ZTE è salva, ma dovrà sborsare un miliardo di dollari

ZTE è salva, ma dovrà sborsare un miliardo di dollari



Il Dipartimento del Commercio americano è pronto a ritrattare il Denial Order emesso ad aprile contro ZTE. Lo ha detto il Segretario Wilbur Ross in un’intervista alla CNBC, ufficializzando un nuovo accordo tra l’amministrazione degli Stati Uniti e l’azienda di Shenzhen. 

ZTE dovrà pagare una multa complessiva di un miliardo di dollari e un deposito di garanzia di 400 milioni, che potrà essere sequestrato in caso di future violazioni. 

L’accordo costringe inoltre ZTE ad azzerare il suo Consiglio di Amministrazione entro i prossimi 30 giorni e prevede l’installazione di un comitato esterno di ispettori selezionati dal Dipartimento del commercio. “Stiamo letteralmente impiantando un un dipartimento di controllo scelto da noi per monitorare l’azienda da qui in avanti”, ha spiegato Ross. «ZTE pagherà queste persone di tasca propria, ma faranno capo direttamente al Presidente del CdA». 

Il Segretario al commercio ha ribadito che quello con ZTE è uno degli accordi più stringenti mai sottoscritti dal suo Dipartimento. «Servirà da deterrente contro altri bad actors», ha aggiunto. Il Denial Order emesso ad aprile impediva al produttore di Shenzhen di acquistare beni e servizi da qualsiasi fornitore americano. Doveva servire a punire la compagnia per non aver ottemperato ad un precedente accordo seguito alla violazione dell’embargo contro Iran e Corea del Nord, ma la misura si è rivelata forse eccessiva. La produzione di ZTE dipende infatti per circa un quarto dagli import americani: il blocco delle forniture ha costretto l’azienda a sospendere tutte le operazioni, mentre all’orizzonte si concretizzava il rischio del fallimento. 

A sbloccare la situazione è stato un tweet del Presidente Trump, che ha “graziato” l’azienda. Secondo un report pubblicato da The Daily Beast il merito del cambio di rotta andrebbe ascritto al lobbista Bryan Lanza, ex-membro della campagna elettorale del Presidente, prontamente assunto dai cinesi per provare a risolvere l’impasse. 

La facilità con cui il Trump è stato influenzato su un caso così delicato per gli equilibri internazionali e le sue indebite ingerenze sul Dipartimento del commercio hanno suscitato forti critiche, non solo da parte degli oppositori politici dell’amministrazione in carica. A febbraio i capi di sei agenzie di intelligence, in un’udienza al senato, avevano esplicitamente invitato gli americani a non acquistare i prodotti di ZTE e dei concorrenti di Huawei, considerati un rischio per la sicurezza nazionale a causa della vicinanza tra le due aziende e il governo di Pechino. A inizio maggio, è stata la volta dei militari: da poco più di un mese i telefonini dei due produttori sono banditi da tutte le basi americane.