Amna Al Qubaisi, intervista alla prima pilota araba di Formula 4



Ha 18 anni, ama i motori ed è appena approdata alla Formula 4: noi l’abbiamo intervistata nel tempio della Formula 1, Monza

Bellezza mediorientale, sguardo dolce, modi sicuri e pacati, degni di un diplomatico e poco in linea con la sua età, intelligenza vivace e passione spudorata per il mondo dei motori. Si chiama Amna Al Qubaisi, ha 18 anni ed è l’astro nascente del volante, la prima donna araba nelle gare della Formula 4, la serie nata per dare la possibilità ai giovani piloti provenienti dai kart di mostrare quanto valgono. Amna corre con il Prema Theodore Racing team con il soprannome di “Flying Girl”, al suo fianco anche Kaspersky Lab.

Noi l’abbiamo incontrata domenica 3 giugno nei paddock dell’Autodromo di Monza, tra una sessione di gara e l’altra. La sua è una storia affascinante e particolare, quanto il mix di doti che la caratterizzano.

Come ci si sente a debuttare nel tempio della Formula1?  
Amo questa pista, è stupenda, le curve sono molto veloci, per me correre qui dove hanno gareggiato e trionfato le leggende dell’automobilismo è un sogno che si avvera. Non è soltanto la prima volta, è l’inizio di qualcosa di nuovo, spero di tornare qui.

Monza è un circuito impegnativo, bisogna riuscire a far correre la macchina, a questo s’aggiungono alcune frenate e staccate molto brusche. Io amo gareggiare in questo modo e non mi era mai capitata una pista con curve così veloci. L’esperienza mi è utile anche per abituarmi a questi ritmi, è una pista che ti “risucchia”, ci sono frazioni di secondo per prendere delle decisioni, anche rispetto a come guidano agli altri concorrenti, nel giro di poco puoi trovarti tra i primi o finire ultimo.

 Il mio circuito preferito in assoluto è Le Mans, ci sono stata più di una volta anche per seguire la 24 ore”.

Donna in un mondo tradizionalmente maschile come quello del motorsport…
Ad essere sincera quando sono in pista penso solo a guidare, mi metto il casco e parto, non m’importa se i miei concorrenti sono maschi o femmine. Nessuno in gara fa caso al genere. Nel mondo del kart invece era diverso, mi è capitato di essere buttata fuori dalla pista perché donna, è stata dura, con le auto è diverso, anche perché ci sono meno contatti, capita meno di essere spinti fuori pista o scontrarsi con gli altri piloti”.

Il tuo obiettivo per il futuro è la Formula 1?
Sì, sin da quando ho cominciato il mio sogno è stata la Formula 1 perché rappresenta il massimo in questo settore, sarebbe come raggiungere la vetta di una carriera. Vorrei arrivare a questo traguardo non tanto per essere il primo pilota degli di origine araba a farlo, ma in particolare come donna”. (Sono state cinque fino a ora le donne in Formula1, ndr)

Cosa pensi della Formula E?
L’ho seguita molto, a mio parere rappresenta il futuro, mi piace il fatto che abbiano realizzato dei circuiti nuovi e appositi in un contesto cittadino, la prima gara della prossima stagione 2018/2019 si svolgerà in Arabia Saudita e anche questo m’attira. Apprezzo che ci sia interazione con il pilota durante la corsa, i fan possono mandare tramite lo smartphone incitamenti a chi è al volante, come fossero dei like su Facebook, è una nuova frontiera, anche dal punto di vista dell’intrattenimento. Non mi dispiacerebbe partecipare alla formula E in futuro, rappresenta un cambiamento per il mondo delle corse”.

Cosa pensi dell’effetto disrupt della tecnologia nel settore automotive?
Credo che la seft driving car sia interessante, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni hi-tech che incorpora, può anche risolvere dei problemi di mobilità. Da pilota però la penso diversamente, la guida autonoma leva totalmente l’aspetto divertente della guida. Le soluzioni della connected car, però, sono molto comode e di facile applicazione, per esempio nel traffico l’auto è in grado di comunicare con le strutture e muoversi di conseguenza e da sola. È un’ottima soluzione se l’automobilista desidera lavorare durante gli spostamenti o svolgere altri compiti”.

 Le tue tre migliori caratteristiche come pilota?
Disciplina, umiltà e determinazione”.

Chi sono i tuoi idoli nel motorsport?
Ne ho uno solo: Ayrton Senna. Sono troppo giovane per averlo visto correre dal vivo o in tv, non appartiene alla mia epoca, ma era un vero campione, faccio delle scorpacciate delle registrazioni delle sue gare, è una leggenda, credo non sia paragonabile a nessun altro. Era un campione non solo al volante, ma anche perché sapeva entrare nel cuore delle persone, questo a mio parere è l’aspetto più importante”.

Quando hai iniziato a correre sui kart? Quando hai capito che questa poteva essere la tua vita ed il tuo lavoro?
Tanti piloti della mia età hanno cominciato con i kart a sei o sette anni, io a 14 che in linea teorica, per come succede di solito, è piuttosto tardi. Per me quindi tante cose di questo mondo sono nuove, le affronto per la prima volta, mentre altri hanno già fatto esperienze simili. Negli anni passati mi capitava spesso di gareggiare contro piloti che avevano fatto esperienze in serie superiori. Durante la mia seconda stagione nel kart, mi stavo migliorando molto, con tempi sempre migliori, credo che al quel punto sia cambiato qualcosa ho capito che potevo diventare un pilota. I miei genitori mi hanno incoraggiata e hanno continuato a dirmi che ce la potevo fare, mi hanno consentito la partecipazione alla Academy dove grazie ai consigli di guida dei professionisti e ad ottimi meccanici ho imparato tantissimo e ora mi ritrovo qui”.

Sei molto giovane, come riesci a bilanciare un lavoro così impegnativo con il tuo tempo libero e l’istruzione?
Non è facile, sono sempre il viaggio per lavoro, ho finito comunque la scuola, ora sono iscritta all’università. Al momento seguo un corso di francese, in questa fase è fattibile per me riuscire a combinare  studio e lavoro. In seguito, dopo aver appreso la lingua, voglio approfondire le mie conoscenze di meccanica e ingegneria proprio in Francia alla Sorbona, allora sarà più difficile gestire tutto”.

E riguardo alla Formula 4?
Ho iniziato con la Formula 4 quest’anno, Monza è stata la mia seconda gara. È un altro mondo rispetto ai kart, un altro livello di competizione, i freni funzionano in modo diverso, è più pericoloso, ma soprattutto in un attimo in gara puoi perdere tutto quello che avevi fatto di buono fino a quel momento, cosa che nei kart non succedeva. Il team è contento dei miei risultati attuali”.


Fonte: WIRED.it