Net neutrality, gli Stati Uniti la cancellano: cosa succede ora?



(foto: Getty Images)

Le norme sulla net neutrality negli Stati Uniti sono ufficialmente abrogate da oggi, lunedì 11 giugno. A niente sono ancora valsi gli sforzi di alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti, né delle aziende tech, che continuano a sostenere la causa con più o meno clamore, né dei gruppi in difesa della regolamentazione dell’era Obama.

“Sarà la prima volta, nella battaglia di oltre 15 anni per la neutralità della rete, che la Fcc non avrà sostanzialmente alcun ruolo nel preservare un Internet aperto e supervisionare il mercato della banda larga” ha commentato a CnnMoney Gigi Sohn, consigliere dell’ex presidente della Fcc (Federal Communications Commission) Tom Wheeler.

Ciò che ha impedito di fatto ai fornitori di rete di garantire maggiore velocità a chi avesse pagato di più, a detrimento delle prestazioni per tutti gli altri, ora cede il passo a un via libera, che secondo Sohn “renderà internet simile alla tv via cavo”.

L’abrogazione arriva da tutt’altro segno politico rispetto alle posizioni di Sohn: a promuoverla fortemente è stato Ajit Pai, il presidente repubblicano della Federal Communications Commission.

Deregolamentare l’industria delle telecomunicazioni, nella sua ottica, servirà ad aumentare i suoi investimenti, in particolare nelle zone rurali.

E ora, cosa cambia?
Nonostante le formalità, è ancora tutto da vedere. Persino i detrattori dell’abrogazione sono convinti che niente cambierà dall’oggi al domani, e che le aziende aspetteranno che la situazione sia definitivamente risolta.

Se il mese scorso il Senato ha approvato una misura che tenesse in piedi la neutralità della rete, resta ancora una data da fissare per il voto alla Camera, sollecitato da decine di senatori. Ma anche coloro che si oppongono all’abrogazione dicono che molto poco cambierà immediatamente in seguito a controversie in corso e a una possibile legislazione per risolvere il problema.

Il mese scorso, il Senato ha approvato una misura per preservare le regole di net neutrality. Giovedì, con la data di abrogazione ufficiale incombente, decine di senatori hanno inviato una lettera al presidente della Camera Paul Ryan che lo esorta a fissare un voto sulla questione.

È una lotta in salita

ha detto Chris Lewis, vicepresidente di Public Knowledge, un gruppo di difesa tecnologica che ha esortato l’Assemblea ad agire (tutti sanno che la guida repubblicana e il presidente Trump difficilmente appoggeranno quanto scelto dal Senato).

Banco di prova
L’abrogazione si combina temporalmente con una decisione che potrebbe cambiare le cose un po’ più velocemente del previsto. Come ricorda il Washington Postmartedì un giudice federale sarà chiamato a decidere sulla possibilità di acquisizione di Time Warner (che include Hbo e Cnn) da parte di At&t, già seconda rete wireless del Paese. Il Dipartimento di Giustizia, a cui fa capo l’antitrust, teme un ulteriore consolidamento del fornitore, che un giorno potrebbe fornire priorità ai propri programmi televisivi e altri contenuti rispetto a quelli dei rivali. Anche se fino a oggi le aziende tech lo hanno negato, le associazioni a tutela dei consumatori temono proprio che, qualora succedesse, il pubblico non avrebbe le armi legali per evitarlo.

Gene Kimmelman, presidente di Public Knowledge, immagina “un colpo decisivo per i consumatori e la concorrenza online”. E aggiunge: “La combinazione di neutralità della rete e consolidamento video crea nuovi colli di bottiglia che consentono all’industria dei media tradizionale di aumentare i prezzi e limitare la concorrenza online”. Se ulteriori agglomerati di potere sono stati impossibili fin qui, è stato proprio grazie alle protezioni garantite dalle norme sulla net neutrality.

A partire da oggi, di fatto, il governo degli Stati Uniti non proibisce più esplicitamente suddette pratiche. I provider di servizi internet sono tenuti solo a pubblicare informazioni su come gestiscono le loro reti, ma ora eventuali violazioni e comportamenti che minaccino  concorrenza e consumatori cadrebbero sotto l’egida della Federal Trade Commission, e non della Fcc, focalizzata sulle telecomunicazioni.

La questione degli Stati
Tornando ai modi ancora in campo per scampare il pericolo, si è parlato degli oltre 20 Stati – tra cui New Jersey, Washington, Oregon e California – che sono sono arrivati al punto di forzare la legislazione per far rispettare i principi della net neutrality all’interno dei loro confini.

Queste pratiche sarebbero “palesemente illegali“, ha dichiarato Roslyn Layton, una studiosa in visita presso l’American Enterprise Institute che ha prestato servizio nella squadra di transizione del presidente Trump per la Fcc, a CnnMoney. Secondo Lewis, tuttavia, nuovi scenari potrebbero aprirsi dopo le elezioni di metà mandato che attendono gli Stati Uniti. Intanto, la lotta continua


Fonte: WIRED.it