Westworld 2, Les Écorchés è la puntata più cupa (per ora)



In quella che forse è stata la sua puntata più cupa della stagione Westworld ha finalmente svelato l’inganno che già conoscevamo, il grande piano della Delos, un puzzle del quale ormai avevano già tutti i pezzi, mancava solo la conferma finale.
Dunque sì, la compagnia vuole donare agli umani l’immortalità, ma per adesso non ha fatto molti passi avanti dopo gli insuccessi con James Delos, quindi l’unico modo per sopravvivere è scaricare la propria coscienza dentro la Culla, come ha fatto Ford, o creare “illusioni di persone” come Bernard, creato con i ricordi che Ford aveva del suo socio.
Ma tutto sommato questo lo sapevamo già, quello che adesso dobbiamo scoprire è dove sono diretti tutti, questa “Valley Beyond” che è diventato improvvisamente il punto in cui confluiranno gli intenti dei vari protagonisti, quelli che possono ancora camminare, almeno.

Sì perché Les Écorchés non è solo l’episodio in cui Ford torna definitivamente sul palcoscenico per dirigere l’orchestra dalla testa di Bernard, è anche quello in cui un paio di pedine rischiano seriamente di finire fuori dalla scacchiera, parliamo de l’uomo in nero, che alla fine è crollato sotto il peso del suo passato, che ha girato contro di lui anche il più fido degli alleati, e Maeve, che dopo aver cercato di uccidere la sua nemesi in una scena in cui sembrava una sorta di “regina dei dannati” che comanda le sue schiere si è ritrovata su una barella, in fin di vita, mentre si reiterava il destino di sua figlia.

Il primo verrà probabilmente soccorso dalla figlia (o lasciato là a morire proprio da lei) la seconda invece chissà, e se tornasse Akane a salvarla? Più probabile che arrivi Lee, potrebbe addirittura sacrificarsi per completare il suo processo di redenzione.

Nel frattempo, continua il parallelo fra le forze della Delos e l’esercito americano, reso ancora più palese dal waterboarding virtuale di Bernard.
Ma torniamo a Ford, che poi è il vero grande centro della puntata, una sorta di buco nero che modifica la gravità attorno a sé e attira tutti verso il suo centro, c’è lui e c’è sempre stato lui dietro tutto e il sospetto che stia ancora gestendo la rivolta di Dolores è forte. La sua è una figura sfaccettata e bellissima di demiurgo che da una parte vuole che il suo operato vada avanti da solo, dall’altro sente sempre il bisogno di gestire, curare i dettagli e non lasciarlo mai.

È il sarto che applica infinite correzioni e forse non vorrebbe che qualcuno indossasse mai il suo abito, perché lo sciuperebbe. Da una parte vuole che Bernard agisca da solo, dall’altro è pronto a prenderne il controllo per fargli fare ciò che ritiene giusto. Questo lo rende sì una figura bellissima, ma anche un padre padrone asfissiante con cui prima o poi Bernard dovrà fare i conti.
Perché tra le grandi domande che questa puntata ha lasciato in sospeso c’è anche “ma quindi nella linea temporale più lontana, quella degli androidi affogati, Bernard ha ancora dentro Ford oppure no?”. Riceviamo però al contempo una grande risposta: molto dei colloqui tra lui e Dolores che abbiamo visto andavano visti in una prospettiva ribaltata, non era lui che cercava di addestrare lei, ma lei che eseguiva una sorta di test di Turing sulla mente creata usando i ricordi di Arnold.

Bernard rappresenta una sorta di figlio imperfetto di entrambi i mondi: è costruito con i ricordi di un umano, ma non lo è, non è neppure interamente un androide programmato, perché si basa su una persona realmente esistita, è l’ago della bilancia tra una umanità che vuole vivere di backup e corpi perfetti e un esercito di androidi che invece vogliono la libertà, anche dalle copie di sé stessi (e diciamo pure che la distruzione della Culla è una scena abbastanza goffa). In particolare, il momento tra Dolores e Peter Abernathy è stato forse quello più umano e toccante di un personaggio che ormai è diventato una furia distruttrice, una forza di ribellione pronta a estrarre il cervello del proprio padre per prendersi una chiave di decrittazione del quale ben presto scopriremo l’uso. Dolores non è mai stata bambina, ma riutilizzare i dialoghi che faceva quando era “inconsapevole” è la cosa più vicina che ha a una memoria di un passato lontano, una nostalgia, e cosa c’è di più umano che farsi mordere dai ricordi del passato?

Les Écorchés era un episodio necessario per iniziare a incanalare la narrazione verso un punto fisso, ha risposto ad alcune domande, ma ovviamente ne ha create altre. È stato un episodio ricco di scene d’azione, forse uno dei più violenti, ma per fortuna siamo lontani dalle goffaggini dello scontro al forte dei Confederados (gli ambienti più stretti hanno giovato), anche se non so se i giubbetti con un feedback visivo luminoso siano una grande idea tattica. Senza dubbio, come dicevamo in apertura, uno degli episodi più cupi.

Da una parte è evidente che questo show voglia sempre rispettare il patto narrativo degli indizi che semina, d’altronde Ford stesso dice che scoprire le storie da soli è parte del divertimento, dall’altro è inevitabile che il dibattito generato dai suoi indizi sia anche un modo per disinnescare i suoi colpi di scena più importanti. Va anche detto che continuare a ciurlare nel manico del “cosa ci rende umani” e del libero arbitrio alla lunga diventa ripetitivo. Adesso non resta che scoprire cosa succederà quando le ultime due linee temporali si fonderanno.


Fonte: WIRED.it