Siamo stati a Genova nel centro di controllo del Mose



Il centro di controllo energia di Abb a Genova (Foto: Luca Zorloni per Wired)

Ho Chin Minh, Vietnam. Una rete di tubi lunga 33mila chilometri porta l’acqua agli otto milioni di abitanti della capitale del Paese asiatico. Le condotte, però, perdono lungo la strada il 30% dell’acqua che pescano negli acquedotti. Circa 150 milioni di metri cubi sono sprecati ogni anno. Saigon water corporation (Sawaco), la società che gestisce il servizio idrico a Ho Chin Minh, ha varato un piano per digitalizzare e monitorare l’intera rete entro il 2020, in modo da fermare le perdite.

La tecnologia arriva da Genova. Sestri Ponente, periferia ovest della città della Lanterna. La sede di Abb, multinazionale svizzera della tecnologia per l’industria, è una palazzina fresca di ristrutturazione tra vecchi edifici industriali dismessi. La divisione Power generation & water (Produzione di energia e acqua) ha messo a punto il sistema per contenere le perdite di acqua nella rete di Ho Chi Minh. Genova è uno dei tredici stabilimenti di Abb in Italia e sta diventando il centro per la gestione delle infrastrutture critiche, come centrali energetiche, rete idriche o servizi ai cittadini.

Genova, ad esempio, ha fornito tutti i sistemi di automazione ed elettricità del Mose di Venezia. “I nostri sistemi gestiranno le 78 paratoie che devono fermare l’acqua alta”, spiega Danilo Moresco, a capo della divisione Power generation & water del sud Europa. È un appalto da 38 milioni di dollari, quello vinto e già consegnato dalla multinazionale svizzera, per una delle opere più contestate d’Italia.

Il Mose costerà 5,5 miliardi e i costruttori sono in ritardo sulla consegna. “Il Mose avrà cinquantamila sensori che forniscono dati”, approfondisce Moresco. Duecentomila ne avrà la centrale elettrica di Kusile, Sudafrica, altro impianto al quale hanno lavorato i tecnici genovesi di Abb. Quando sarà a regime, entro il 2022, la centrale sarà il quarto stabilimento a carbone più grande al mondo (con 4.800 megawatt) e potrà alimentare il fabbisogno di cinque milioni di persone.

Danilo Moresco, a capo della divisione Power generation & water del sud Europa (Foto: Luca Zorloni per Wired)

Ho Chi Minh, Mose e Kusile sono esempi della nuova strategia di business di Abb: l’internet delle cose. La multinazionale sta spostando il suo baricentro verso il digitale e i servizi, che oggi contribuiscono al 18% al fatturato, chiuso con ricavi per 34 miliardi di dollari nel 2016. L’anno scorso Guido Jouret, manager con un lungo curriculum in Silicon Valley, è stato nominato responsabile digitale del gruppo. In questa strategia globale aumenta il peso di Genova, tanto che in città Abb ha aperto due dei suoi nuovi collaborative operations center (Coc), i centri di controllo collaborativi. Il primo, insieme a Singapore e Manheim (Germania), serve il mercato dell’energia e dell’acqua, il secondo, con altri otto centri al mondo, le flotte navali. I coc sono centrali da cui si possono monitorare e gestire a distanza impianti, fabbriche e mezzi. Da Genova Abb controlla 112 impianti termici e 700 imbarcazioni, per lo più mercantili, navi per le trivellazioni offshore e traghetti.

Dal centro di controllo del settore energetico i tecnici verificano gli andamenti degli impianti, ricevono allerte sui malfunzionamenti e possono fornire analisi predittive sul momento più conveniente per fare manutenzione. “Il sistema fornisce anche indicatori finanziari, sui riflessi in termini di costo delle condizioni dell’impianto”, precisa Moresco. Big data e machine learning: il sistema digerisce grandi quantità di informazioni e impara a spremerne risultati utili agli affari.

Il centro di controllo navale di Abb a Genova (Foto: Luca Zorloni per Wired)

Funziona in modo simile anche il centro di controllo navale al Molo Giano, nel porto di Genova. I sensori di bordo raccolgono le informazioni, le archiviano a bordo e poi una volta al giorno, via satellite, le spediscono alla centrale operativa. I tecnici liguri sono specializzati nella manutenzione dei sistemi di automazione di un’imbarcazione. “Chi è a bordo talvolta non riesce a identificare un’anomalia o a capire dove si trovi il problemi. Noi da remoto possiamo individuarlo e programmare l’intervento”, spiega Daniele Patuelli, responsabile automazione della divisione Marine & ports (navi e porti).

Il risultato del controllo a distanza è un risparmio sui costi di gestione e di manutenzione. Oggi bisogna andare a bordo di una nave per verificare un disservizio e spesso bisogna raggiungerla nel bel mezzo dell’oceano, con costi spropositati. Inoltre le riparazioni sono concentrate in poche settimane di fermo “ogni tre anni circa, perché per l’armatore sono soldi che non guadagna”, chiosa Patuelli. Il controllo a distanza permette di individuare in anticipo i problemi, programmare gli interventi e ridurre i tempi di blocco. La digitalizzazione della nave consente ai software di elaborare le rotte più efficienti e di migliorare la sicurezza a bordo. Un blackout in mezzo al mare è un’emergenza. A Genova Abb sta studiando sistemi di internet delle cose per la rete energetica delle navi da crociera di Msc, che con i loro tremila passeggeri sono autentiche città galleggianti.

In futuro sale di controllo come quelle che Abb sta fornendo all’industria saranno uno dei punti nevralgici delle città intelligenti. I sensori forniranno dati sulle infrastrutture critiche, sulla raccolta dei rifiuti, sul traffico, ma anche sull’aria che si respira sui social network e, integrando queste informazioni, forniranno strategie per la politica locale. “Se ne faranno carico i Comuni stessi o le loro società di multiservizi”, spiega Moresco. E aggiunge: “Le società di multiservizi stanno cambiando pelle, perché sempre più soggetti indipendenti producono energia da soli”. È il caso dell’aeroporto milanese di Malpensa. Il secondo scalo in Italia per numero di passeggeri (10,1 milioni nei primi sei mesi dell’anno, dati Enac) da gennaio si metterà “in proprio” dal punto di vista energetico, alimentando le sue attività da una centrale di cogenerazione e vendendo le eccedenze alla rete nazionale.


Fonte: WIRED.it