 

Intanto, tra meno di un mese sarà installato, a 800 metri dalla costa di Pantelleria e a 35 metri di profondità, il progetto vincitore del primo premio, il sistema ISWECInertial Sea Wave Energy Converter ”: le attività di ricerca sono iniziate 10 anni fa e, dopo una fase di sperimentazione e anche di dialogo con i cittadini panteschi, questa prima macchina precommerciale tornerà di nuovo in funzione e verrà connessa alla rete elettrica dell’isola. “Dopo Pantelleria, ci piacerebbe portare questa tecnologia su tutte le isole minori e anche in Sardegna, che è l’area del Mediterraneo che potrebbe produrre più energia dal mare”, spiega Andrea Gulisano, 33 anni, amministratore delegato di Wave for Energy, società spin-off dell’Ateneo di Torino. Il paradosso delle isole minori italiane è il fatto che, a fronte delle rinnovabili che hanno in casa, cioè sole, vento e mare, i loro fabbisogni di energia sono coperti attualmente da vecchie, inquinanti e costose centrali a gasolio. 

Contrastare l’invasione della plastica e promuovere l’economia circolare partendo proprio dall’uso delle risorse del territorio sono invece gli obiettivi del progetto “LABO ALGUES”, sviluppato da Luma Foundation, che mira a valorizzare i biomateriali provenienti dalle zone umide locali.  

“Il lavoro dell'atelier LUMA è iniziato ad Arles e in Camargue. Le alghe vengono trasformate in biopolimeri in grado di sostituire la plastica non biodegradabile e assorbire le emissioni di biossido di carbonio”, spiega Henriette Waal dellaLuma Foundation. “In laboratorio mostriamo tutti i passaggi di questo processo di produzione, dalla coltivazione degli organismi fino alla composizione dei filamenti e al processo di stampa 3D del prodotto finale. Tutto questo può essere fatto su microscala, il che ci dà l'opportunità di sperimentare composizioni di materiali e varie specie di alghe e consente inoltre ai visitatori dell'atelier di vedere da vicino il ciclo di produzione”.  

Attualmente vengono prodotti, usando questa bioplastica, una serie di oggetti, come coppe antiche, anfore romane, legati alla storia e alla cultura della Provenza. Ma anche le zone umide e costiere del Golfo di Oristano, dove le alghe rappresentano spesso un problema, si candideranno a replicare l’esperienza della Luma Foundation nei prossimi mesi.  

E mentre in Costa Smeralda si parla di tutela del mare e di innovazione, è accesa la discussione sul disegno di legge urbanistica, proposto dalla giunta Pigliaru.  Questa legge della Regione Sardegna, che dovrebbe arrivare entro luglio in Consiglio, se approvata, consentirebbe di costruire in aree protette dal piano paesaggistico e ampliare di un quarto le volumetrie di alberghi entro i 300 metri dal mare. Un provvedimento che preoccupa gli ambientalisti.  

“Con questa legge saremmo al terzo incremento dopo i Piani casa", denuncia Stefano Deliperi, del Gruppo di intervento giuridico. Nell’allegato 4, la legge permetterebbe incrementi consistenti di metri cubi per Comuni come Arzachena, in Costa Smeralda, che hanno da tempo esaurito la propria capacità edificatoria. "Non esiste nessuno studio che metta in correlazione l’aumento del flusso turistico con l’aumento delle volumetrie", commenta Maria Paola Morittu, la vice presidente nazionale di Italia Nostra. 

Il processo d'ascolto è stato avviato dalla Regione Sardegna il 27 aprile, ma ad oggi non si conosce il contenuto della norma posta in discussione, soprattutto dopo il “giallo” del testo elaborato dalla IV Commissione permanente del Consiglio Regionale, prima pubblicato e poi sparito dal sito istituzionale. "Il testo è in corso di rettifica: si prega di non tener conto del testo pubblicato in precedenza. Il nuovo testo sarà disponibile a breve", si legge ancora oggi sul sito web del Consiglio Regionale.