Trump, tagli alla ricerca nel 2019. Ma non tutto è perduto



(Foto: Win McNamee/Getty Inmages)

Presentando il bilancio per il 2019, ancora una volta Donald Trump chiede al Congresso di approvare i tagli che porteranno all’eliminazione di diversi programmi di ricerca federali, tra cui studi sulle energie rinnovabili, sulle scienze ambientali e sul clima. Anche i piani della Nasa potrebbero subire modifiche, con l’inabissamento dei progetti di nuovi satelliti per lo studio della Terra e, soprattutto, del Wide Field Infrared Space Telescope (Wfirst), il grande osservatorio orbitante per lo studio dell’energia oscura e degli esopianeti. Un documento supplementare allegato al bilancio, però, revoca parzialmente le direttive del piano originale.

Di primo acchito, il bilancio per il 2019 si presenta come un bagno di sangue per la scienza: taglio del 21% alla ricerca di base, del 27% al National Institutes of Health (Nih), un taglio del 29% alla National Science Foundation (Nsf) e del 22% al Dipartimento di Scienze del Dipartimento di Energia (Doe). Eppure il documento supplementare aggiunto all’ultimo minuto – dopo l’accordo con il Congresso della scorsa settimana che consentirebbe ai legislatori di usufruire di 150 miliardi di dollari in più nel 2018 e altrettanti nel 2019 – potrebbe eludere parte dei tagli.

Per esempio il budget di Nih, Nsf e Doe dovrebbe rimanere quasi invariato rispetto a quello del 2017: 34,8 miliardi di dollari per Nih, 7,5 miliardi per Nsf e 5,4 miliardi per i programmi scientifici del Doe.

Ma non tutte le agenzie e i progetti di ricerca beneficeranno di questo apparente cambio di programma.

Rimane inalterata la richiesta di eliminazione dell’Advanced Research Projects Agency-Energy del Doe, di programmi di ricerca per la protezione ambientale della Environmental Protection Agency, di quelli del National Oceanic and Atmospheric Administration e dello Us Geological Survey.

Nemmeno la Nasa viene risparmiata. Il bilancio chiede l’annullamento di 5 missioni per le scienze della terra, tra cui il Plankton, Aerosol, Cloud, Ocean Ecosystem, satellite che avrebbe dovuto essere lanciato nel 2022 per monitorare la salute degli oceani e dell’atmosfera terrestre. Duro – e inaspettato – colpo al programma del Wide Field Infrared Survey Telescope (Wfirst), l’osservatorio orbitante progettato per studiare la natura dell’energia oscura e gli esopianeti, di cui viene chiesta l’eliminazione per i costi eccessivi. La missione era stata definita nel 2010 il più grande obiettivo scientifico dei successivi 10 anni in campo dell’astrofisica e rinunciarvi, twitta l’astrofisico dell’Università di Princeton David Spergel, significherebbe per gli Usa “abbandonare la propria leadership nel campo dell’astronomia spaziale”. I fondi destinati a Wfirst dovrebbero invece essere utilizzati per sovvenzionare progetti minori. Nulla però sembra essere deciso e la Nasa sta provvedendo a riprogettare la missione Wfirst per abbassarne i costi (dai 3,9 miliardi di dollari ora previsti a 3,2 miliardi di dollari).

Via anche i fondi pubblici per il mantenimento della Stazione spaziale internazionale nel 2025, pertanto i finanziamenti di questi anni dovrebbero servire a implementare le partnership della Nasa con le aziende private come Boeing e SpaceX per il traffico spaziale nella bassa orbita terrestre.

Per i fan delle esplorazioni spaziali c’è una consolazione. La proposta di bilancio della Casa Bianca mira a incrementare il budget per le scienze planetarie della Nasa del 22%, fino a 2.235 miliardi di dollari: confermato, dunque, il sostegno a missioni per Marte, Luna e Europa, la luna ghiacciata di Giove.


Fonte: WIRED.it