I giganti della tecnologia lottano ancora per la net neutrality?

I giganti della tecnologia lottano ancora per la net neutrality?



La battaglia per ottenere nuovamente le norme a favore della Net Neutrality (la neutralità di internet), spazzate dalla Federal Communications Commission (Fcc) a guida repubblicana, è ancora in piedi. E se sembra meno partecipata dai giganti della tecnologia è solo perché, invece di dare “fiato alle trombe”, stanno agendo dietro le quinte.

Un investimento che fa meno clamore rispetto all’adesione al “Day of Action” dell’anno passato, accolta con favore da tweet e post di Google, Amazon, Facebook e altri. Sembra aver registrato una minor partecipazione dei big la nuova campagna lanciata all’inizio di maggio e intitolata “Red Alert“, che recita: “Il Senato ha votato per salvare la net neutrality: ora abbiamo bisogno che la Camera faccia altrettanto”.

Come analizza Wired USGoogle e Netflix hanno rilanciato con un tweet la campagna di Internet Association, mentre altri, come Facebook, hanno preferito rilasciare dichiarazioni a favore del ripristino delle regole dell’era Obama, senza indugiare nella pubblicazione di banner e spot di sorta.

“Facebook continua a supportare con forza le protezioni a garanzia della neutralità della rete che tutelano un internet aperto per tutti – ha detto la società, specificando che supporta lo sforzo del Congresso in tale direzione –. Siamo inoltre pronti a collaborare con qualsiasi responsabile delle politiche su un quadro che protegga l’open Internet”.

La situazione al momento vede i protagonisti dell’Olimpo tech collaborare alle battaglie di associazioni come Internet Association o il gruppo Incompas, che tra i suoi membri  raccoglie sia società di telecomunicazioni minori, sia titani come Facebook, Twitter, Netflix e Microsoft.

Sia Incompas sia la Internet Association sostengono che il voto di dicembre della Fcc abbia ampi margini di illegalità sui quali adesso si può far leva.

Ciò che però sostiene una fonte vicina alla causa è che i giganti stiano investendo ingenti risorse finanziarie nella battaglia legale supportata anche da 22 procuratori generali degli Stati Uniti, associazioni dei consumatori e aziende minori.

Per alcuni, non è comunque abbastanza: “Non stanno impiegando l’arsenale completo di tattiche che hanno a disposizione”, dice Matt Wood, del gruppo di pressione Free Press. Così come Etsy e Reddit si sono impegnati prima del voto al Senato, altrettanto avrebbero potuto fare gli altri, potendo raggiungere molte più persone da convincere a contattare i propri rappresentanti politici.

Se il Senato ha potuto contare su un’ottima rappresentanza democratica e l’appoggio di tre senatori repubblicani, alla Camera quelli da convincere saranno venti. E anche ammesso di riuscirci, sarà poi la volta del presidente.

Se l’agire nell’ombra sia una fine strategia politica o un minore interesse in un momento di attenzione globale su altri fronti – vedi il rispetto della privacy e la vendita dei dati degli utenti – è una risposta che darà il tempo. Intanto, dice Wood: “Ci piacerebbe avere il loro aiuto, ma non abbiamo bisogno di loro per vincere”. Speriamo.


Fonte: WIRED.it